Siria: in 2-3 mesi si vedrà se è pace o guerra.

Da www.ilmanifesto.it del 25 agosto

In 2-3 mesi si vedrà se è pace o guerra
Per la Siria dopo la guerra "perduta" in Libano il quadro mediorientale è del tutto cambiato

Stefano Chiarini
inviato a Damasco
La nuova condizione posta dal premier israeliano Olmert all’inviato dell’Onu Terje Roed Larsen per por fine al blocco aero-navale del Libano – l’invio di truppe internazionali sul confine siro-libanese e all’aeroporto di Beirut -, sta rimettendo in discussione, con i continui raid israeliani nel sud del Libano e nella Beqaa, il difficile cammino del cessate il fuoco.
La prima risposta del governo di Damasco a questa proposta che prefigura un vero e proprio assedio alla Siria, è stata durissima. Il presidente siriano Bashar al Assad, in un’intervista alla televisione al Arabiya – in cui ha ipotizzato un’alternativa secca pace-guerra nel giro dei prossimi due-tre mesi – ha dichiarato che il dispiegamento di forze militari straniere alla frontiera tra il suo paese e il Libano verrà considerato un «atto ostile», che potrebbe spingere Damasco a chiudere del tutto le sue frontiere con il Libano.
Molto duro anche il commento della resistenza libanese: Una proposta del genere equivarrebbe a «porre il Libano sotto mandato internazionbale», ha detto il deputato Hezbollah, Hassan Fadlallah.
Su questo sfondo i dubbi sul futuro ruolo delle forze multinazionali continuano ad aumentare sia in Libano che in Siria. Ne abbiamo parlato con il professor Issam el Zaim ex ministro della pianificazione e direttore dell’influente centro studi semi-ufficiale Arab Center for Strategic studies di Damasco. «Quel che stiamo vedendo in questi giorni – ci dice nella sua casa sulle colline della capitale – sta a dimostrare che, dopo essere stati sconfitti sul campo, americani e israeliani cercano ora, sfruttando le ambiguità della risoluzione 1701, di strumentalizzare l’arrivo delle forze multinazionali per strappare alla resistenza quella vittoria che è sfuggita loro sul campo».
Cosa pensa dell’invio delle truppe multinazionali nel sud del Libano?
Il nostro giudizio negativo sulla 1701, risoluzione di parte, ingiusta, e parziale, e sul fatto che invece non vengano mai applicate le risoluzioni che parlano del ritiro israeliano dai territori occupati, è noto. Per quanto riguarda le nuove truppe Unifil tutto dipenderà se saranno strumento, come temo, di questo tentativo di contenere, colpire e disarmare gli Hezbollah oppure se rispetteranno la volontà del popolo e la sovranità del Libano. Le forze politiche e di governo libanesi si sono trovati d’accordo sul fatto che il disarmo è un problema interno, che non spetta all’Onu decidere come il paese debba difendersi e infine che questo tema andrà affrontato in un secondo momento. Del resto il successo nella guerra contro Israele ha dimostrato una cosa: cosa dovrebbero fare gli hezbollah, posare le armi senza che si sia risolto nessun problema alla radice del conflitto? Mentre gli israeliani già parlano di «secondo round» ? O per favorire una normalizzazione del confine senza che Israele abbia lasciato la West Bank, le fattorie di Sheba o il Golan?
Si può parlare di un’importante svolta per il Medioriente?.
Non c’è dubbio. Per la prima volta un soggetto non statale arabo, un movimento espressione della comunità più marginale del paese, gli sciiti, che difendevano non solo il loro paese ma le proprie case, ha tenuto testa ad Israele per più di un mese. In secondo luogo si è registrata una totale perdita di credibilità dei regimi arabi filo-Usa, Arabia saudita, Egitto, Giordania. Il terzo fattore è la sconfitta israeliana, dell’intelligence in primo luogo, e della loro arroganza. L’ultimo punto da ricordare è il solco incolmabile, dopo 33 giorni di massacri ingiustificati, tra la totalità delle masse arabe e Israele, e soprattutto tra gli intellettuali arabi democratici e lo stato ebraico.
Quali conseguenze avrà tutto ciò in Libano?
Il dato piu interessante è la sconfitta della tesi israeliana e americana – ma anche del campo libanese filo-Usa (Hariri e Jumblatt) – secondo la quale i massicci bombardamenti avrebbero spinto i libanesi a rivoltarsi contro gli Hezbollah. E’ avvenuto esattamente l’opposto. Il fronte contrario ad un disarmo imposto al Partito di dio e ad un nuovo mandato coloniale Usa sul Libano – i due partiti sciiti Hezbollah e Amal, i settori cristiani vicini all’ex generale Michel Aoun, il Partito comunista, i laici di Selim el Hoss, i movimenti di Franjieh e Karame, i sunniti progressisti di Sidone, i drusi di Arslan – è già maggioranza nel paese e lo sarà presto in parlamento.
Che effetto ha avuto la guerra in Siria? Temete un possibile attacco israeliano?
In Siria sia il governo ma soprattutto il popolo hanno dato tutto il loro sostegno ai profughi e alla resistenza libanese e abbiamo assistito ad una mobilitazione della società civile senza precedenti. Una lezione di quanto sarebbe importante, proprio per battere i tentativi Usa di destabilizzazione, approfondire e allargare il processo di democratizzazione senza timidezze. Per quanto riguarda le minacce americane e israeliane penso che la lezione impartita loro in Libano da Hezbollah dovrebbe consigliare una certa prudenza. Pensate solo al crollo del mito del carro armato Merkava. Se ci colpiscono risponderemo subito e Israele potrebbe avere altre spiacevoli sorprese dopo quelle già riservategli dagli Hezbollah.

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