Gli scrittori e i poeti della Palestina nelle Edizioni Q: Samira Azzam

A cura di Simonetta Lambertini. (Da InvictaPalestina.org).

IL PESCATORE

Si svegliò allegro e pieno di forze, si lavò la faccia scavata dagli anni, allungò la mano verso il groviglio di reti abbandonate in un mucchio, lo trascinò fuori della capanna e prese ad allargarlo. Erano molti i buchi che aspettavano un lungo lavoro d’ago. Prima di incamminarsi rientrò nella capanna e si guardò allo specchio disseminato di macchie come una faccia segnata dagli anni. Dopo essersi fissato a lungo stese un braccio e lo piegò, poi ripetè il gesto con l’altro braccio. Sorrise chiedendosi:
-Sarò ancora buono per il mare?
Dalle sue spalle emerse la voce della moglie:
-Non hai passato neppure i cinquanta. Quando respirerai la salsedine e la pioggia ti bagnerà il viso sarai di nuovo il pescatore di una volta e le coste della Plaestina sapranno dei tuoi viaggi e le luci balleranno sull’albero della barca.
Sorrideva ancora, lasciò lo specchio.
-Il mare mi conosce e io conosco lui. Sa che sono un uomo che non si è mai inchinato, se non su quella rete dove si agitava una moltitudine di pesci d’argento e quando la ritiravo lo sforzo non era più grande di quando la buttavo in acqua.

Il pescatore di un tempo, il marinaio forte, andò a posare la testa sul cuscino per lenire le pene della notte e creare nuovi sogni per una festa nuova.
E il mare inghiottì quel disco rovente mentre l’orizzonte si avvolgeva in uno splendore di arancio. Si mise in piedi di nuovo, andò verso la spiaggia, raccolse le reti spiegate e attrezzò la barca per uscire dopo il tramonto: il capitano avrebbe ballato ancora sull’albero della barca.
Il momento del terrore se lo ricordava. Si era gettato con tutta la famiglia su una spiaggia lontana, come fanno gli uccelli marini morti. La piccola barca di legno era ormai senza vigore, le reti una massa con un destino incerto in terra straniera e lui, moglie e figli, un equipaggio in fuga, preda di venti tempestosi.
La barca era lo scheletro di un pesce sulla riva, per i bambini delle spiagge un ritrovo per passare il tempo con miseri giochi, le reti stavano come le aveva lasciate. Il pescatore di un tempo, l’abile marinaio, era diventato un fantasma senza più incontri con le stagioni del mare.

Distese le reti rammendate e andò alla spiaggia con lo sguardo che vagava verso la costa a sud. Aprì i polmoni alla salsedine, si sciacquò la faccia con l’acqua salata, si volse verso le reti e i buchi adesso sembravano crateri che chiedevano:
-Quando, quando?
-Quando, quando… dopo che la tempesta si sarà allontanata. Aspettate che la natura si calmi, allora vedrete di nuovo la faccia del vecchio pescatore.
Silenzioso, grigio, profondo il mare di marzo, sulla costa a occidente di Acri è una poesia notturna, silenziosa, perché il silenzio è la strofa più eloquente. Sullo specchio grigio e immobile scivola una piccola barca con la sua vela bianca alta, ondeggia il punto luminoso della lampada sulla prua. Nel cuore di questa tranquillità infinita si leva la voce del pescatore triste: la sua donna e i bambini aspettano i doni di Dio abbondanti nella profondità dell’ignoto. Un ritorno mattutino e i baci rianimano la lotta quotidiana.

Il punto luminoso affronta l’ignoto, la piccola vela si addentra sempre più, la lampada sulla prua non è altro che una luce fioca, un ponte nuvoloso di preghiere che unisce la capanna e lo sciacquio dei remi.
Vento impetuoso e uccelli marini morti: né un pescatore né una barca? Che cosa guardano gli occhi attratti dall’orizzonte? Su quale ala avverrà il ritorno? Su ala di corvo o ala di colomba?
Allontanate questi corvi che volano in tondo. La notizia del ritorno arriverà su un’ala bianca: tornerà il pescatore, tornerà. Lo dice la moglie, lo dicono i bambini. Lo ripetono loro: il nostro uomo tornerà, lo dice anche la riva che assorbe le onde impetuose. Perfino il ritmo del vento furioso si è calmato, perché sulla spiaggia ci sono cuori e un’imbarcazione impaziente di toccare la riva sa bene che un viaggio per mare segue l’alta e la bassa marea e che con l’alta marea il pescatore tornerà. E sarà gioia grande per la moglie, per i bambini, per la spiaggia.

Da Palestinese! e altri racconti, Samira Azzam
Edizioni Q

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Dipinto di Dina Mattar, Il pescatore di Gaza

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