Città palestinesi “accerchiate” dalle politiche discriminatorie di Israele

 

Al Jazeera. Human Rights Watch afferma che per decenni il governo israeliano ha imposto all’interno di Israele prassi discriminatorie riguardo alla terra. (Da Zeitun.info).

Un nuovo rapporto di Human Rights Watch (HRW) afferma che ai palestinesi con cittadinanza israeliana è stato negato l’accesso alla terra per l’edilizia abitativa destinata all’“aumento naturale della popolazione”, riflettendo la politica israeliana di confinamento delle comunità palestinesi persino al di là dei territori occupati.

Martedì l’associazione per i diritti umani con sede negli USA ha detto che la politica del governo israeliano favorisce i cittadini ebrei, in quanto decenni di confisca di terreni e di politiche discriminatorie hanno rinchiuso i cittadini palestinesi in centri urbani e villaggi densamente popolati che hanno uno spazio molto ridotto per espandersi.

Ha anche sostenuto che il governo israeliano “favorisce la crescita e l’espansione” delle vicine comunità prevalentemente ebraiche, molte delle quali costruite sulle rovine di villaggi palestinesi distrutti durante la Nakba del 1948, quella che i palestinesi chiamano la catastrofe che si abbatté su di loro nella guerra che portò alla fondazione di Israele, quando centinaia di migliaia di loro vennero cacciate con la forza dalle proprie case.

“La politica israeliana da entrambi i lati della Linea Verde [cioè sia in Israele che nella Cisgiordania occupata, ndtr.] rinchiude i palestinesi in centri abitati densamente popolati, mentre aumenta il più possibile la terra a disposizione delle comunità ebraiche,” afferma Eric Goldstein, direttore esecutivo ad interim per il Medio Oriente di HRW.

“Queste pratiche sono ben note quando si tratta della Cisgiordania occupata, ma le autorità israeliane stanno imponendo pratiche discriminatorie riguardo alla terra anche all’interno di Israele.”

Secondo il rapporto, nonostante il fatto che i cittadini palestinesi di Israele costituiscano il 21% della popolazione del Paese, nel 2017 le associazioni per i diritti umani israeliane e palestinesi stimavano che in Israele meno del 3% di tutta la terra ricadesse sotto la giurisdizione delle amministrazioni locali palestinesi.

Il governo israeliano controlla direttamente il 93% della terra del Paese, compresa Gerusalemme est occupata. Secondo HRW un ente governativo, l’“Israel Land Authority” [Autorità Israeliana per la terra] (ILA), gestisce e decide la destinazione di questi terreni statali.

Circa metà dei membri dell’ILA fa parte del Jewish National Fund [Fondo Nazionale Ebraico] (JNF), il cui compito esplicito è di “sviluppare e concedere in affitto terra agli ebrei e non a qualunque altro segmento della popolazione,” nota HRW.

Oltretutto molte piccole cittadine ebraiche hanno commissioni per l’ ammissione, che di fatto impediscono ai palestinesi di andarci a vivere. Queste commissioni sono in genere legalmente autorizzate e hanno il potere di vendere e comprare terra dello Stato e definire i requisiti per ottenervi la residenza.

Questo avviene anche nei villaggi beduini palestinesi del Negev, la maggior parte dei quali non sono riconosciuti. Nel Negev le autorità israeliane mettono in atto sistematicamente degli ordini di demolizione in base al fatto che questi villaggi non hanno permessi di costruzione, che secondo gli abitanti sono impossibili da ottenere.

Parole sulla carta”.

Dal 1948 Israele ha autorizzato lo sviluppo di più di 900 centri abitati ebraici, rispetto a solo un pugno di cittadine e villaggi per i palestinesi con cittadinanza israeliana. Ha anche approvato la costruzione di strade e di altre infrastrutture attorno alle comunità palestinesi, impedendone ulteriormente l’espansione.

Omar Shakir, direttore di HRW per Israele e la Palestina, afferma che è “palese” che le cittadine e i villaggi palestinesi siano stati “messi in trappola”.

“Nel corso di molti anni le politiche di pianificazione e la confisca di terreni da parte di Israele li hanno rinchiusi in una serie di centri densamente abitati, mentre alle comunità ebraiche è stato consentito di crescere,” dice Shakir ad Al Jazeera.

Il Centro Arabo di Pianificazione Alternativa, con sede in Israele, stima che in Israele, esclusa Gerusalemme, sono a rischio di demolizione dalle 60.000 alle 70.000 case.

Shakir afferma che, mentre negli ultimi anni il governo israeliano ha riconosciuto che si tratta di un “problema serio”, non è stata presa alcuna iniziativa concreta per mettere in atto piani e proposte che possano contribuire ad alleviarlo.

Shakir aggiunge che quello di cui c’è bisogno sono investimenti significativi in quelle comunità e destinare loro terre statali.

Il rapporto nota che politiche simili sono state utilizzate anche per limitare la crescita delle comunità palestinesi nella Cisgiordania occupata, dove non si sono ridotte le demolizioni di case, le confische di terreni e l’espansione delle colonie ebraiche illegali.

Traduzione dall’inglese per Zeitu.info di Amedeo Rossi.

(Nella foto: Villaggio palestinese circondato da colonie Nir Elias/Reuters).

 

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