Da don Nandino Capovilla, di ritorno dalla Palestina occupata.

 

C’E’ CHI RIENTRA A CASA E CHI VIENE SCACCIATO PER SEMPRE

Aeroporto di Tel Aviv, 1 novembre 2007

In questi giorni, dall’Italia, ci hanno chiesto testimonianze e foto della tragica giornata di Bil’in. Effettivamente in questo ultimo report dalla Palestina  potremmo riportarvi i commenti durissimi del rappresentante del nostro consolato sull’uso criminale delle cosidette "pallottole di gomma", eufemismo che nasconde gli effetti devastanti di queste armi illegali di acciaio, solo rivestite di gomma, sparate su di noi, gente inerme che manifestava in modo nonviolento venerdi 26 ottobre.

Potremmo dilungarci sulle analisi mediche del dottore che nell’ospedale di Ramallah ha soccorso Andrea e che ci ha illustrato documenti fotografici e cartelle cliniche sulle terribili conseguenze sul corpo umano di queste armi proibite.

Potremmo raccontarvi ancora di incontri fatti e testimonianze raccolte oltre all’ultimo report da Nablus, dai coraggiosi Rabbini per i Diritti Umani agli israeliani dell’ICHAD che ricostruiscono le case dei palestinesi illegalmente demolite dal governo israeliano.

Potremmo farvi partecipi dello sgomento nostro, del dolore di Andrea, delle ore tragiche e difficili che abbiamo condiviso insieme. Perché quello che è accaduto è inaudito, ti lascia attonito. Ti fa paura, ti fa sentire impotente  e così fragile.

Ma quello che è accaduto ad Andrea succede ogni giorno in terra di Palestina. Senza motivo, senza logica. Migliaia e migliaia di feriti in questi anni hanno gridato come noi, come Andrea: “perché?”.  A  loro, raramente è giunta solidarietà dal mondo di fuori.

E allora, anche oggi, preferiamo ancora una volta usare la nostra voce per ‘scucire la bocca’ al popolo palestinese, oppresso e umiliato dall’occupazione militare. Vogliamo liberare il grido disperato degli abitanti del piccolo villaggio di QUSSA, a sud-est di Hebron, lungo il muro in costruzione. L’OCHA, Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, ci chiede di far conoscere l’ennesimo sopruso attuato in questi ultimi giorni dall’esercito: le ruspe hanno raggiunto il villaggio e hanno raso al suolo le poverissime abitazioni delle sue 25 famiglie. I funzionari delle Nazioni Unite hanno assistito impotenti a quest’ultima aggressione tesa a spostare definitivamente il villaggio. L’IDF è arrivato con alcune guardie private e i mezzi militari "sono penetrati nella foresta vicina per cercare le pecore degli abitanti. Essendo il periodo delle nascite degli agnelli, e’ stato scioccante -riporta Cristina Graziani che ha tradotto e diffuso l’appello- vedere come le jeep inseguivano gli animali, sapendo che ciò causerà aborti e, da ultimo, un disastro finanziario". Rappresentanti dell’ICRC (International Committee of the Red Cross) e dell’OCHA non sono riusciti nemmeno a convincere l’autorità israeliana a concedere agli abitanti un po’ di tempo per prendere le loro cose (il mangime per gli animali, le cisterne dell’acqua, i rimorchi, ecc).

È  per questo che, mentre lasciamo la Palestina, chiediamo anche a voi, che ci avete espresso tanta solidarietà tra gli ulivi insanguinati di Bil’in, di non lasciare soli questi nostri fratelli e sorelle che, a Qussa come in tutti i Territori Occupati, continuano ad essere derubati delle loro terra e del loro futuro. Che non solo sono lasciati soli a curarsi le ferite inflitte dall’occupante, ma che incessantemente vengono costretti dallo stesso a lasciare le loro case, i loro campi, il loro lavoro, i loro affetti.  

Nandino Capovilla, per il gruppo di Tutti a Raccolta 2007, Pax Christi Italia.

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