WiliLeaks: ‘L’Anp nascose un decesso per tortura’

Di Jared Malsin

New York – Ma'an. Secondo un cablogramma trapelato recentemente da “WikiLeaks”, funzionari della Sicurezza palestinese avrebbero privatamente fornito a diplomatici americani dettagli espliciti sul decesso, avvenuto nel 2009, di un detenuto palestinese. Le accuse di tortura sono però sempre state pubblicamente respinte.

Funzionari della sicurezza sostennero pubblicamente che Amr morì in seguito a una caduta dal secondo piano di un edificio, in un tentativo di fuga. Ma il recente cablogramma, pubblicato online alla fine di agosto scorso, rivela che gli ufficiali dei servizi avevano informato il Consolato americano di Gerusalemme che la loro prima relazione era “semplicemente errata”.

A dimostrazione dell'accusa di tortura mossa dalla famiglia della vittima e da gruppi per i diritti umani, questi documenti mostrano come anche le indagini interne all'Anp provavano i maltrattamenti subiti da Amr prima di morire.

Tali conclusioni sembrano corrispondere ai risultati di un'autopsia ufficiale, con quanto raccontato da testimoni e con le indagini svolte dalle realtà per i diritti umani: Amr morì per le torture inflittegli dai suoi carcerieri palestinesi. Secondo quando sostenne all'epoca il padre della vittima, “la salma riportava segni di duri maltrattamenti, come scosse elettriche e bruciature di sigaretta”.

Il cablogramma dimostra poi che alte personalità dell'Anp e funzionari americani erano stati quasi immediatamente informati delle circostanze del decesso, ma che non resero pubblici i fatti.

Il documento rivela inoltre che diversi funzionari di vari ranghi dei Servizi di sicurezza riferirono al Consolato che “gli investigatori avevano confermato l'esistenza di contusioni e di altri segni sul corpo di Amr prima della sepoltura”.

Il documento WikiLeaks – segnalato come “confidenziale” con una data risalente a tre giorni dopo i fatti – rivela che, “mentre le indagini proseguono, i funzionari dei servizi pensano ora di stabilire che la morte di Amr sia stato il risultato di maltrattamenti”.

L'Anp non ha mai ritirato la sua relazione iniziale, sebbene nell'ottobre 2009 il ministro dell'Interno Sa'id Abu 'Ali abbia ammesso una “violazione dei diritti” nel caso di Haitham Amr.

Gli attivisti per i diritti umani sostengono che le nuove informazioni danno adito a dubbi circa la credibilità del Tribunale militare speciale, che ha a suo tempo prosciolse cinque agenti coinvolti nella morte di Amr.

Bill Van Esveld, ricercatore di “Human Rights Watch”, ha dichiarato lunedì scorso: “Il cablogramma sembra confermare che il tribunale ha ignorato non solo le testimonianze dei prigionieri che assistettero alla morte di Amr, ma anche le informazioni degli stessi Servizi di sicurezza”.

Esveld ha poi riferito all'agenzia “Ma'an” che “ad oggi, alla famiglia di Haitham Amr è stata negata ogni giustizia. L'esito del caso è tipico, oltre che indicativo di quanto siano frequenti i rapporti sulle violazioni dei diritti umani”.

Il verdetto del 2010 imponeva ai funzionari dei servizi di pagare un risarcimento alla famiglia della vittima. La famiglia ha sempre rifiutato sia il verdetto sia il denaro. Un altro funzionario, identificato da testimoni, è mai stato accusato.

Secondo Esveld “nessun funzionario della sicurezza dell'Anp è stato mai condannato per aver abusato in modo criminale di persone in custodia, nonostante le centinaia di torture e violenze documentate. Date le gravi e diffuse violenze, gli Stati Uniti dovrebbero astenersi dal finanziare direttamente gli apparati della sicurezza dell'Anp, fino a far cessare questo primato di impunità”.

Ancora secondo “Hrw”, nel 2010 gli Stati Uniti hanno finanziato l'Anp per 350milioni di dollari da destinare alle forze di sicurezza. Oltre a ciò, sono stati assegnati al budget degli aiuti 150milioni di dollari in sussidi.

Funzionari governativi statunitensi hanno fermamente escluso che finanziamenti Usa supportino gli apparati di sicurezza imputati di praticare la tortura. Essi sostengono invece che la maggior parte degli aiuti sia destinata alle Forze di sicurezza nazionale dell'Anp.

Le notizie della stampa sono però diverse. Nel dicembre 2009 il “Guardian” riportò le dichiarazioni rilasciate da funzionari occidentali, secondo i quali la Cia (Centrale Intelligence Agency) lavora così a stretto contatto con i servizi di Intelligence generale (Gi) e con l'apparato della Sicurezza preventiva (Pss), che gli americani sembrano essere i supervisori del lavoro palestinese.

L'ex-negoziatore Yezid Sayigh, esperto di sicurezza palestinese, ha dichiarato che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna finanziano e addestrano l'intelligence palestinese dalla metà degli anni Novanta.

Traduzione per InfoPal di Stefano Di Felice

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