MESHA’AL: ‘Questa brutalità non spezzerà mai la nostra volontà di essere liberi’.

 

6 gennaio 2009, Khalid Mesha’al, leader dell’Ufficio politico di Hamas:
Questa brutalità non spezzerà mai la nostra volontà di essere liberi“.
Dal sito YMOUK, Young Muslims Organization United Kingdom, lettera pubblicata da “The Guardian”
 
“Per 18 mesi il mio popolo, a Gaza, è stato sotto assedio, incarcerato nella più grande prigione del mondo, isolato dalle vie di terra, aeree e marittime, in gabbia e senza viveri a sufficienza, e nemmeno medicine per i nostri malati. Dopo la lenta politica della morte sono arrivate le bombe. Nel posto che conta la maggior densità di popolazione del mondo, gli aerei da guera israeliani non hanno risparmiato niente, dagli edifici del governo alle case, le moschee, ospitali, scuole e mercati. Sono morte oltre 540 (ad oggi, 18 gennaio il numero è salito a circa 1300, ndt) persone e migliaia sono i feriti. Un terzo sono donne e bambini. Intere famiglie sono state massacrate, alcune mentre dormivano.
 
E si sta cercando di nascondere questo fiume di sangue con bugie e falsi pretesti. Per sei mesi, noi di Hamas abbiamo osservato il cessate il fuoco. Fin dall’inizio Israele lo ha rotto ripetutamente. Israele avrebbe dovuto aprire gli accessi a Gaza ed estendere la tregua alla West Bank e invece ha continuato a stringere il suo assedio mortale a Gaza, tagliando più volte le forniture di elettricità e di acqua. La punizione collettiva non si è fermata ma è aumentata, come pure gli omicidi diretti ed indiretti. 30 abitanti di Gaza sono stati uccisi dal fuoco israeliano e centinaia di pazienti sono morti come conseguenza diretta dell’assedio durante il cosiddetto “cessate il fuoco”. Israele ha goduto di un periodo di calma. Il nostro popolo no.
 
Quando la tregua stava per finire, abbiamo espresso la nostra disponibilità ad una nuova tregua in cambio della fine dell’assedio e dell’apertura di tutte le frontiere di Gaza, incluso Rafah. Le nostre richieste sono state lettera morta. Eppure eravamo ancora disposti ad una nuova tregua su queste basi in cambio di un completo ritiro delle forze di occupazione da Gaza.
 
Nessun razzo è mai stato lanciato dalla West Bank. Ma 50 persone sono morte e centinaia sono rimaste ferite là lo scorso anno per mano di Israele, mentre il suo espansionismo procedeva incessante. Noi dovremmo accontentarci di pezzetti di territorio sempre più piccoli, di una manciata di comuni alla mercè di Israele, completamente circondati da tutte le parti. La verità è che Israele cerca un cessate il fuoco unilaterale, che sia osservato solo dal mio popolo, in cambio di assedio, mancanza di viveri, bombardamenti, omicidi, incursioni e nuove insediamenti di coloni. Quello che Israele vuole è un cessate-il-fuoco gratuito.
 
La logica di quanti ci chiedono di fermare la nostra resistenza è assurda. Essi assolvono da ogni responsabilità l’aggressore che occupa la nostra terra, armato delle più potenti e micidiali armi di distruzione, e condannano la vittima, prigioniera nella propria terra occupata. I nostri modesti razzi artigianali sono il nostro grido di protesta al mondo. Israele e i suoi alleati americani ed europei vogliono farci uccidere in silenzio. Ma non moriremo in silenzio.
 
Quello che sta passando Gaza oggi l’aveva già vissuto Yasser Arafat. Quando si rifiutò di accettare i diktat israeliani, venne imprigionato nel suo quartier generale di Ramallah, circondato dai carri armati, per due anni. E quando anche questa mossa non riuscì a fargli cambiare idea, è stato avvelenato.
 
Gaza inizia il 2009 proprio come aveva iniziato il 2008: sotto il fuoco israeliano. Tra gennaio e febbraio dell’anno scorso erano morti 140 abitanti di Gaza sotto i raid aerei. E subito prima di imbarcarsi nel fallimentare attacco contro il Libano nel luglio 2006, Israele aveva fatto piovere migliaia di bombe su Gaza, uccidendo 240 persone. Dal giorno di Deir Yassin nel 1948 a Gaza oggi, la lista dei crimini di Israele è lunga. Le giustificazioni cambiano ma la realtà è sempre la stessa: occupazione coloniale, oppressione e interminabile ingiustizia. Se questo è il “mondo libero” di cui Israele sta difendendo i “valori”, come sostiene il suo ministro degli esteri Tzipi Livni, allora non vogliamo averci nulla a che fare.
 
I leader di Israele restano confusi, incapaci di definire degli obiettivi chiari per gli attacchi: dall’eliminazione del governo legittimamente eletto di Hamas e dalla distruzione delle sue infrastrutture all’arresto dei lanci di razzi. Siccome non sono riusciti a spezzare la resistenza palestinese hanno ridotto i loro obiettivi. Ora parlano di indebolire Hamas e limitare la resistenza. Ma non otterranno nessuno dei due. Il popolo di Gaza è più unito che mai, determinato a non farsi terrorizzare fin nella sottomissione. I nostri combattenti, armati della giustizia della loro causa, hanno già procurato molte perdite nell’esercito di occupazione e continueranno a combattere per difendere la loro terra e il loro popolo. Niente sconfiggerà la nostra volontà di essere liberi.
 
Ancora una volta, Washington e l’Europa hanno scelto di aiutare e sostenere il carceriere, occupante e aggressore, e di condannare le sue vittime. Speravamo che Barack Obama mettesse fine alla disastrosa politica della legalità di George Bush ma il suo inizio non è incoraggiante. Mentre si è subito mosso per denunciare gli attacchi di Mombai, non ha detto una parola dopo 10 giorni di massacri a Gaza. Ma il mio popolo non è solo. Milioni di uomini e donne che amano la libertà protestano contro l’aggressione israeliana, e non solo nei paesi arabi e in Israele, ma in tutto il mondo.
 
Israele sicuramente porterà enormi distruzioni, innumerevoli morti e sofferenze a Gaza. Ma troverà a Gaza la stessa cosa che ha trovato in Libano. Non ci spezzeranno con l’assedio e i bombardamenti e non ci arrenderemo mai all’occupazione.

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