“Mio figlio è morto davanti ai miei occhi”

E.I. Di Sarah Algherbawi. 

Wisam, un bambino di 6 anni, tossisce severamente mentre suo padre veglia sul suo letto. Wisam ha la fibrosi cistica. L’ospedale di Gaza manca del trattamento enzimatico di cui lui ha bisogno per sopravvivere.

L’incertezza su cosa succederà a Wisam causa a suo padre, Bahjat Abu Rashid, una grande preoccupazione. Due anni fa è morto l’altro figlio di Bahjat, Muhammad. Bahjat ha detto che Muhammad aveva un problema al cuore e gli è stato impedito di essere operato in Israele.

“Se la situazione continuerà perderò il mio secondogenito”, ha detto Bahjat. “Stiamo pagando il prezzo dei conflitti politici”.

Wisam è in cura nell’ospedale pediatrico Abdelaziz al-Rantisi della città di Gaza. I dottori hanno detto a Bahjat che suo figlio potrebbe morire in qualsiasi momento.

Dato che la cura per la fibrosi cistica è cara, mantenere le cure mediche di persone con questa malattia genetica è difficile in ogni caso. Tuttavia i problemi dei pazienti a Gaza sono molto peggiorati, recentemente.

L’Autorità Palestinese, che ha sede nella Cisgiordania occupata, ha distribuito circa 4 milioni di dollari al mese agli ospedali di Gaza fino all’inizio di quest’anno. La somma è stata ridotta a 2,3 milioni di dollari in aprile e a soli 500 mila dollari il mese successivo.

Le pillole di Kryon richieste a Gaza da più di 300 persone con la fibrosi cistica, molti di loro bambini, adesso non sono disponibili.

I tagli da parte dell’Autorità palestinese sono stati introdotti durante l’ultimo attrito tra Fatah, il partito dominante nell’ANP, e Hamas, responsabile degli affari interni di Gaza. Queste riduzioni hanno causato un’enorme sofferenza ai palestinesi di Gaza, che sono sotto assedio israeliano già da un decennio.

Non sono stati risparmiati neanche i bambini. Si sono esaurite anche le scorte di latte terapeutico necessarie per circa 240 neonati con deficit enzimatico. Di conseguenza quei bambini “soffriranno di problemi di sviluppo per tutta la vita”, afferma la Ong Medici per i diritti umani in Israele. 

“Vergognoso”

I tagli si aggiungono a un blocco dei fondi destinati all’energia. L’Autorità palestinese in aprile ha annunciato di fermare i pagamenti a Israele per la fornitura di elettricità a Gaza. Da allora il rifornimento energetico è sceso ai minimi storici. Da molti giorni Gaza riceve soltanto tre ore di elettricità – o meno.

Gli ospedali sono duramente colpiti da questa manovra. Le operazioni che richiedono una continua fornitura di energia per molte ore spesso sono state rinviate. Inoltre, le macchine per emodialisi non possono funzionare.

Huda Abu Madlala, 44 anni, è tra le oltre 300 persone che dipendono dalle 45 macchine per la dialisi nell’ospedale più grande di Gaza, al-Shifa.

Abu Madlala teme di morire. Ha dovuto rinunciare alla dialisi a causa delle interruzioni di corrente.

“Stiamo morendo perché non c’è abbastanza elettricità”, ha detto. “È vergognoso”. Per i politici siamo solo numeri. Non so come i miei figli potranno vivere senza di me in un posto che non ha pietà di nessuno, nemmeno delle persone malate”.

Ashraf al-Qidra, il portavoce del ministro della Salute di Gaza, ha detto che nella Cisgiordania l’Autorità Palestinese “fa accordi con noi in malafede”.

Quando i pazienti necessitano di cura fuori della Striscia di Gaza, i loro casi sono deferiti alla sede centrale dell’Autorità palestinese nella città di Ramallah, in Cisgiordania.

Secondo al-Qidra, l’Autorità palestinese ha ritardato l’autorizzazione su 100 di questi casi negli ultimi mesi. Non è stata data nessuna spiegazione per i ritardi, ha aggiunto al-Qidra.

Finora, quest’anno, sono morti 22 pazienti in attesa di autorizzazione per la cura fuori Gaza, secondo i dati del ministro della Salute. Quasi metà di loro erano bambini.

Comunque il reale numero dei morti è con ogni probabilità più elevato, dato che il ministro non è a conoscenza di tutti i casi.

Yara Ismail Bakhit di tre anni, che ha avuto uno scompenso cardiaco, è tra i pazienti morti a causa dell’impossibilità di ottenere un trasferimento dell’Autorità Palestinese fuori da Gaza.

I pazienti che necessitano di essere trasferiti fuori da Gaza devono far fronte a diversi livelli di burocrazia. Anche quando i pazienti sono trasferiti in ospedali all’interno di Israele, le loro richieste di uscita dal territorio vanno presentate prima all’Autorità Palestinese.

Più del 90% dei pazienti di Gaza, le cui cartelle sono state sottoposte a maggio all’Autorità palestinese, non hanno ricevuto risposta, secondo la Ong israeliana Medici per i diritti umani.

“Vivere in un cimitero”

Maysa Ashour cerca un trasferimento da Gaza a Gerusalemme per sua figlia Liyan, che ha un cancro allo stomaco. Dopo qualche mese di attesa, Maysa sta perdendo la speranza.

“Sembra che Liyan morirà a meno che non venga operata”, ha detto Maysa. “Abbiamo fatto appello a tutti ma non è giovato a nulla”.

Faris Afana, un paramedico, ha perso Anas, il figlio di nove anni. È morto all’inizio di questo mese. Aveva bisogno di un’operazione per la sua malattia cardiaca. Anche la sua famiglia non è riuscita a ottenere un permesso per la cura fuori Gaza.

“Anas è morto davanti ai miei occhi”, ha detto Faris.

Nonostante lui abbia passato un decennio a lavorare per il ministro della Salute di Gaza, Faris non ha potuto ottenere i documenti necessari per la cura di suo figlio. “Non sono riuscito a salvarlo”, ha affermato.

“Viviamo in un cimitero”, ha dichiarato la madre di Anas, Inas al-Najjar. “Mio figlio non è stato l’unico a morire. E sfortunatamente non sarà l’ultimo”.

Sarah Algherbawi è una scrittrice freelance e traduttrice da Gaza.

(Nella foto: un bambino palestinese con il cancro riceve cure in un ospedale della città di Gaza a giugno. Foto di Mohammed Asad. APA images).

Traduzione di Daniela Caruso

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