Ventitre incursioni israeliane in Cisgiordania in una sola settimana.

Ramallah – Infopal. Cresce il ritmo delle incursioni israeliane in Cisgiordania: tre o quattro al giorno, secondo la documentazione dei centri giuridici palestinesi.

Durante la settimana dal 3 al 9 dicembre, le forze di occupazione israeliane hanno eseguito ventitre incursioni nelle città e nei campi profughi in Cisgiordania. Tutto viene registrato dal Palestinian Centre for Human rights – Pchr – di Gaza.

Il Centro riporta che durante queste incursioni le forze di occupazione israeliane hanno sequestrato 36 palestinesi, tra cui 5 bambini e una donna.

Sempre nella stessa settimana, il Centro ha documentato due casi di abusi contro gli arrestati e le loro famiglie in Cisgiordania.

Il primo caso si è verificato nella città di Sair, a nord-est di Hebron (al-Khalil), quando le forze di occupazione israeliane, il 7 dicembre, hanno assaltato, danneggiandola, la casa del settantenne Ahmad Hussein Shallaldah, il quale ha subito anche delle percosse. La famiglia, subito dopo il ritiro dei militari sionisti dalla sua casa, si è accorta che erano spariti circa 25 mila shekel (500 dinari giordani) e 250 grammi d'oro. Il secondo abuso si è verificato nella città di Nablus, il giorno successivo, 8 dicembre, quando le forze israeliane hanno fatto irruzione nel palazzo che ospita il cittadino Salah al-Bukhari (35 anni) per arrestarlo. Le truppe israeliane hanno fatto saltare le porte delle camere del terzo piano dell'edificio, la porta dell'ascensore e i vetri della casa presa di mira, sottoponendo al-Bukhari a percosse prima del suo arresto.

Il Centro palestinese per i diritti umani conferma che le forze d'occupazione israeliane maltrattano deliberatamente i cittadini palestinesi, li torturano e li terrorizzano durante gli assalti alle loro case, danneggiandole sia nella struttura che nelle suppellettili.

Ma torniamo alle violazioni riguardanti le case avvenute nella settimana dal 3 al 9 dicembre. L’Esercito israeliano ha costretto Dawud Ahmed al-'Alami a demolire parte della sua casa nel quartiere di as-Sawana ad at-Tur, vicino a Gerusalemme. Si tratta di una stanza di legno, costruita nel 1980, poi ricostruita nel 1999. Cinque anni dopo, le autorità israeliane si sono recate a casa sua per fotografare la casa. Nel 2006, così, è stata disposta la demolizione, più un’ammenda di 11.000 shekel.

Il 3 dicembre, alcuni ‘coloni’ hanno fatto irruzione nella casa di 'Abd Allah al-Kurd (89 anni), a Sheikh Jarrah, vicino a Gerusalemme est. Il figlio di al-Kurd, Nabil, vive in quella casa con sua moglie ed i suoi tre figli dal 1956. Questa è una delle 68 famiglie gerosolimitane che rischiano di vedersi confiscare la casa poiché un’associazione di ‘coloni’ reclama la proprietà dei terreni su cui sorgono. Nel 2001, una corte israeliana ha ordinato di mettere i sigilli a quella casa, affermando che essa è abusiva. Essa ha ordinato ad al-Kurd di consegnare le chiavi di casa ed ha anche esposto una denuncia nei confronti della moglie (che tra l’altro ha difficoltà motorie!)  per “aggressioni” ai danni di un poliziotto israeliano recatosi a casa sua per notificare l’esproprio.

Tutto ciò, senza contare le ‘normali’ violazioni riguardanti la libertà di circolazione dei palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme est, oppure i soprusi come le gomme delle auto forate. E per non parlare del Muro: nel periodo considerato, una manifestazione pacifica è stata dispersa con la forza, così un palestinese è rimasto ferito.

 

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