Vita vissuta. Il doppio standard: da una parte sostenitori di una causa, dall’altra terroristi.

Riceviamo e pubblichiamo.

Vita vissuta. Oggi stavo al mare a Lavinio, località balneare vicino Roma. Ad un certo punto noto una stella di David, sul petto di una donna e capisco che c’era una famiglia ebrea sulla spiaggia.

Poco a poco, sentendo i nomi dei bambini (Rashà, Michael, Samuele, Rachele), tra l’altro pronunciati dai loro genitori in un pesantissimo accento romano (la kha’ di Michael è stata pronunciata con estrema innaturalezza), ho capito che c’era più di una famiglia.

Guardando il grado di amicizia e origliando qualche parola tra i padroni dello stabilimento balneare e queste famiglie (oltre che guardando le facce) ho capito che praticamente TUTTO lo stabilimento era occupato da ebrei. Fin qui niente di strano, perché si sa che fanno sempre ammucchiata.

Quello che mi ha colpito è che ad un certo punto, mentre andavo a prendere gli occhiali dalla borsa, ho sentito, dall’ombrellone accanto, un discorso che faceva pressappoco così (vado a memoria):

"Dobbiamo raccogliere i soldi per i bambini. Fiammetta già ha iniziato la raccolta. Io sabato continuo al tempio. Dobbiamo fare andare via i bambini da Haifa (detto Khaifa) e Gerusalemme, farli venire qui o farli andare via. CI stanno bombardando".

Oltre al verbo bombardare che mi ha un po’ destabilizzato (chi bombarda? Hizbullah? No, è Israele che getta bombe. Hizbullah tira missili…) e una Gerusalemme sotto le bombe, è questo "CI", pronome personale atono proclitico della Ip.p., che mi ha lasciato perplesso. Anzi, in verità mi ha molto spaventato.

Perché CI?

Fino a prova contraria nessuno bombarda il ghetto di Roma, né il tempio sul Tevere (a cui, suppongo, appartengano questi signori) né quello di Milano. Perché CI? Gli ebrei italiani sono italiani oppure israeliani? Oppure siamo noi TUTTI israeliani da qualche tempo a questa parte e non me ne sono reso conto? Forse quel CI includeva anche me? Mio cugino, il mio amico, il mio insegnante delle elementari, il panettiere sotto casa?

Perché, dunque, gli ebrei possono fare queste collette in gran segreto e nessuno fiata? Perché se i musulmani fanno collette per la Palestina o per l’Iraq, vengono prima o poi accusati di terrorismo, salvo poi farli stare in carcere un paio di mesi dopo una condanna per "falsificazione di documenti" (oppure, se proprio sono scoccianti, espellerli con il primo aereo)?

Non so, sono molto confuso e amareggiato.

Una buona volta qualcuno ci risponda: gli ebrei italiani sono italiani o israeliani? E noi italiani siamo italiani o abitanti di un Grande Israele dall’Oceano al Mare? 

(MM)

Alcune riflessioni. 

Da una parte, si permette tranquillamente che cittadini italiani parlino di Israele come se ci abitassero e ad esso avessero giurato fedeltà – "Ci stanno bombardando", dove? Qui in Italia? Dall’altra, si permette che raccolgano fondi da mandare ai "bambini israeliani" che abitano in un paese che sta massacrando i bimbi palestinesi e libanesi.

Ci chiediamo allora come mai ciò sia lecito per questi cittadini ma vietato o a rischio di "attenzionamento", di indagini, di denunce, ecc., per quelli che raccolgono collette per i libanesi e i palestinesi.

Accade nei confronti di associazioni benefiche/caritative/di solidarietà/ecc.ecc. con il Libano o la Palestina – i cui membri si vedono spiati, intercettati, indagati, additati per il solo fatto di mandare soldi ai piccoli dei Territori palestinesi con l’accusa, invece, di "finanziare il terrorismo". Quale terrorismo?

 

Autorizzazione totale, invece, per chi sostiene i massacri israeliani, condannati da tribunali internazionali…

Doppio standard, dunque.

 

Qualche giorno fa abbiamo letto su Il Giornale che mandare aiuti al Libano o alla Palestina martoriati da Israele, fare informazione sul Medio Oriente, è attività "sospetta" e "attenzionata" dagli "addetti ai lavori". Quasi che questi gruppi, di destra e di sinistra, siano pericolosi sovversivi o simpatizzanti di cellule rosse o nere del terrorismo nostrano stile anni ’70 e ’80!

Ricordiamo che questi sospetti, persecuzioni, ecc., fanno parte di una messa in scena studiata e usata anche in passato (ad esempio, all’epoca del maccartismo: il "comunista" era una scusa che giustificava l’eliminazione di gente scomoda; in più si creava un’isteria, che giustificava altri provvedimenti).

Al giorno d’oggi, il "pericolo terrorismo arabo-islamico" è manipolato, inventato, amplificato, veicolato da certi ambienti con la complicità di giornalisti, che tali veramente non sono, bensì agenti, spie, depistatori e quant’altro, ben prezzolati.

 

Ci chiediamo infine: perché in Spagna si può manifestare a migliaia, liberamente, contro le stragi di Israele, o mandar via da un locale due imbecilli con bandierina statunitense e israeliana ostentata come trofeo degli orrori (si veda "Spagna e Italia: differenti dignità…e sovranità. Dal blog di Lia."), o dichiarare la propria solidarietà ai popoli oppressi di Libano e Palestina, senza per questo essere considerati pericolosi terroristi o potenziali tali?

Cos’è che non funziona nel nostro paese? Siamo uno stato sovrano, libero e dignitoso o rispondiamo al diktat altrui?

Che pena! W Zapatero!

Da http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=107247&START=0:

Gli ultrà rossi e neri fanno la colletta per aiutare Hezbollah. 

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