Il Pchr accoglie con favore la decisione turca di incriminare i responsabili dell’attacco alla Mavi Marmara

Gaza – Pchr.  Il Centro palestinese per i Diritti umani dà il benvenuto all’accusa di lunedì 28 maggio 2012, contro quattro alti comandanti dell’esercito israeliano, i quali sono stati imputati da un tribunale turco di essere collegati agli omicidi di 9 cittadini turchi nel 2010.

Giovedì scorso 31 maggio 2012, ricorreva il secondo anniversario dell’attacco di Israele alla Mavi Marmara, una delle navi della Freedom Flotilla. L’attacco si era verificato mentre la nave si trovava in acque internazionali e stava navigando verso la Striscia di Gaza per portare aiuti umanitari alla popolazione civile di Gaza.

I militari sotto accusa sono l’ex capo del personale dell’esercito, Tenente Generale Gabi Ashkenazi, l’ex capo dell’intelligence militare, General Maggiore Amos Yadlin, il capo della marina, Vice Ammiraglio Eliezer Marom, e il capo dell’aeronautica militare, Brigadiere Generale Avishai Lev. È stato segnalato che sono stati emessi mandati per il loro arresto.

Il Pchr sostiene che l’attacco contro la Mavi Maramara sia stato un crimine che ha implicato un uso della forza eccessivo e letale, che ha avuto come conseguenza l’uccisione di 9 attivisti della solidarietà civile ed il ferimento di circa altri 50. Israele ha aperto un’inchiesta sull’attacco, la quale non ha rispettato i requisiti posti dalla legge internazionale. Israele non ha perseguito nessun militare coinvolto nel raid.

È necessario svolgere indagini accurate su questi crimini e portare a giudizio i responsabili. Ad esempio, secondo l’articolo 146 della Quarta Convenzione di Ginevra, ciascuna Alta Parte Contraente ha “l’obbligo di ricercare le persone accusate di aver commesso, o di avere ordinato che venissero commessi, tali gravi violazioni, e deve portare tali persone, indipendentemente dalla loro nazionalità, davanti alle proprie corti”. La parte contraente potrebbe anche, se preferisce, scegliere di affidare queste persone al giudizio della corte di un’altra Alta Parte Contraente.

Il Pchr accoglie le accuse mosse dalla Turchia come l’adempimento dei suoi obblighi legali e come un passo importante nel contrastare l’impunità. Il Rapporto d’Inchiesta delle Nazioni Unite sul Conflitto di Gaza ha scoperto che “l’impunità di lunga durata è stata un fattore chiave nella perpetrazione della violenza nella regione e nella recidività delle violazioni, così come nell’erosione della fiducia dei Palestinesi e di molti Israeliani riguardo le prospettive di giustizia e di una soluzione pacifica del conflitto”. Il Pchr ritiene che Israele debba essere ritenuto responsabile dell’uccisione e del ferimento degli attivisti per i diritti umani nel maggio 2010. È imperativo che l’autorità della legge internazionale venga sostenuta.

Il Pchr ritiene che l’embargo imposto da Israele nella Striscia di Gaza sia illegale e costituisca una forma di punizione collettiva, proibita dall’Articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 relativa alla Protezione dei Civili in Tempo di Guerra. È anche un crimine di guerra, la ricorrenza del quale deve essere impedita da tutte le parti, incluse le Alte Parti Contraenti della Quarta Convenzione di Ginevra. Questo punto di vista è sostenuto in opinioni emesse da molti esperti legali internazionali nonché da organismi delle Nazioni Unite che si occupano di diritti umani e del diritto umanitario internazionale.

In questo contesto il Pchr chiede:

  1. che la Turchia conduca il processo di accusa in conformità con la legge e con gli standard internazionali di un equo processo, in modo da stabilire se gli imputati siano i responsabili dell’attacco illegale alla Mavi Marmara;
  2. che Israele ponga fine all’illegale embargo sulla Striscia di Gaza, che costituisce una forma di punizione collettiva, proibita dall’Articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 relativa alla Protezione dei Civili in Tempo di Guerra.
  3. che Israele rispetti il diritto alla libertà di movimento alle organizzazioni umanitarie internazionali e ai difensori dei diritti umani;
  4. che la comunità internazionale e le Alte Parti Contraenti della Quarta Convenzione di Ginevra adempiano ai propri obblighi morali e legali, applichino le regole del diritto internazionale, e pongano fine alla sofferenza del popolo palestinese.

Traduzione per InfoPal a cura di Cinzia Triviri Bellini

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