Un’organizzazione umanitaria denuncia i metodi estorsivi dei servizi: ‘Negano assistenza sanitaria ai palestinesi che si rifiutano di fare la spia’.

Un’organizzazione umanitaria denuncia i metodi estorsivi dei servizi
"Negano assistenza sanitaria ai palestinesi che si rifiutano di fare la spia"

Le Ong accusano i servizi israeliani
"Informazioni in cambio di cure"

"Parla apertamente e non avrai problemi a tornare in Israele, altrimenti …". Sono molte le minacce, esplicite o indirette, fatte dai servizi segreti israeliani ai palestinesi che vanno a curarsi in Israele. Lo denuncia l’organizzazione umanitaria "Physicians for human rights" (Phr), nota anche per i suoi report su Abu Graib, Guantanamo e le torture nelle carceri afghane. Il rapporto dell’organizzazione umanitaria si basa sulle testimonianze di oltre 30 palestinesi.

Bassam al-Wahidi, un giovane giornalista palestinese vicino a Fatah, ha raccontato all’Ong di esser stato portato più volte in stanze sotterranee e lì minacciato che, se non avesse dato informazioni, gli avrebbero negato l’accesso alle cure mediche in Israele.

Situazione complicata quella di al-Wahidi: se da un lato curarsi in Palestina è quasi impossibile perché gli ospedali vengono giù a pezzi e sono stracolmi, dall’altro "chi parla", al ritorno, è condannato a morte. Il giovane al-Wahidi, che si è rifiutato di collaborare, ha dovuto interrompere le cure per un problema alla vista: adesso è completamente cieco all’occhio destro e presto lo sarà del tutto. Nonostante l’uso dei civili a scopi di guerra sia espressamente vietato dal diritto internazionale, Israele continua a mostrarsi sordo a ogni richiamo.

Secondo il rapporto di Phr, l’organizzazione umanitaria statunitense formata da medici e operatori sanitari che si impegnano per il rispetto dei diritti umani, i ricatti dello Shin Bet in alcuni casi hanno avuto come oggetto della "transazione" cure essenziali alla stessa sopravvivenza dei palestinesi.

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