30 mila firme per chiedere al Parlamento italiano la messa al bando delle cluster bombs-

Comunicato  29.3.07

Raccolte già 30.000 firme per chiedere al Parlamento la messa al bando delle cluster bombs ma la legge Italiana resta al palo.

 La raccolta delle firme avviata a Gennaio dalla Campagna Italiana contro le Mine per chiedere al Parlamento di estendere gli effetti della vigente legge sulle mine antipersona (374/97), anche alle cluster bombs ha raggiunto in questi giorni quota 30.000 firme, grazie anche alla pubblicazione dell’appello su quotidiani e settimanali nazionali, su siti nazionali e blog tra i quali quello di Beppe Grillo.

  In Italia il progetto di legge per la messa al bando definitiva di questi ordigni è stato      assegnato in Commissione Esteri presso la Camera dei Deputati dal 30 gennaio 2007, ed è ormai già da tre mesi in attesa della calendarizzazione in Parlamento.

  “Riteniamo che 30.000 adesioni  raccolte in tre mesi siano un risultato davvero significativo, la società civile supportando così intensamente  questa Campagna sta chiedendo al Parlamento e al Governo italiano di assumere una concreta linea politica nei confronti delle munizioni a grappolo, soprattutto alla luce dei risultati ottenuti dalla Conferenza di Oslo e da ciò che sta accadendo a livello internazionale – sostiene Giuseppe Schiavello direttore della Campagna Italiana contro le Mine. La posizione assunta in queste settimane dai Governi di Paesi dell’Unione Europea, in alcuni casi anche produttori di cluster, dovrebbe incoraggiare l’Italia a concretizzare le dichiarazioni d’intenti in una messa al bando definitiva di questi ordigni con effetti indiscriminati.”

“In questo senso, – continua Schiavello – in attesa della definizione di un Trattato Internazionale sulle munizioni a grappolo e dell’approvazione del Progetto di legge nazionale già sottoscritto da più di 140 Deputati  sarebbe  un atto di sensibilità e di coerenza politica adottare una Moratoria nazionale sulla produzione , uso e commercio delle cluster bombs, come accadde già nel 1994 con le mine antipersona quando l’Italia fu il primo Paese e bloccare l’uso delle mine, lanciando un chiaro segno di alto valore politico ed umanitario.

Nello scorso mese di febbraio 46 paesi hanno sottoscritto ad Oslo una dichiarazione che impegna alla totale messa al bando di questi ordigni entro il 2008, dopo che nello scorso Novembre era fallito l’ennesimo tentativo di regolare o proibire a livello internazionale l’uso delle munizioni cluster in seno alla  Convenzione sulle armi convenzionali (CCW). Tra i paesi che hanno assunto delle posizioni piuttosto decise verso le cluster bombs, tra i 46 paesi che hanno sottoscritto la dichiarazione di Oslo, 17 sono produttori e detengono circa il 50% della produzione mondiale di munizioni a grappolo.

Dopo il Belgio, primo paese del mondo ad approvare una legge che vieta l’uso, la produzione e lo stoccaggio delle cluster bombs, i risultati della Conferenza di Oslo hanno dato il via ad un’intensa attività dei Governi nazionali che ha portato alcuni Stati ad intraprendere iniziative mirate a mettere fine all’uso di questi ordigni: l’Austria e la Bosnia Erzegovina hanno annunciato una moratoria, la Cambogia contaminata da migliaia di cluster ha dichiarato che sosterrà la dichiarazione di Oslo, la Germania ha ribadito la volontà di adottare una legge nazionale sulle cluster ed infine anche la Gran Bretagna ha annunciato una prossima legge che vieterà l’uso di alcuni tipi di cluster.

 

ALCUNI DATI

Le cluster bombs (munizioni a grappolo) sono degli ordigni che hanno delle tragiche conseguenze umanitarie in quanto rimanendo inesplose sul terreno possono essere considerate delle vere e proprie mine antipersona pronte ad esplodere anche se solo sfiorate.

I paesi che hanno in uso questi ordigni sono 16: Arabia Saudita, Bosnia Erzegovina, Eritrea, Etiopia, Serbia, Finlandia, Francia, Israele, Nigeria, Olanda, Pakistan Regno Unito, Stati Uniti,  Sudan, Turchia.

I paesi contaminati dalle cluster bombs sono  22: Afghanistan, Albania, Arabia Saudita, Bosnia  Erzegovina, Cambogia, Chad, Croazia, Eritrea, Etiopia, Iraq, Kuwait, Laos, Libano, Pakistan, Russia, Serbia, Montenegro, Sierra Leone, Sudan , Siria, Tajikistan, Vietnam.   


2 Territori contaminati dalle cluster munitions: Cecenia e Kosovo

I paesi che producono munizioni cluster sono 32 e tra questi vi è anche l’Italia con la Simmel Difesa di Colleferro (Roma).

Il nostro paese inoltre è tra i 70 paesi detentori di stock di cluster bombs.

Secondo United Nation Mine Action Service (Unmas), nel solo Libano si contanto 1milione di munizioni cluster inesplose.

 

 

 

Campagna Italiana contro le Mine

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Fax 0685304326

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