Un tragico errore di comunicazione? O una trappola abilmente architettata?

Inserzione a pagamento dell’UCOII
Un tragico errore di comunicazione? O una trappola abilmente architettata?

di Giovanni Sarubbi

Abbiamo bisogno di dialogo, oggi più di ieri e meno di domani.

Quando abbiamo letto la pagina a pagamento che l’UCOII ha fatto pubblicare il 19 agosto scorso su alcuni quotidiani nazionali, abbiamo pensato subito ad un tragico errore di comunicazione.
Diciamo tragico perché in gioco ci sono le vite di milioni di persone che oggi vivono in Medio Oriente sotto l’incubo della guerra. E quando gli amanti della pace sbagliano a pagarne le conseguenze sono le popolazioni inermi. C’è quindi la necessità urgente che si avvii una politica di pace, per salvare vite umane ed impedire nuovi e più orrendi massacri.
Nel documento dell’UCOII due frasi, all’inizio e alla fine del testo, distruggono completamente tutto il messaggio che, nelle intenzioni dichiarate dall’UCOII, voleva essere una denuncia dei silenzi e delle bugie della stampa nazionale e internazionale su ciò che effettivamente sta accadendo in Medio Oriente, a cominciare dall’uso di nuove e più terribili armi di distruzione di massa. Le frasi incriminate sono “IERI STRAGI NAZISTE, OGGI STRAGI ISRAELIANE” e “MARZABOTTO = GAZA = FOSSE ARDEATINE = LIBANO”. Frasi inutili e dannose proprio per la causa dello stesso popolo palestinese.
Chiediamoci: a cosa serve oggi e a chi serve sostenere l’uguaglianza fra Stato di Israele e Nazismo? E qual’era lo scopo del comunicato, quello di fare un’analisi storica di due entità politiche, nazismo e sionismo, che certo si sono anche incrociate nella loro storia, oppure quello di indicare una via di soluzione per il presente del Medio Oriente? Quale reazione, di fronte a tale affermazione, ci si sarebbe potuto aspettare dalla Comunità ebraica italiana o da quella internazionale? E’ compito di una organizzazione religiosa, come l’UCOII, dare giudizi storici oppure questi vanno lasciati agli storici e alle future generazioni?
Leggendo il testo si capisce chiaramente che l’UCOII, o chi per l’UCOII ha scritto quel comunicato, non si è posto nessuna delle domande prima esposte. A voler pensare male quelle frasi sembrano essere state scritte apposta per deviare l’attenzione dal problema principale che è quello della fine della guerra in Medio Oriente e nel mondo. Quelle frasi nascondono non una volontà di pace ma una volontà di guerra perché, obbiettivamente, intorbidano le acque e deviano l’attenzione dal fatto principale che oggi è in discussione, cioè la fine della guerra in Medio Oriente e di tutte le guerre attualmente in corso.
E per far finire la guerra in Medio Oriente, in particolare, è necessario che i popoli della regione, tutti i popoli che oggi vivono in quella regione, si incontrino, si parlino, scoprano l’appartenenza alla comune umanità, scoprano gli inganni a cui ogni popolo è stato soggetto per sostenere i propri rispettivi governi in una politica di guerra. E’ indubbio che alla base di tutte le guerre ci sono le bugie che di continuo bisogna rinnovare facendole passare per verità. La guerra terminerà, e lo scriviamo da tempo, quando ci sarà chi saprà parlare un linguaggio comune a tutti i popoli della regione, quando ci sarà un leader o una organizzazione che riesca a mettere insieme tutti i popoli della regione, coloro che li vivono da millenni (palestinesi, siriani, iraniani ecc.) o coloro (gli ebrei) che li sono andati, probabilmente ingannati, sperando di mettere fine alle persecuzioni subite in giro per il mondo.
E’ indubbio che oggi ci sia una identificazione quasi meccanica fra gli ebrei che vivono sparsi in giro per il mondo e lo Stato di Israele. L’ebreo romano si sente a tutti gli effetti un membro dello Stato di Israele. E’ questa una cosa che magari si può considerare bizzarra (è come se tutti i cattolici del mondo si sentissero anche italiani sol perché il Papa vive a Roma) ma questa è purtroppo la realtà di cui bisogna tenere conto. E’ una realtà figlia delle persecuzioni a cui gli ebrei sono stati sottoposti nel corso degli ultimi due millenni e di cui la Shoah è solo l’ultimo capitolo di una lunghissima serie di stragi che sono stati perpetrati nei confronti degli ebrei esclusivamente dai cristiani. E’ indubbio, infatti, che l’antisemitismo sia figlio diretto del cristianesimo (basti leggere a tale proposito il testo di Hans Kunk Ebraismo o “I volenterosi Carnefici di Hitler”, dello storico americano Goldhagen D.J., per rendersene conto) e ha sicuramente ragione chi dice che mai l’Islam ha perseguitato gli ebrei che anzi, nei tempi delle persecuzioni, hanno trovato spesso rifugio proprio negli stati islamici. Altrettanto indubbia è la rimozione dalla coscienza collettiva dell’occidente, ed in particolare di quello europeo, delle responsabilità dei cristiani nell’antisemitismo, come dimostrano le reazioni alla confessione di essere stato membro delle SS da parte dello scrittore tedesco Gunter Grass, che ci ha messo 61 anni per fare questa confessione. Altri suoi coetanei, e Grass ha fatto il nome illustre di Joseph Ratzinger, non hanno ancora oggi avuto lo stesso coraggio.
C’è quindi un patrimonio di amicizia costante nei secoli fra Islam ed Ebrei da poter spendere positivamente nei rapporti con la comunità ebraica e non capiamo perché l’UCOII non ne abbia tenuto conto e si sia invece lasciata ingannare dalle dottrine che negano che la Shoha sia mai avvenuta, oggi purtroppo molto di moda, che stanno dietro alle frasi incriminate del suo documento e che non hanno nulla a che vedere con la storia dei musulmani nel mondo. Chi sicuramente non può essere antisemita sono proprio gli arabi che indubitabilmente sono semiti.
Ebrei, musulmani e cristiani non hanno alcuna ragione per combattersi a motivo delle rispettive fedi o tradizioni o credenze che dir si voglia: se ciò è accaduto e ancora accade, questo dipende dal fatto che sulle rispettive fedi si sono innestati interessi economici-politici-militari che con l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam non hanno nulla a che vedere. E quando ciò accade le religioni si comportano per quello che sono sempre state: carburante per le guerre, strumenti di diffusione di odio invece che di amore.
Allora le equazioni “nazismo=sionismo” o “nazismo=stato d’israele”, non servono alla causa della pace ma a quella della guerra, alla prosecuzione dello scontro perché tendono a dipingere l’altro come un mostro. E’ incredibile, e lo diciamo perchè siamo sinceramente amici dei musulmani, che l’UCOII sia caduta nella stessa mostruosità propagandata dal presidente Bush quando ha parlato di “fascismo islamico”.
Chi vuole la pace non può usare questi argomenti. Chi vuole la pace non deve mai dimenticare che ad ogni incitamento verbale all’odio corrispondono nuove guerre e che ogni nuova guerra produce profitti per le industrie degli armamenti, che non si pongono alcun tipo di problema etico o morale nel vendere armi agli uni o agli altri contendenti. Più guerre ci sono più profitti ci sono per le industrie belliche e più disastri per l’intera umanità, come sanno bene i pacifisti di tutto il mondo.
Infine una considerazione ci sembra doverosa sullo stato della informazione italiana. Il fatto che l’UCOII sia stata costretta, per far passare le sue opinioni o le sue notizie, condivisibili o meno che siano, a dover far uso dell’inserzione a pagamento, la dice lunga sullo stato “comatoso” della libertà di stampa oggi esistente nel nostro paese. Che l’UCOII abbia poi sbagliato nel realizzare il suo comunicato è certo solo sua responsabilità, ma di quell’errore è anche complice o corresponsabile la stampa italiana che, sui temi dell’Islam e della guerra, usa linguaggi e toni che non hanno nulla a che fare con i compiti propri del giornalismo, che sono innanzitutto quelli di rappresentare la realtà per quello che essa è e non per quello che i proprietari dei mezzi di comunicazione o di chi li paga ritengono che sia.
E dopo aver letto le dichiarazioni che Hamza Piccardo, portavoce nazionale dell’UCOII, ha rilasciato al quotidiano La Stampa di oggi 21 agosto 2006, c’è da pensare che l’UCOII sia stato tirato dentro ad una bella trappola mediatica, se è vero che quel messaggio doveva essere pubblicato oltre venti giorni fa. Qualcuno ha avuto il tempo di leggere e gestire la pubblicazione di quel comunicato secondo la propria convenienza, usandolo come boomerang contro l’UCOII. Anche di questo bisogna indubbiamente tener conto quando ci si rapporta con mezzi di comunicazione in gran parte asserviti alla logica della guerra e dello scontro fra le religioni e le culture.
Non si può essere superficiali nei rapporti con la pubblica opinione e bisogna dubitare di scorciatoie e slogan propagandistici che deviano l’attenzione di una opinione pubblica fin troppo frastornata e confusa. Ci auguriamo, e se lo augurano tutti i democratici e gli amanti della pace, che l’UCOII sappia e voglia recuperare l’errore commesso con l’umiltà e l’onestà intellettuale che l’hanno fin qui guidata e che, ne siamo convinti, continueranno a guidarla. In questo senso non ci associamo al coro antiislamico che in queste ore si è levato contro l’UCOII e riteniamo utile la posizione espressa dal sottosegretario Marco Minniti che su La Stampa, ha chiesto all’UCOII “un ravvedimento operoso”. L’esclusione dell’UCOII dalla consulta islamica, chiesta a gran voce dalla destra, sarebbe, questo si, un regalo bello e buono al partito dello scontro e della guerra e chi sostiene questa posizione di quel partito fa parte.
Abbiamo bisogno di dialogo. Parafrasando un vecchio slogan, abbiamo bisogno di dialogo oggi più di ieri e meno di domani, per riuscire tutt’insieme a sconfiggere i nemici di una pacifica convivenza fra uomini e donne di culture e religioni diverse. Per questo siamo impegnati e continueremo ad esserlo.

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