Un lettore ci scrive: mentre la sinistra sostiene Israele, sono alcuni pacifisti israeliani a sostenere i palestinesi.

Riceviamo questa lettera da un nostro lettore e pubblichiamo.

A proposito del conflitto israelo-palestinese, le immagini televisive di qualche giorno fa, in cui un militare israeliano sparava, a sangue freddo, una pallottola di gomma ma ugualmente dolorosa, nella gamba di un giovane palestinese ammanettato e bendato che manifestava a Niilin contro la costruzione del Muro, mi ricordano l’immagine di quei soldati che diversi anni fa spezzavano, con una pietra, il braccio ad un altro palestinese. E’ tortura.
La tortura, legale in Israele, gli omicidi extragiudiziali, l’uccisione di civili, la demolizione delle case dei resistenti od attentatori, lo sradicamento degli ulivi e la distruzione delle colture, la privazione dell’acqua, del cibo e delle fonti energetiche alle popolazioni, l’uccisione dei medici e degli infermieri delle ambulanze e l’impedimento delle cure ai malati, l’assedio ed il coprifuoco per giorni ed addirittura settimane di città come Jenin, Nablus, Ramallah, l’uso di scudi umani palestinesi durante le incursioni, attuati dalle IDF da anni, sono considerati crimini di guerra e crimini contro l’umanità da associazioni internazionali come Amnesty International e HRW, da giuristi internazionali come Francis A.Boyle dell’Università dell’Illinois, ed anche da organizzazioni ebraiche come Yesh Gvul e Bet’selem che riconoscono nella violenza dell’occupazione la causa principale del terrorismo palestinese. Ha ragione il poeta Mahmud Darwish quando scrive che la pace ha due figli legittimi, la libertà e la giustizia, mentre la violenza ha un solo padre, l’occupazione. Allora si possono capire le parole di Abou Shanab, docente d’ingegneria all’Università islamica di Gaza ucciso nel 2003 con una raffica da un elicottero, al reporter Phil Rees: " Di fronte alle bombe lanciate dai carri armati, ai bombardamenti degli F16, ai missili degli elicotteri Apache dell’esercito di occupazione, cosa possiamo fare se non mandare i nostri figli a farsi ammazzare in Israele?".
Gli ultimi tre attentati, nella scuola rabbinica e quelli con i bulldozer, attuati da tre giovani arabo-israeliani, apparentementi isolati, che uccidono e feriscono civili rinunciando alla vita, uccisi da civili armati, due assai giovani, indicano, a mio parere, l’esasperazione e la perdita di speranza in un futuro migliore determinate da un’occupazione brutale che dura da 40 anni privando i palestinesi dei diritti umani, ed il degrado della società israeliana che tende a vedere nel diverso, nell’arabo, un possibile nemico ed addestra i giovani militari alla tortura ed alla morte.
All’occupazione ed al terrorismo israeliano di Stato, che unitamente alla politica coloniale ed egemonica nell’area medio-orientale, costituiscono il vero pericolo per l’esistenza d’Israele e per la pace mondiale, come dimostra l’avvicinarsi veloce di una nuova guerra preventiva contro l’Iran, il popolo palestinese reagisce nell’unico modo possibile contro una potenza soverchiante per chi non ha carri armati, F16 ed Apache, cioè con la resistenza e gli attentati. E’ la cosidetta guerra asimmetrica, destinata a durare ancora anni perché le potenze occidentali, con la stragrande maggioranza delle forze politiche di sinistra, hanno fatto propria le tesi israeliana e statunitense secondo cui il terrorismo islamico nasce per l’odio nei confronti della cultura e della democrazia occidentali e poiché con i terroristi non si tratta, vanno eliminati.
Con Hamas, posto nella lista dei terroristi da Frattini nel 2003 su indicazione statunitense, nonostante abbia vinto democraticamente le elezioni, non si tratta, né si tratterà in futuro secondo il ministro degli Esteri, Tzipi Livni. Israele da occupante ed aggressore diventa vittima del terrorismo e la sua sicurezza sarebbe posta in pericolo dai razzi Kassam
I governi israeliani detengono il potere di fare la pace, ma non la vogliono.
Oggi, a parte poche e deboli forze politiche e sociali europee ed italiane, paradossalmente sono alcune associazioni ebraiche come Yesh Gvul, Bet’selem, Ejjp ed intellettuali come M.Warschawski, Yithzak Laor, Aharon Shabtai, Ilan Pappè e tanti altri, quelli che offrono maggior solidarietà al popolo palestinese e chiedono quella che, nelle condizioni attuali, è l’unica via per una pace giusta : l’intervento dell’Europa, dei cittadini europei, per fermare Israele, che dell’Europa ha bisogno.
Cordiali saluti
                                                                                                      ireobono@gmail.com     

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