Stato sovrano? A Palermo arriva un’altra base Usa. Navale.

 

E a Palermo arriva un’altra base Usa. Navale
In Italia sette navi da guerra con 6 mila marines a bordo. A tempo
indeterminato. Obiettivi: Iran e Somalia

Proprio mentre il governo Prodi annunciava il nullaosta al raddoppio
della base Usa di Vicenza ed esplodeva la protesta contro tale
decisione, è arrivata in Italia, tacitamente, un’altra «base»
statunitense: il Bataan expeditionary strike group (Esg), un gruppo
navale di spedizione d’attacco la cui capacità offensiva è maggiore
di quella della Squadra di combattimento di stanza a Vicenza.
Esso è composto di sette navi da guerra, con a bordo 6 mila marinai e
marines, guidato dalla Uss Bataan (Lhd 5), una nave da assalto
anfibio della classe Wasp che, arrivata da Norfolk (Virginia), ha
fatto scalo a Palermo. Dal suo ponte di volo, lungo 250 metri e largo
30, possono partire circa 30 elicotteri da assalto e caccia Harrier a
decollo verticale. I suoi enormi mezzi da sbarco a cuscino d’aria
sono in grado di trasportare a una velocità di oltre 30 nodi, fin
sopra la riva, carichi di 60 tonnellate. Possono così rapidamente
sbarcare 2 mila marines, dotati di artiglieria di grosso calibro,
carri armati e veicoli militari. L’ammiraglia è affiancata da altre
due navi da assalto anfibio, la Shreveport e la Oak Hill; da tre
unità lanciamissili – l’incrociatore Vella Gulf, il
cacciatorpediniere Nitze e la fregata Underwood – e dal sottomarino
da attacco rapido Scranton della classe Los Angeles, armato di
missili Tomahawk, che serve anche da piattaforma per incursioni di
forze speciali in territorio nemico.
Questo possente gruppo navale da attacco – specificano i comunicati
ufficiali – opererà nel Mediterraneo non nel quadro della Nato
ma «quale forza da sbarco della Sesta flotta sotto il Comando europeo
degli Stati uniti»: dipenderà quindi dal quartier generale delle
forze navali Usa in Europa, situato a Napoli. Allo stesso tempo,
attraverso «esercitazioni bilaterali», contribuirà a «rafforzare la
partnership con le forze armate» di Italia e altri paesi mediterranei
ed effettuerà una serie di visite ai porti. Ma, poiché il Bataan Esg
è una «potente forza militare mobile in grado di essere inviata in
qualsiasi teatro di operazioni», durante lo spiegamento sarà suo
compito «rispondere a qualsiasi esigenza della nazione». Il gruppo
navale da attacco, quindi, «opererà sia nell’area della Sesta flotta
che in quella del Comando centrale», ossia nel Golfo dove l’Iran «sta
tentando di diventare una potenza nucleare» e «continua a fornire
appoggio ai ribelli che combattono in Iraq». Non è neppure escluso
che il gruppo navale sia inviato a sostenere la task force congiunta
del Corno d’Africa che, ultimata la fase di addestramento, opererà
con circa 2 mila uomini dalla base di Gibuti in questa «regione di
vitale importanza per la guerra globale al terrorismo».
Qualunque sarà l’impiego del Bataan Esg, una cosa è certa: il gruppo
navale da attacco è stato inviato nel Mediterraneo per essere pronto
in qualsiasi momento a essere impiegato nel Golfo o nel Corno
d’Africa. Secondo quanto annunciato, esso vi rimarrà per sei mesi, ma
è chiaro che tale periodo potrà essere esteso, o il gruppo navale
sostituito da uno analogo, nella «rotazione delle forze a spiegamento
avanzato». L’Italia verrà quindi sempre più usata quale trampolino
della «proiezione di potenza» statunitense verso sud e verso est. Non
è un caso che il gruppo navale da attacco giunga in Italia nel
momento in cui si decide l’ampliamento della base di Vicenza, così
che la Squadra di combattimento 173a brigata aviotrasportata possa
più efficacemente operare in Iraq e Afghanistan e partecipare ai
preparativi di guerra contro l’Iran.
Non è dato sapere chi nel governo e in parlamento era informato
dell’arrivo in Italia di una forza navale di tali dimensioni e chi ha
dato il nullaosta. E nemmeno quali esercitazioni condurrà con le
forze armate italiane e quali porti visiterà.

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Manlio Dinucci

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