‘Un’aggressione al diritto internazionale’.

Aftonbladet, 08.006.2010

UN’AGGRESSIONE AL DIRITTO INTERNAZIONALE

Mattias Gardell dopo il massacro a bordo del Mavi Marmara. Facciamo venire a galla la verità.

Israele ha violato ancora una volta il Diritto internazionale. Questa volta attraverso la pirateria sanzionata dallo stato: molto al di fuori dei confini del paese i militari israeliani hanno attaccato un convoglio umanitario che trasportava materiale di costruzione, impianti di desalinizzazione, generatori e materiale medico alla popolazione di Gaza rinchiusa nella striscia.

Israel sapeva benissimo in cosa consisteva il carico e chi era a bordo. Ship to Gaza, alla pari degli altri partners della coalizione Freedom Flotilla, aveva seguito le norme burocratiche che regolano il traffico internazionale delle navi. Il carico era stato ispezionato dalle autorità doganali e tutti i passeggeri a bordo erano stati regolarmente registrati. Al momento di salire a bordo sono stati controllati i passaporti ed il bagaglio. Come avviene per un viaggio aereo all’estero, i viaggiatori hanno traversato metall detectors e hanno dovuto consegnare eventuali forbici da unghie e altri oggetti proibiti.

Io mi ero sempre immaginato a bordo della Sofia, la nave da carico che Ship to Gaza Svezia aveva comprato insieme con la nostra organizzazione sorella greca, ma mi è stato chiesto, insieme con la studiosa di Storia delle Idee Edda Manga di essere il nostro rappresentante a bordo della nave turca Mavi Marmara. E’ stato su quella nave che i soldati di elite israeliani hanno assassinato nove passeggeri e abbattuto giornalisti che documentavano l’attacco. E’ anche intorno a questa nave che si è centrato in gran parte il dibattito che è seguito. Che è successo in realtà sul Mavi Marmara?

A bordo c’erano 478 passeggeri provenienti da 32 paesi, Isra ele compreso. La varietà saltava agli occhi. C’erano ebrei, cristiani, mussulmani e atei,socialisti, liberali e conservatori; parlamentari, attori, musicisti e diplomatici riuniti in una coalizione arcobaleno di cittadini del mondo che avevano preso sul serio l’idea dei diritti umani e volevano contribuire a far cessare l’embargo che ha impedito ai cittadini di Gaza di ricostruire la loro società distrutta dalla guerra.

Di per sé tutto questo non ha nulla di   radicale. Le Nazioni Unite, l’Unione europea e una lunga serie di stati democratici, tra i quali la Svezia, sono della stessa opinione e la Freedom Flotilla ha ottenuto di conseguenza l’appoggio della UNWRA, di Amnesty, Diakonia e altre organizzazioni per i diritti umani. Altrettanto mainstream era l’atmosfera a bordo. L’organizzazione di solidarietà turca IHH aveva sottolineato con enfasi la piattaforma politica sulla quale si erano accordati i partners della coalizione: l’azione era umanitaria e non appoggiava né Hamas né Fatah bensí il diritto di ogni singolo individuo ad una vita decente in libertà.

Nei media svedesi è circolata la voce, non empiricamente fondata, che IHH è un’organizzazione islamistica terroristica. Perché allora sia consentito alla IHH di operare in Turchia – dove le organizzazioni islamistiche sono vietate- o perché sia accettata come partner dall’ONU o da Amnesty, non viene chiarito.

In realtà c’è un solo paese al mondo che ha messo fuori legge IHH  -Israele- con una decisione contro la quale è stato presentato ricorso in tribunali internazionali. IHH svolge attività di aiuto in 143 paesi, la maggioranza dei quali non sono musulmani.

E´stata la prima organizzazione di solidarietà ad essere sul posto a Haiti dopo il terremoto e ha aiutato New Orleans dopo l’uragano Katarina. Se si vuol capire che cos’è IHH, la si può vedere come il corrispondente musulmano di Diakonia: persone che credono che esiste un Dio buono e giusto che vuole che ci preoccupiamo del nostro prossimo. Per chi non è religioso la compagnia di persone cosí buone può a volte essere un po’ faticosa, ma non è più pericoloso di cosí. Benché siano musulmani.

Il pericolo non veniva neppure dal Mavi Marmara. Il pericolo veniva da fuori. Con la protezione del buio della notte la nave è stata circondata da quattordici navi da guerra – corvette, cannoniere, navi di pattuglia, navi di attacco silenziose, un sottomarino, aerei telecomandati e quattro elicotteri Black Hawk. Era una sensazione di irrealtà. Personalmente avevo solo esperienze cinematografiche di battaglie navali  e a lungo ho voluto credere che i militari erano lí solo per spaventarci e farci tornare indietro. Sapevano bene che non c’erano armi a bordo.

 

Altri non erano altrettanto convinti di me che la volontà di Israele fosse di evitare perdite civili. La marina di guerra ci aveva seguiti a distanza per molte ore, il che aveva dato il tempo di preparare una difesa. Se il peggio dovesse succedere. I giornalisti avevano indossato giubbotti antiproiettili, si tirarono fuori le giacche di salvataggio e la gente cominciò a riunire quello che trovava: estintori, tubi dell’acqua, i pali delle bandiere, i coltelli della cucina, cacciaviti e un piede di porco dalla stanza degli attrezzi.

Pensare di difendersi da uno degli eserciti meglio equipaggiati ed allenati del mondo con simili armi può apparire temerario ma non si disponeva di nient’altro.

Alle quattro e dieci ebbe inizio l’attacco. Dalle navi più veloci sparavano alla coperta con bombe a gas, bombe sonore e bombe splitter. Nel caos che si creò i sommozzatori d’attacco cercarono di abbordare la nave ma furono sciacquati via dai getti d’acqua dei tubi dell’acqua. Dopo ripetuti insuccessi venne l’attacco seguente dall’aria. Protetti da intense scariche di spari i soldati  di elite vennero calati da un elicottero. Prima che il primo soldato mettesse piede a terra, cadde il primo difensore per uno sparo alla testa.

Dopo seguirono le scene che la Difesa israeliana ha mostrato al mondo. Soldati di elite armati con maschere sul volto contro giovani con giubbotti di salvataggio e bastoni. Tre soldati vengono messi a terra e disarmati, Alle pistole e alle armi automatiche vengono tolte le cartucce e poi sono buttate in mare. Se fosse stato un film con Bruce Willis avrebbe rivolto l’arma contro gli aggressori, fatto un giro rapido sul pavimento e sparato contro l’elicottero che sarebbe caduto in mare tra le esclamazioni di gioia degli spettatori.

Questa però era realtà. Nessun aggressore mascherato è stato ucciso ed il presidente della IHH Bulent Yildirim è intervenuto personalmente per impedire il maltrattamento di un soldato. Questo non lo possiamo vedere in TV dato che le immagini non sono state rese pubbliche. Neanche possiamo vedere il massacro che è seguito. La nave era piena di  telecamere di sorveglianza e a bordo c’erano oltre 60 giornalisti. I giornalisti erano l’evidente bersaglio dell’eccesso di violenza per gli stessi motivi per cui il Mavi Marmara è stata la prima nave ad essere assalita: era strategicamente importante tagliare la comunicazione con il resto del mondo e prendere il controllo dell’informazione in modo che nessun racconto, se non quello del superpotere, raggiungessero il mondo.

Per questo spararono anche ai fotografi, per esempio a Furkan Dogan, un diciannovenne cittadino americano che studiava scienze sociali in Turchia. Stava fotografando quando gli spararono da dietro, una pallottola nella schiena e una nella nuca. Quando cadde rotolando per terra gli spararono di nuovo. In faccia. Complessivamente vennero uccise nove persone quella notte. La maggioranza giovani, ma non tutti. Cetin Topcuoglu aveva 54 anni ed era l’allenatore della nazionale turca di taekwondo. Gli hanno sparato da vicino ed è morto nelle braccia di sua moglie.

L’esercito israeliano sostiene che i loro soldati hanno sparato in autodifesa. Perché abbiano sparato alla gente alle spalle resta da chiarire, cosí anche perché l’autodifesa sia un diritto che spetta ai soldati israeliani armati ma non agli aggrediti  Se si fosse trattato di un intervento poliziesco contro sospetti criminali era una cosa. Ma Israele non è la polizia dei mari del mondo e non ha nessuna giurisdizione su acque internazionali. Naturalmente Israele sostiene che si potevano applicare le leggi di guerra all’incontro con un convoglio umanitario ma non è un argomento che potrebbe reggere in un tribunale.

Secondo il diritto internazionale nessuno stato ha diritto di richiamarsi allo stato di guerra se non è stato esposto ad attacco armato. Il carico più tecnicamente avanzato che era a bordo della Freedom Flotilla erano le cinquanta sedie a rotelle con motore elettrico. Intende dire Israele che si temeva un assalto di sedie a rotelle? In violazione del diritto internazionale Israele ha allargato la zona di sicurezza estendendola fino a 68 miglia dalla costa di Gaza. L’assalto comunque è avvenuto al di fuori, non all’interno, di questa linea. E’ iniziato a 105 miglia marine ed è terminato a 78 miglia marine dalla costa.

Anche se l’attacco fosse avvenuto nelle acque territoriali israeliane l’uso della violenza esercitato da un esercito deve essere in proporzione alla minaccia militare esistente e deve comprendere la protezione dei civili. Qui non c’era nessuna minaccia militare ed i soli ad essere attaccati erano civili. Come lettore comunque non devi credere ciecamente né a me né alla difesa israeliana. Esigi invece che venga fatta un'inchiesta indipendente che esamini tutti i film e le foto che sono state sequestrate  e tutte le testimonianze di coloro che sono sopravvissuti al massacro. Fai venire a galla la verità.

Mattias Gardell

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