New York: domani incontro Obama-‘Abbas-Netanyahu

New York. È previsto per domani un incontro tra il presidente Usa Barack Obama, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex presidente dell’Anp Mahmud ‘Abbas.

Lo ha rivelato il segretario stampa della Casa Bianca Robert Gibbs, annunciando che Obama ospiterà il summit trilaterale dopo aver ricevuto Netanyahu e ‘Abbas in appuntamenti separati.

La riunione a tre, ha aggiunto, punterà a stabilire le basi per riavviare lo stagnante processo di pace.

Non si tratterà di un’impresa facile: ‘Abbas ha affermato sabato che i negoziati non riprenderanno a meno che la costruzione d’insediamenti ebraici non venga congelata; questo dopo gli inutili tentativi dell’inviato Usa George Mitchell volti  a convincere gli israeliani a fermare l’espansione e la costruzione di colonie esclusivamente ebraiche nelle terre confiscate in Cisgiordania.

L’assenso di ‘Abbas a partecipare a un simile incontro dopo la tenace presa di posizione israeliana sugli insediamenti – difficilmente passibile di cambiamento – è quindi considerato dai palestinesi come un passo indietre rispetto a quanto era stato affermato sabato dallo stesso ‘Abbas.

Il “triangolo” – il primo fra le tre personalità coinvolte – avrà luogo a New York, dove è iniziata oggi l’Assemblea generale dell’Onu.

Per quanto riguarda la parte israeliana, l’Ufficio di Netanyahu ha riferito in un comunicato che il primo ministro ha progettato di partire oggi stesso per gli Stati Uniti, invece di aspettare il giorno del summit, e che ha accolto con favore l’invito americano al colloquio trilaterale con Obama e ‘Abbas.

Secondo Reuters, queste sarebbero le parole di un suo assistente al riguardo: “L’incontro si terrà senza precondizioni, come il primo ministro ha sempre voluto.”

Pur rappresentando una significativa prima volta, pare comunque difficile che il summit possa rimettere in moto le trattative di pace formali, interrotte lo scorso dicembre. Lo stesso ex senatore George Mitchell, dopo diverse fasi di diplomazia vai-e-vieni, non è stato in grado di stringere un accordo che facesse da base a un eventuale dialogo tra le parti.

L’ostacolo-chiave che impedisce di raggiungere questo obiettivo è l’indisponibilità d’Israele ad accordare lo stop alla costruzione delle colonie in Cisgiordania; Obama, da parte sua, ha già insistito perché questo stop sia totale. Il portavoce Gibbs si è mostrato ottimista a questo proposito, sostenendo che l’incontro “preparerà il terreno per rilanciare i negoziati e creare un contesto positivo per il loro successo”.

Sulla stessa linea di Gibbs, Mitchell avrebbe elogiato Obama per essere intervenuto nella questione: “È un altro segno del profondo impegno del presidente in una pace comprensiva, che è arrivato a voler perseguire personalmente.”

L’inviato Usa avrebbe quindi citato i continui sforzi degli Stati Uniti per “incoraggiare entrambe le parti ad assumersi la responsabilità di cercare la pace e creare un clima favorevole alla ripresa della trattative”.

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