Ahed Tamimi: simbolo di una nuova e coraggiosa generazione di palestinesi

MEMO. Di Hossam Shaker. Una ragazza ha sfidato l’occupazione con un coraggio senza pari. Negli anni scorsi, i media hanno trasmesso video in cui affrontava con audacia i soldati armati dell’occupazione, faccia a faccia, chiedendogli di lasciare i territori che stavano occupando con la forza, incurante delle loro minacce e attacchi. Questa ragazza palestinese, bionda, 16 anni, di nome Ahed Tamimi, è cresciuta nella cittadina di Nabi Saleh in Cisgiordania, esperta nell’arte della resistenza popolare e del confronto di massa con le forze armate dell’occupazione e con i coloni.

Nel corso della sua infanzia, Ahed ha perfezionato l’uso del linguaggio contro i soldati aggressivi e armati. Si rivolge a loro come bambini ribelli, li rimprovera sapientemente e degrada il loro esercito.  Nel fare ciò, usa la sua particolare arma: uno smart phone che registra il momento di sfida, per poterlo mostrare al suo popolo e al mondo intero.

Tutta la famiglia Tamimi ha adottato questo metodo, dopo essersi resa conto dell’impatto che un telefono ha nel mettere all’angolo i soldati dell’occupazione e nel fermare il loro comportamento aggressivo. I soldati non possono fronteggiare una telecamera che rivela al mondo intero le loro molestie nei confronti dei palestinesi e che mostra i loro volti.

L’occupazione non ha preso in considerazione il fatto che un giorno sarebbero esistiti gli smart phone e che sarebbero stati usati nelle trincee palestinesi durante lotte e confronti in città, villaggi e campi profughi. Oggi, dopo che il popolo palestinese sta vincendo la battaglia delle immagini esponendo la loro realtà esattamente com’è, la propaganda israeliana è impegnata nel cercare di distrarre il mondo da questa realtà e mascherare l’occupazione e gli insediamenti illegali. La macchina della propaganda cerca, inoltre, di giustificare la costruzione di muri e l’imposizione di un nuovo sistema di isolamento sui palestinesi. Nonostante questi ultimi sappiano che la loro battaglia non sarà decisa o vinta da una telecamera, sono consapevoli dell’impatto che questa ha anche solo nell’impedire alla propaganda israeliana di ingraziarsi i cuori e le menti di tutto il mondo.

Ahed Tamimi è stata arrestata il 19 dicembre 2017. Anche sua madre è stata arrestata, dopo averle fatto visita al centro di detenzione dell’esercito israeliano, qualche ora dopo. L’arresto è avvenuto dopo che Ahed aveva ammonito i soldati dell’occupazione poiché questi si erano radunati in prossimità della sua casa di famiglia per attaccare i giovani palestinesi della cittadina. La coraggiosa ragazza gli ha intimato di andarsene immediatamente, subendo poi un tentativo di percosse al quale lei, insieme a sua sorella, ha risposto con botte e calci costringendo i soldati ad andarsene. L’episodio è stato visto da milioni di persone sui social network, grazie alla telecamera di uno smart phone.

Ahed è uno dei simboli di una generazione palestinese piena di audacia, che rifiuta di reprimere la propria rabbia. È una generazione che proclama il proprio coraggio e alla quale non importano le percosse, gli arresti e le eventuali esecuzioni che potrebbero subire e che le forze dell’occupazione hanno sistematicamente commesso ai danni dei minorenni palestinesi dall’ottobre 2015. È diventato fin troppo facile per i soldati sparare a sangue freddo contro i minori.

Ahed Tamimi è un esempio dello sviluppo di una nuova generazione successiva a quella dell’intifada. Questa generazione dichiara la propria volontà di ribellarsi contro la realtà dell’apartheid e delle intimazioni sistematiche perpetrate nei loro confronti dalle forze dell’occupazione, incluse le campagne di arresto ogni mattina, accompagnate da attacchi militari sui villaggi e le irruzioni nelle case di notte. Migliaia di bambini palestinesi ricordano benissimo di essere stati svegliati da soldati armati che irrompono nelle loro stanze, alcuni con delle maschere sul volto, e Ahed è proprio una di questi bambini. Ha assistito agli arresti di alcuni membri della sua famiglia, tra cui il padre Bassem Tamimi, arrestato nove volte, finora, eppure risulta più determinata che mai a sfidare l’occupazione.

Questa generazione palestinese, piena di rabbia e collera causata dalla realtà dell’occupazione militare, non sa cosa significhi la paura. Un Presidente americano senza scrupoli che cede Gerusalemme all’occupazione militare israeliana è bastato a scatenare la rabbia del popolo palestinese che covava sotto la cenere. Questa sembra essere una nuova ondata di rabbia che ha iniziato ad assumere le caratteristiche di un’intifada, con l’uso di pietre e smart phone.

La leadership israeliana potrà credere di aver finalmente conquistato Gerusalemme, di aver interrotto il processo di formazione di uno stato palestinese e di aver assunto il controllo sul territorio. Tuttavia, questa logica arrogante porta a una situazione pericolosa, che essa stessa ha creato. Le forze dell’esercito, con le loro armi e munizioni, devono inseguire ogni giorno i bambini nei loro villaggi dando vita a scontri in strada e ai posti di blocco. Questi episodi allarmanti vengono visti in tutto il mondo, come gli scontri in cui 15 soldati armati hanno picchiato un giovane palestinese disarmato che aveva l’età dei loro stessi figli. Il ragazzo, Fawzi Al-Junaidi, è stato preso a pugni mentre gli tenevano la testa alzata. Anche lui è il simbolo di una generazione di palestinesi su cui l’occupazione israeliana non sarà in grado di imporre la propria dominazione.

Traduzione per InfoPal di Giovanna Niro

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