‘Uno di noi’, Damasco ricorda Stefano Chiarini.

Da www.ilmanifesto.it del 4 marzo

Rifugiati e intellettuali
«Uno di noi», Damasco ricorda Stefano Chiarini
Intellettuali siriani e palestinesi, decine di scrittori, giornalisti e poeti, si sono riuniti mercoledì sera a Damasco – nella sede del centro studi Al-Gad – per ricordare Stefano Chiarini, in nostro compagno scomparso un mese fa. Dopo un minuto di silenzio, Kassem Al-Aina, amico fraterno del giornalista del manifesto, ha preso la parola a nome del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila: «Stefano non potrà essere sostituito – ha dichiarato Al-Aina – perché fin da giovane aveva combattuto per i diritti degli oppressi, ovunque, in particolare per i popoli arabi, iracheni e palestinesi anzitutto. Fu merito di Stefano l’aver riportato al centro della memoria collettiva il massacro di Sabra e Chatila, che era stato largamente rimosso dal discorso pubblico».
«Ci incontrammo grazie alla Campagna per l’incriminazione di Ariel Sharon – ha ricordato Al-Aina -, alla quale partecipò assieme a Tallal Salman, direttore del quotidiano Assafir, che appoggiò dall’inizio la sfida del Comitato di trasformare la fossa comune dove sono seppellite le 3.000 vittime della strage in un luogo della memoria». A partire dal 2000 infatti, Stefano portò in quel posto di Beirut (ogni metà settembre, in occasione dell’anniversario del massacro) una delegazione di parlamentari, amministratori locali, organizzazioni non governative e i più vari simpatizzanti della causa palestinese. Ciò è stato possibile perché Stefano aveva una capacità straordinaria di riunire assieme gente di differente estrazione, di unirle per una causa comune: difendere il diritto dei rifugiati palestinesi a vivere dignitosamente e tornare nella loro patria.
Adnan Abdul Rahim, educatore palestinese del campo profughi di Yarmouk, ha accompagnato spesso Stefano durante le sue visite a Damasco, ha evidenziato soprattutto le sue qualità umane, l’amore di Stefano per la cultura e il modo di vita degli arabi. Lo scrittore siriano Yassin Al-Haj ha ricordato invece di quanto fu colpito dalla complessità della visione che Stefano aveva del Medio Oriente, dalla sua conoscenza profonda e dettagliata, risultato di studi e osservazioni intense. Monica Maurer, per la sezione italiana del Comitato, ha descritto il ruolo essenziale del suo fondatore e la sfida di continuare il suo lavoro seguendo il suo spirito. Nel corso della discussione aperta molti dei presenti hanno voluto ricordare Stefano come un giornalista appassionato e per il suo modo speciale di comunicare e superare le frontiere e le differenze culturali. «Stefano era uno di noi», hanno ripetuto più volte.
 

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