OCHA: “A gennaio, Israele disloca 44 Palestinesi”

IMEMC. A gennaio, circa 40 strutture di proprietà palestinese sono state demolite o sequestrate dalle autorità israeliane – quasi la stessa della media mensile registrata nel 2018 -, causando il dislocamento di 44 persone e colpendone altre 200, secondo quanto ha affermato l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA ) nel Territorio palestinese occupato.

Nel rapporto dell’OCHA sulle demolizioni e gli sfollamenti in Cisgiordania, una delle demolizioni è avvenuta su basi punitive, mentre il resto a causa della mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele, che sono quasi impossibili da ottenere.

Oltre il 70% delle strutture prese di mira, questo mese, si trovavano in 11 comunità nella zona C della Cisgiordania occupata, che è sotto il dominio militare israeliano.

In uno di questi, a Beit Iksa, nell’area di Gerusalemme, i mezzi di sostentamento di 50 persone sono stati colpiti dalla demolizione di quattro strutture, un pozzo nero e le mura che circondano una casa, con perdite stimate in oltre 1,25 milioni di shekel (303.000 euro). Beit Iksa (circa 1.700 abitanti) è una delle altre comunità palestinesi “dislocate” nell’area di Gerusalemme che sono state fisicamente separate dal resto della Cisgiordania dalla barriera di segregazione, e ai residenti non è permesso entrare a Gerusalemme Est.

Nella cittadina di Al-Simiya, nel distretto di Hebron, nel sud della Cisgiordania, sono state sequestrate tre tende fornite dal ministero della Pubblica Istruzione palestinese, che servivano come scuola per 45 bambini. E’ la terza volta in quattro settimane che le strutture scolastiche sono sequestrate.

In una dichiarazione congiunta emessa il 30 gennaio, il Coordinatore umanitario e l’UNICEF hanno espresso profonda preoccupazione “per l’elevato numero di episodi di interferenza segnalati nelle scuole vicine o nelle vicinanze in Cisgiordania, dall’inizio dell’anno scolastico”.

A Imreiha, nel distretto di Jenin, nel nord della Cisgiordania, nell’Area C, sono state sequestrate due strutture finanziate dall’Unione Europea e dai suoi stati membri, tra cui una casa e una latrina mobile e, come risultato, quattro persone sono state sfollate.

A Gerusalemme Est, dieci strutture sono state prese di mira durante il mese di gennaio. Inoltre, una famiglia di rifugiati palestinesi è diventata a rischio di sfratto forzato a seguito di una sentenza della corte israeliana a favore di un’organizzazione di coloni che rivendica la proprietà sul terreno. La casa si trova nel quartiere di Sheikh Jarrah, dove la famiglia si insediò, con il sostegno delle Nazioni Unite e del governo giordano, negli anni ’50. Almeno 870 palestinesi a Gerusalemme Est hanno in sospeso cause di sfratto presentate principalmente da organizzazioni di coloni.

Inoltre, questo mese, l’esercito israeliano ha fatto saltare in aria un appartamento nella città di Yatta, nella zona A, che è sotto il pieno controllo palestinese. L’appartamento era di un palestinese che aveva pugnalato e ucciso un colono israeliano, nel settembre 2018.

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