Usa: ‘Basta con l’isolamento, Israele deve riprendere i colloqui’

Washington – Reuters. Il segretario della Difesa americano, Leon Panetta, ha invitato Israele a sedersi al “maledetto” tavolo dei negoziati con i palestinesi per porre fine al crescente isolamento dello Stato ebraico nella regione.

Panetta, in un suo intervento a Washington, ha inoltre tenuto un discorso approfondito contro ogni azione militare in merito al programma nucleare iraniano, sostenendo che “le sanzioni e le pressioni diplomatiche stanno funzionando”.

“Esiste sempre la possibilità di un'azione militare, ma deve essere l'ultima opzione…non la prima”.
Il capo della Difesa Usa ha ammonito Israele dallo strumentalizzare le rivolte nel mondo arabo, come quella in Egitto, per assumere un atteggiamento difensivo.

“Comprendo il punto di vista secondo il quale non è questo il tempo per perseguire la pace, e che le rivolte arabe possono compromettere il sogno di un Israele ebraico e democratico in sicurezza. Non sono però d'accordo con questa visione”.

Panetta sostiene che Israele debba correre dei rischi, tra cui quello di dare ancora una possibilità alla pace con i palestinesi. A tal proposito, quando gli viene chiesto cosa dovrebbe fare Israele per avvicinarsi alla pace, il segretario ha risposto: “Sedersi al maledetto tavolo dei negoziati”.

“Il problema ora, è che non possiamo obbligarli a sedere a quel tavolo, anche solo per parlare delle rispettive differenze”.

Isolamento. Panetta riferisce che gli Usa salvaguarderanno la sicurezza israeliana, assicureranno la stabilità regionale e impediranno all'Iran di rifornirsi di armi nucleari (obiettivo che Tehran sostiene di non voler raggiungere).

“Israele, dal canto suo, ha la responsabilità di perseguire questi obiettivi condivisi (fare da supporto per gli obiettivi di sicurezza americani e israeliani).

“Credo che la sicurezza dipenda non solo dalla forza militare, ma anche da quella diplomatica e, sfortunatamente, negli anni passati abbiamo visto Israele isolarsi dai suoi partner nella regione”.

Panetta suggerisce a Israele di trovare accordi con Turchia, Giordania ed Egitto, per ricercare la stabilità regionale.

La Turchia è il primo Stato islamico ad aver riconosciuto Israele nel 1949, ma i rapporti si sono deteriorati quando Israele attaccò la Freedom Flotilla I (maggio 2010) che avrebbe dovuto raggiungere la Striscia di Gaza assediata. Nove cittadini turchi furono assassinati.

“E' nell'interesse di israeliani, turchi e statunitensi la riconciliazione tra Israele e Turchia, ed entrambi i paesi devono fare di più per riattivare le proprie relazioni.”

Israele guarda attentamente ai cambiamenti politici nel vicino Egitto, le cui nuove leggi potrebbero fomentare un sentimento anti-israeliano superiore a quello presente nell'era di Hosni Mubarak.

Venerdì, l'Egitto ha vissuto le prime elezioni libere da sessant'anni, dominate dai Fratelli Musulmani  e dagli ultra-conservatori Salafiti.

Secondo Panetta, l'approccio migliore per gli Usa  e per la comunità internazionale è continuare a fare pressioni sull'Egitto perché instauri un governo democratico che possa trattare pacificamente con Israele.

Ritornando all'Iran, Panetta ha utilizzato parole forti per condannare un eventuale intervento militare americano a fronte del programma nucleare iraniano (l'Occidente ritiene che Tehran stia costruendo la bomba atomica, mentre Tehran sostiene che l'arricchimento dell'uranio è a scopo civile).
Il funzionario americano ha affermato che un colpo militare in Iran potrebbe distruggere la già fragile economia in Europa e negli Usa, provocando una reaziione iraniana contro gli Stati Uniti e rafforzando l'attuale regime politico iraniano.

Un'azione militare non sarebbe inoltre efficace. Secondo Panetta “un intervento miltare potrebbe ritardare il programma di Tehran al massimo di uno o due anni e condurrebbe la regione in una spirale di guerra”.

“Inoltre, ritengo che ciò porterebbe a un'escalation di violenza che non solo coinvolgerebbe molte vite umane, ma potrebbe portare il Medio Oriente ad un conflitto del quale potremmo pentirci”.

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