Vicepremier nel mirino: ‘E’ un anti-israeliano’.

 

LE ACCUSE PROVENGONO SOPRATTUTTO DALLA CDL MA ANCHE DALL’UNIONE

Vicepremier nel mirino
«E’ un anti-israeliano»

La Farnesina: sono polemiche strumentali

 

17/8/2006

di Maria Grazia Bruzzone


ROMA. «Doppiopesista», «spregiudicato», sbilanciato a favore di Hezbollah, «anti-isreaeliano». Massimo D’Alema è nel mirino della Cdl, della comunità ebraica romana e perfino di qualche esponente dell’Unione. Altro che «equivicinanza». Sotto accusa, le ultime dichiarazioni dal Cairo, in cui il ministro degli Esteri ha criticato il «disastro politico della guerra» che «ha fatto crescere la popolarità di Hezbollah in tutto il mondo arabo». Ma a colpire e scandalizzare sono state soprattutto le fotografie, pubblicate dai giornali martedì scorso, che ritraevano il ministro degli Esteri a passeggio fra le macerie di Beirut tenuto per braccio da due personaggi, il collega libanese Faouzi Salloukh e il deputato di Hezbollah Hussein Haji Hassan. D’Alema viene però difeso da altri esponenti dell’Unione. E in serata, una nota della Farnesina bolla le polemiche come «strumentali» e spiega che D’Alema «ha visitato, insieme al ministro degli Esteri che lo ha accolto a nome del governo libanese, i quartieri meridionali di Beirut dove hanno trovato la morte decine migliaia di civili».

Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Fi, è allarmato e ritiene che l’atteggiamento «esplicitamente anti-israeliano» del ministro degli Esteri costituisca un problema politico «serio e grave», tanto da pregiudicare i compiti del governo: «molte delle cose che il governo italiano dovrebbe fare rischiano di essere equivoche e problematiche». Critica e preoccupata è anche l’ex sottosegretario agli Esteri, la forzista Margherita Boniver, che da una parte loda la «cautela» e la «correttezza verso l’opposizione» con cui si sta muovendo il premier Prodi, dall’altro biasima «il linguaggio spregiudicato di D’Alema» e osserva che «molti sono rimasti scioccati nel vederlo a braccetto con un esponente di Hezbollah». «Il ministro degli Esteri tifa per chi ha scatenato la crisi, dimenticando che Israele è stato aggredito. E’ per caso un antisemita?» arriva a chiedere la collega di partito Isabella Bertolini.

I toni salgono ancora con la Lega, il cui coordinatore Roberto Calderoli, dichiara: «Mi vergogno di appartenere a un Paese la cui maggioranza prima si comporta in maniera equivoca verso il terrorismo e oggi si schiera a fianco di chi aggredisce gli stati sovrani». Dall’Udc Maurizio Ronconi considera la posizione «chiaramente anti-israeliana» di D’Alema «inquietante e ingombrante per la missione italiana in Libano». Maurizio Gasparri, An, trova l’atteggiamento di D’Alema «preoccupante». Andrea Ronchi, portavoce del partito, da Zanzibar ricorda di aver già criticato il ministro «quando definì sproporzionata la reazione di Israele» e si dichiarò «equivicino». E rimanda all’intervento che Gianfranco Fini farà domani alle commissioni di Camera e Senato.

«Ora sembra proprio che di quell’equivicinanza sia rimasta sono la vicinanza a Hezbollah», osserva il radicale Daniele Capezzone, che trovava già discutibile che un ministro degli Esteri europeo «si definisca equidistante tra una democrazia e un’organizzazione terroristica». Antonio Polito, senatore Dl, appare sarcastico: «Io non faccio il tifo. Noto solo che c’è una risoluzione Onu che dice che fra le cause del conflitto c’è il fatto che Hezbollah non ha ancora disarmato: sono certo che il ministro D’Alema abbia approfittato della prossimità fisica di cui ha goduto a Beirut con un deputato di quel partito per ricordarglielo». Dopo di che, guardando la foto fatidica, a Polito sembra che D’Alema «a braccetto sia stato trascinato».

La stessa impressione ha avuto Luigi Zanda: «Altro che a braccetto, lo tenevano di qua e di là, forse anche per proteggerlo». Il senatore Dl in ogni caso difende in toto D’Alema: «La sua linea è filo-Onu, è quella del governo». Una difesa a cui uniscono i Ds La Torre («esterrefatto dalle polemiche») e Umberto Ranieri, presidente della comissione Esteri della Camera, che invita le comunità ebraiche a «non smarrire il senso della misura», ricordando come D’Alema «ha più volte sottolineato il diritto di Israele a difendersi da terrorismo e milizie sciite». A respingere le accuse al ministro degli Esteri è anche il prodiano Franco Monaco: «Quella di D’Alema è la posizione del governo».

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