Voto italiano all’Onu, l’ex senatore Rossi: l’Italia non può sganciarsi del tutto da Usa e Israele.

Ieri, durante una seduta straordinaria del Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite, la maggioranza dei 47 Stati membri ha votato a favore dell'avallo del Rapporto Goldstone sui crimini di guerra israeliani a Gaza. Tra i Paesi che hanno espresso voto contrario c'è l'Italia. Abbiamo chiesto a Fernando Rossi, ex senatore della Repubblica, e coordinatore nazionale del Pbc – Per il Bene Comune, di analizzare le ragioni del mancato appoggio italiano.

“Desidero premettere che la risoluzione Onu in questione non è la quintessenza della giustizia, poiché mette sullo stesso piano vittime e carnefici, Hamas e Israele, equiparando il lancio di razzi artigianali palestinesi alle bombe al fosforo israeliane. Dopodiché, non ci sono le premesse, per l’Italia, per tentare di sganciarsi dal carro Usa-Israele. Il clima italiano è particolare: non è più vista come la indiscutibile alleata degli Usa. Quando il nostro Paese, per esempio, ha fatto capire che non avrebbe appoggiato eventuali attacchi israelo-americani all’Iran, o ha riallacciato buoni rapporti con il leader libico Gheddafi, le reazioni non si sono fatte attendere: la campagna mediatica contro Silvio Berlusconi. Dietro ad essa intravedo lo zampino di Israele, della Gran Bretagna e della Israel-lobby che sta dietro ai grandi gruppi editoriali. Dunque, quando l'Italia compie dei tentativi per “uscire dal coro”, per tentare di sganciarsi, gliela fanno pagare. Infatti, per quanto immorali e vergognosi siano gli scandali sessuali del premier, hanno scatenato attacchi esagerati, dietro ai quali c'è la regia britannica e della Israel-Lobby.

“Ecco allora che l'Italia, votando contro la risoluzione Onu, ha voluto dare un contentino, dimostrare fedeltà agli Usa e a Israele…. Inoltre, dobbiamo ricordare che il ministro Franco Frattini è legatissimo al movimento sionista e avrà in qualche modo condizionato l'assunzione di tale posizione, che, d'altro canto, è coerente con quelle generali di appoggio a Israele.

“L’Italia non ce la fa a uscire da questa strategia, tra crisi economica, “amicizia con i talebani” (denunciata dai media in questi giorni), ecc. E' un Paese che ha troppi conti aperti e non riesce a essere indipendente e a dire la verità”.

Perché, secondo lei, ieri i siti web dei maggiori giornali italiani non hanno dato la notizia dell'appoggio Onu al rapporto Goldstone (e laddove lo hanno fatto, è stato con brevi “take” di agenzia)?

“Perché in Italia c'è una censura, e non è solo quella 'di Berlusconi' denunciata dai mezzi di informazione. In un Paese moralmente e politicamente corrotto, i giornalisti non sono certamente fuori da dinamiche di repressione, corruzione, persecuzione. Ciò avviene da anni e non solo da adesso. La lobby sionista ha un potere enorme sui nostri media – a livello editoriale o di gruppi finanziari. Ecco perché tutti, nessuno escluso, gli editori italiani seguono la stessa linea. Chi ha davvero a cuore l'informazione, chi crede davvero alla stampa libera, viene boicottato. Subisce intimidazioni professionali, talvolta minacce. Se rientra nel 'sistema', bene, in caso contrario, ne viene espulso e la sua carriera termina. E' con questa consapevolezza che non ho aderito alla manifestazione-farsa per la libertà di stampa indetta da alcuni gruppi editoriali”.

 

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