Una chiamata potrebbe distruggere la tua casa: la strategia del terrore israeliana.

Dal nostro corrispondente.
Abitava nel quartiere di Shaja’iyah, a est di Gaza, e non conosceva il destino della sua casa e della sua famiglia, che vi abitava da tanti anni.

Non sapeva che mezz’ora dopo quella telefonata, la sua casa sarebbe stata ridotta in macerie. Che ne sarebbe rimasto solo il ricordo. 
Racconta Abu Al-Abed che all’improvviso è arrivata una chiamata privata da un’israeliana che parlava in arabo: "Esci da casa subito, perché sarà bombardata. Sono un sergente dei servizi israeliani. Esci entro mezz’ora".
Alle 12.15 ha avvisato i suoi vicini invitandoli a lasciare le abitazioni perché da lì a poco ci sarebbe stato un attacco degli F16.

La stessa cosa è successa a Muhammad Sheikh Deeb che abitava nel quartiere An-Nasser, nel nord-ovest di Gaza: è stato avvisato del bombardamento della sua casa. Racconta Deeb: "Squilla il campanello: era un sergente israeliano che sfotteva. Diceva: ‘libera la casa e porta via i tuoi figli, le donne e tuoi oggetti, perché sarà bombardata fra due ore’".

 

Nuova politica

Consiste nel fatto che l’occupazione israeliana prende di mira i deposti di armi anche all’interno delle case abitate avvisandone gli inquilini una mezz’ora prima.
Il comitato superiore per le forze nazionali e islamiche ha invitato i cittadini a non ascoltare queste richieste e a contrastare questa nuova aggressione, la cui pericolosità è stata condannata dalle Nazioni Unite, dalle organizzazioni internazionali e dalla Croce Rosse.
La provocazione

Secondo i cittadini questo metodo è portato avanti dagli israeliani come nuovo sistema per distruggere il morale della popolazione palestinese.
Bassam Issa, giovane abitante del quartiere Ash-Shaja’iyah e studente all’università islamica, spiega tuttavia che questa stategia non piega la resistenza dei combattenti e non blocca la lotta contro l’occupazione israeliana. Sottolinea che si tratta di un mezzo per spaventare la gente che abita vicino ai depositi di armi, come quello di lanciare volantini che invitano i palestinesi a non aiutare i combattenti.

 

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