Palestina: 68 anni fa, la distruzione di Giaffa

JAFFAA cura di Parallelo Palestina.

La distruzione di Giaffa

Giaffa fu l’ultima città a essere occupata, il 13 maggio, due giorni prima della fine del Mandato. Come molte città palestinesi, aveva alle spalle una lunga storia, risalente all’età del bronzo, con un’eccezionale eredità romana e bizantina. Era stato un comandante musulmano, Umar Ibn al-‘Aas, a conquistarla nel 632 e a darle un carattere arabo. L’estensione del territorio di Giaffa comprendeva 24 villaggi e 17 moschee; ai nostri giorni è rimasta una sola moschea e nemmeno un villaggio.

Il 13 maggio, 5000 uomini dell’Irgun e dell’Haganà attaccarono la città che volontari arabi, guidati da Michael al-Issa, un cristiano del posto, tentarono di difendere. Tra di loro vi era uno straordinario gruppo di cinquanta musulmani bosniaci, e anche elementi della seconda generazione di Templari, coloni tedeschi arrivati a metà del XIX secolo come missionari che ora avevano deciso di provare a difendere le loro colonie (altri Templari in Galilea si arresero senza combattere e furono rapidamente scacciati dalle loro due belle colonie, Waldheim e Beit Lehem, a ovest di Nazareth).

In conclusione, Giaffa dispose della più grande forza di difesa mai vista prima in Palestina: un totale di 1500 volontari affrontarono 5000 soldati ebrei. Essi resistettero per tre settimane a un assedio e ad attacchi che iniziarono a metà aprile e terminarono a metà maggio. Quando Giaffa cadde, tutta la sua popolazione fu espulsa con l’aiuto della mediazione britannica: ciò vuol dire solamente che la fuga fu meno caotica che nel caso di Haifa. Tuttavia anche lì vi furono scene che richiamano alla memoria gli orrori avvenuti nel porto settentrionale di Haifa: persone letteralmente spinte in mare quando la folla tentò di salire a bordo di piccolissimi battelli da pesca che avrebbero dovuto portarla a Gaza, mentre le truppe ebraiche sparavano in aria per accelerarne l’espulsione.

Con la caduta di Giaffa, le forze occupanti ebraiche avevano sgombrato e spopolato tutte le più grandi città della Palestina. La maggior parte degli abitanti – di ogni classe, confessione e professione – non rivide mai più le proprie città, mentre i più politicizzati avrebbero svolto un ruolo dirigente nel movimento nazionale palestinese che sarebbe rinato col nome di OLP, chiedendo innanzitutto il diritto al ritorno.

 

 

Da La pulizia etnica della Palestina, di Ilan Pappe – Fazi editore – Capitolo 5

Ilan Pappé è uno dei maggiori storici del Medio Oriente. Nato ad Haifa nel 1954 da genitori ebrei sfuggiti alla persecuzione nazista, si è laureato alla Hebrew University e ha conseguito il dottorato a Oxford. Nel 2005 ha sostenuto il boicottaggio (incluso quello accademico) di Israele e per questo, dopo aver insegnato per anni a Haifa, si è dovuto trasferire in Gran Bretagna, all’Università di Exeter.

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