Rapporto ONU dichiara che l'occupazione israeliana è la causa del terrorismo.

Riceviamo e pubblichiamo.
Si spendono molte energie, nel fronte filopalestinese, a denunciare l’abuso dell’accusa di antisemitismo in reazione ad ogni severa critica allo stato d’Israele. A ragion veduta. Oltre un certo limite, però, si rischia di perdere di vista altre distorsioni al dibattito sul conflitto mediorientale, più sottili, ma non per questo meno dannose.
Mi chiedo se vi siete mai accorti come i grandi media, le autorità israeliane e i portavoce politici occidentali, nella loro sostanziale parzialità nei confronti d’Israele, riportano sempre in modo estremamente vago e nebuloso le critiche verso di esso. Volendo schermare Israele dal biasimo di cui è fatto oggetto, si ammette che esistono dei critici, ma si etichettano queste fonti di critica come "ideologiche", senza specificare cosa dicono davvero.
Mi spiego con un esempio: se vi è un certo numero di persone che credono che la Fiera Internazionale del Libro di Torino non dovrebbe avere come ospite d’onore Israele, perché è una nazione incline all’annessione di terra altrui attraverso l’aggressività militarista, al più grande disprezzo per il diritto internazionale, e alle pratiche di apartheid, questa posizione verrà bollata come ideologica, fondamentalista, o estremista (o antisemita), nei media che pure decideranno di infrangere per una volta la regola del silenzio. Ma al di là di queste etichettature di comodo, espressioni come "annessione di terra altrui attraverso l’aggressività militarista", "diprezzo verso il diritto internazionale", o "pratiche di apartheid" verranno attentamente rimosse, anche se il dovere di cronaca imporrebbe di riportare in modo scrupoloso e completo ciò una parte dice.
E’ un’evidente tattica politica. Non importa quanto il contesto in cui un’informazione viene fornita sia favorevole ad Israele, parole come "apartheid", "razzismo", "aggressività militarista", "annessionismo" lasciano comunque una traccia nella mente della gente. E qualcuno, dopo aver sentito lo strepito dei tromboni dell’ufficialità politico-mediatica, potrebbe decidere di andare a verificare di persona se gli scriteriati che mettono in giro quelle brutte voci su Israele non abbiano almeno una piccola parte di ragione. E questo deve essere evitato ad ogni costo.
Ecco perché occorre uno sforzo supplementare per far circolare quelle parole, ed essere estremamente specifici nelle accuse allo stato d’Israele.
Nell’articolo che segue compare la parola "apartheid" in connessione con lo stato d’Israele, e chi la pronuncia, per storia personale, ha qualche titolo per parlare.
Traduco dall’inglese — Gianluca Bifolchi
BOICOTTATE LA FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO – http://achtungbanditen.splinder.com/

Rapporto ONU dichiara che l’occupazione israeliana è la causa del terrorismo

27 Febbraio 2008


Dugard: finché dura l’occupazione non aspettatevi la pace

GINEVRA – Un rapporto commissionato dalle Nazioni Unite dice che il terrorismo palestinese è l’"inevitabile conseguenza" dell’occupazione israeliana – un’affermazione che Israele ha respinto martedì come provocatoria.

Il rapporto – pubblicato sul sito web della Commissione per i Diritti Umani dell’ONU – dice che gli atti del terrorismo palestinese sono deplorevoli, ma "essi devono essere compresi come una dolorosa ma inevitabile conseguenza del colonialismo, dell’apartheid e dell’occupazione".

Il rapporto accusa lo stato ebraico di atti e politiche che rientrano in tutte e tre le categorie.

Finché c’è l’occupazione, ci sarà terrorismo, dice l’autore, John Dugard, un ricercatore indipendente sul conflitto israelo-palestinese, oltreché avvocato sud-africano che si impegnò contro l’apartheid negli anni 80.

Dugard dice nel rapporto che "il senso comune… detta che si faccia una distinzione tra atti di terrore sconsiderato, come quelli commessi da al-Qaeda, ed atti commessi nel corso di una guerra di liberazione nazionale contro il colonialismo, l’apartheid e l’occupazione militare".

Il rapporto chiede la fine dell’occupazione israeliana, citando i chekpoint e i posti di blocco che limitano i movimenti dei Palestinesi, la demolizione di case, e l’"ebraizzazione" di Gerusalemme.

Finché c’è l’occupazione "non ci si può aspettare la pace, e la violenza continuerà", si legge nel rapporto.

L’ambasciatore israeliano dell’ONU a Ginevra ha respinto l’analisi di Dugard.

Il rapporto di 25 pagine sarà presentato il mese prossimo alla commissione per i diritti umani, che risulta composta da 47 nazioni.

Dugard ricevette l’incarico nel 2001 come esperto non pagato per investigare sulle violazioni compiute da Israele.

Israele non permise che Dugard conducesse una missione d’inchiesta dell’ONU sulla sua offensiva a Gaza nel 2006.

Fonte: Middle East Online 

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