‘Il diritto di Israele ad esistere’: è un problema reale?

 
 
 
 
‘Il diritto di Israele ad esistere’: è un problema reale?
Jeff Handmaker e Gentian Zyberi, 28 marzo 2007 
 
Vi sono una quantità d’aspetti del conflitto tra Israele e i Palestinesi che richiedono un esame urgente della base legale come parte di un dialogo assai importante. Una questione del genere è l’affermazione di Israele che Hamas deve riconoscere il suo ‘diritto ad esistere’. Questa affermazione non è solo stata considerata acriticamente dal Quartetto. Essa è diventata una delle condizioni chiave cui Hamas deve soddisfare per ricevere aiuti dal Quartetto e da altri donatori internazionali. A rischio di affermare l’ovvio, sosteniamo che questa posizione manca di base da un punto di vista del diritto internazionale e non risponde ad alcun costruttivo scopo politico nella ricerca di una soluzione per il conflitto.
 
Cosa fa di uno stato uno stato?
 
I criteri della statualità si basano sulla Convenzione di Montevideo del 1933, cioè: una popolazione permanente, un territorio definito, un governo e la capacità di entrare in relazione con altri stati. Mentre Israele è uno stato ed è stato riconosciuto da molti altri stati, non bisognerebbe dimenticare che vi è una distinzione fondamentale tra l’atto di riconoscere uno stato ed il semplice fatto si essere uno stato, o di avere un ‘diritto ad esistere’.
 
Il riconoscimento di uno stato è accordato in base al diritto internazionale in base a due procedure, cioè il ricoscimento sulla base di criteri obiettivi e l’esplicito riconoscimento da parte di altri stati. L’esplicito riconoscimento da parte di altri stati non è necessario se i primi fattori (criteri di statualità) esistono, sebbene esso sia politicamente molto importante. Ciò veniva illustrato dalla Repubblica Popolare Cinese, uno stato di dimensioni e statura considerevole, che non fu riconosciuto per molto tempo da molti stati e fu ammesso alle Nazioni  Unite solo nel 1971.
 
Ci sono molti stati che non hanno relazioni diplomatiche con altri stati, che non offrono riconoscimento o interrompono le relazioni diplomatiche per una quantità di ragioni, compreso l’obiezione ai precedenti di rispetto dei diritti umani da parte del governo. Nel passato ciò includeva l’Unione Sovietica e il Sud Africa. Molti stati, membri delle Nazioni Unite, hanno rifiutato di riconoscere Israele, o hanno interrotto le relazioni diplomatiche per simili ragioni. Questo comprende il Venezuela, che ritirò il suo ambasciatore da Tel Aviv nell’Agosto del 2006 per protestare contro l’indiscriminato bombardamento di civili libanesi da parte di Israele.
 
E’ anche largamente dimenticato in questa discussione che l’esistenza di uno stato comporta molti obblighi, compreso quello di trattare gli abitanti dei territori sotto il suo controllo (occupati o no)  in accordo con i diritti umani e la legge umanitaria. Questo include il rispetto per i diritti delle minoranze, il rifiuto di discriminazioni su base razziale, religiosa o di origine nazionale, ed una piena ed equa partecipazione di tutti i cittadini.
 
Ultimo ma non meno importante, un ‘diritto ad esistere’ per uno stato non è un diritto esoterico, ma deve materializzarsi entro un chiaramente definito territorio. Sebbene questo ‘diritto ad esistere’ è intrinsecamente connesso con la questione delle frontiere, il fatto che le frontiere di Israele non sono ancora definite è ancora largamente trascurato.
 
L’esistenza di Israele è in gioco? Una domanda a senso unico
 
L’attuale richiesta del Quartetto, USA, Russia, Nazioni Unite ed Unione Europea, è che Hamas riconosca il ‘diritto ad esistere’ di Israele. Ma persino se il Quartetto insistesse più appropriatamente sul ‘diritto all’esistenza’ di Israele, Hamas è un partito politico e non uno stato, e pertanto non è tenuto ad esercitare alcuno tipo di riconoscimento legale. Presumendo, pertanto, che la richiesta sia stata piuttosto fatta per ragioni politiche, dobbiamo piuttosto chiederci perché ciò accada senza una analoga richiesta ad Israele.
 
Tale reciprocità, ad esempio, potrebbe consistere nel riconoscere il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi, in base al diritto internazionale, e che la West Bank, Gaza ed il Golan sono in effetti territori occupati, ed Israele non ha fatto nessuna delle due cose. Inoltre, ad Israele potrebbe essere richiesto di riconoscere la sentenza del 2004 emessa dalla Corte internazionale di Giustizia, che fornisce una base per la risoluzione del conflitto in base al diritto internazionale, e pone anche espliciti obblighi su altri stati (compreso i membri del Quartetto) e alle Nazioni Unite stesse.
 
Molto temp fa Arafat riconobbe, in qualità di capo dell’OLP, il ‘diritto dello stato di Israele ad esistere in pace e sicurezza’.
 
Quindi cosa significa in realtà la richiesta da parte di Israele ed dell’UE? E’ la vera questione?
 
Dal momento che la richiesta dell’Unione Europea che Hamas riconosca Israele non ha base nel diritto internazionale, ed in assenza di ogni reciproca richiesta ad Israele, possiamo solo concludere che l’UE, rendendosene conto o no, sta cercando di imporre un’agenda unilaterale controproducente nella ricerca di una giusta pace. Tale approccio danneggia la posizione dell’UER nel negoziare un processo per l’acquisizione di una giusta e duratura soluzione a questo conflitto.
 
L’Unione Europea deve riconsiderare la sua posizione
 
Richiedere da Hamas il riconoscimenti del ‘diritto ad esistere’ di Israele è una mosa sleale, non radicata nel diritto internazionale ne in alcuna considerazione politica realistica.
 
Come maggior partner commerciale di Israele l’Unione Europea deve riconsiderare la sua posizione, espressa dal Quartetto, almeno a riguardo di questa richiesta. L’UE dovrebbe essere guidata da imparziali principi di diritto internazionale, come sancito dalla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia. Secondo questa sentenza, la Corte ritiene che gli obblighi verso la comunità internazionale violati da Israele sono l’obbligo a rispettare il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, ad alcuni obblighi in base alle leggi umanitarie internazionali.
 
Tutti gli stati hanno un obbligo a richiedere ad Israele il riconoscimento del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione. Come la Corte Internazionale di Giustizia suggerisce, l’Assemblea Generale delle Nazioni UNite (ed il Quartetto) devono incoraggiare gli sforzi per arrivare il prima possibile, sulla base del diritto internazionale, ad una soluzione negoziata per principali problemi, con pace e sicurezza per tutti nella regione.
 
Questo cruciale obiettivo non sarà conseguito con queste richieste.
 
 
Jeff Handmaker tiene lezioni sui diritti umani presso l’Istituto di Studi Sociali, all’Aya, e Gentian Zyberi è Ph. Candidate presso l’Istituto Olandese sui Diritti Umani, all’Università di Utrecht.
 
(Traduzione di Gianluca Bifolchi)
 

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