Un israeliano al centro del traffico di organi in Kosovo

Imemc. Dei cittadini israeliani benestanti erano gli acquirenti principali del traffico di organi recentemente scoperto all'interno della “rete kosovara”: lo rivela un'indagine del giornale britannico Guardian.

Ad essere coinvolti nella “rete” sono anche l'esercito di liberazione del Kosovo e il primo ministro Hashim Thaci. L'assemblea parlamentare del Consiglio di Europa ha lanciato un'inchiesta, e i deputati hanno affermato che i risultati per ora dimostrano che il governo del Kosovo “ha favorito un approccio politico pragmatico, considerando di dover promuovere una situazione di stabilità di breve termine a qualunque costo, e sacrificando così degli importanti princìpi di giustizia”.

Il cittadino israeliano Moshe Harel era noto come il “fissatore”, ovvero come colui che procacciava ai donatori persone disposte a pagare grosse cifre per un trapianto.

Il traffico di organi è illegale per la legge internazionale, e i membri della rete kosovara sono attualmente ricercati da Interpol, l'agenzia investigativa internazionale. Fra di loro vi sono il già citato Harel e il dott. Yusuf Ercin Sonmez, che si sostiene eseguisse le operazioni in una clinica privata fuori da Priština, capitale del Kosovo; entrambi sono attualmente latitanti, dopo essere scampati all'arresto nello stato balcanico.

Non è la prima volta che dei cittadini israeliani sono coinvolti in un caso di traffico di organi internazionale. L'anno scorso, durante una massiccia operazione sotto copertura condotta dall'Fbi nel New Jersey, Levy Izhak Rosenbaum fu arrestato insieme ad altri quarantaquattro complici e accusato di compravendita di parti del corpo, con la mediazione di alcuni dottori anch'essi israeliani. Secondo il New Jersey Ledger, “nel 2008, durante un incontro con l'agente infiltrato, Rosenbaum dichiarò di avere un complice che lavorava per una compagnia di assicurazioni di Brooklyn, a New York, che riusciva a sottrarre i campioni di sangue, conservarli nel ghiaccio secco e mandarli in Israele, dove venivano esaminati per controllare se erano compatibili con il donatore. Così è stato riferito dalle autorità”.

Non si sa ancora se esista alcun collegamento fra Rosenbaum e la rete kosovara attualmente sotto inchiesta.

Foto da Acne-medication

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