Un’interruzione brutale: la vita dopo il disastro

Thepublicsource.org. Di Rita Kabalan. The (dis)order report – L’esplosione di Beirut. (Di InvictaPalestina.org).
Vista dalla nuova casa di Charbel e Lena Nasser a Mar Mikhael. In lontananza, possono vedere la loro vecchia casa a Karatina, così danneggiata  da dover essere abbandonata,unitamente alla vita che un tempo, crescendo i loro figli ,condividevano con il quartiere. Per Charbel è stata anche la perdita di un luogo che aveva chiamato casa per due decenni. Mar Mikhael, Beirut. 13 ottobre 2020.
Charbel Nasser, 38 anni, tuttofare e idraulico, ha perso 10 chili dopo l’esplosione al porto di Beirut. Stabilitosi nella sua nuova casa, sta finalmente riacquistando l’appetito, ma ora fatica a trovare un impiego. Mar Mikhael, Beirut. 13 ottobre 2020.
Lena Nasser, 39 anni, e sua suocera, Khadija, 59 anni, condividono caffè e anguria dopo aver passato ore a pulire la loro nuova casa a Mar Mikhael. Khadija è sopravvissuta all’esplosione mentre faceva scudo ai suoi nipoti nella loro vecchia casa a Karantina. Mar Mikhael, Beirut. 13 ottobre 2020.
Maroun Saliba, 64 anni, siede con suo figlio Charbel, 33 anni, e il loro cane Cookie davanti alla loro casa, accogliendo i visitatori. Padre e figlio  vivono con ansia dal giorno dell’’esplosione. Proveniente da Karantina, Maroun intende restare e spera di ritrovare  quel senso di sicurezza ormai perduto. Karantina, Beirut. 4 ottobre 2020.
Nassr Shouwwakh Al-Qattan, 23 anni, nella casa che aveva in affitto  e dove viveva con  la famiglia mentre lavorava al porto. Ha passato due giorni a cercare tra le macerie i documenti d’identità della sua famiglia, trasferita con i parenti a Tripoli per trovare rifugio. Ha lasciato la Siria nel 2009 e ora di nuovo Karantina, poiché ha perso sia la casa, sia i mezzi di sussistenza. Karantina, Beirut. 23 settembre 2020.
Finestra all’interno della moschea Khalid Ibn al-Walid, gravemente danneggiata, dove i residenti pregano ancora ogni giorno in parti apparentemente più sicure, mentre la moschea viene ricostruita. Karantina, Beirut. 23 settembre 2020.
Aya, 13 anni, e sua sorella Aline, 5 anni, di Raqqa, in Siria, nel parcheggio fuori dalla loro casa, dove il padre lavora come inserviente. Entrambe le ragazze dicono che il loro sogno è quello di ottenere un’istruzione, ma la scuola di Aya è stata interrotta dopo che il suo scuolabus ha smesso di servire Karantina e i suoi genitori non potevano fare affidamento sui mezzi pubblici. 15 ottobre 2020.
Aline, 5 anni, gioca davanti a casa sua, dove la famiglia di sette persone condivide una stanza. Hanno perso tutto nell’esplosione, compresi gli elettrodomestici, che non possono sostituire a causa della crisi economica. Il loro alloggio,  legato all’impiego del padre come manovale edile, rende quasi impossibile per loro lasciare Karantina. 15 ottobre 2020.
Ghassan Mohammad Barakat (alias Abou Ahmad), 68 anni, si prende una pausa fumando una sigaretta. La piccola stanza che aveva in affitto  è stata distrutta. Da allora si è trasferito in uno spazio condiviso con altri siriani. Non può lasciare Karantina perché dipende dal quartiere per lavoro. È dove le persone lo conoscono e lo assumono per giardinaggio, pittura, lavori elettrici e molti altri lavori secondari. 23 settembre 2020.
I residenti di Karantina che sono sopravvissuti all’esplosione devastante del 4 agosto 2020, non hanno altra scelta che andare avanti in ciò che resta del loro quartiere, in parte per amore e in parte per necessità, o come dice Charbel, “scegli il tuo vicino prima  di  scegliere la tua casa. ” Karantina. Beirut. 22 settembre 2020.
Rita Kabalan è una fotoreporter libanese-americana con sede a Beirut. La sua pratica fotografica si concentra su migrazioni e rifugiati, movimenti sociali e rivolte e questioni ambientali. Il suo lavoro è stato presentato in Foreign Policy, Middle East Eye, Guernica, Le Temps e The Public Source, tra gli altri. È anche una collaboratrice dell’account Instagram di Everyday Middle East.
Traduzione per Invictapalestina.com di Grazia Parolari.

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