Diario dal Cairo

Diario dal Cairo. Dal nostro corrispondente Mostafa Rifai.

Mercoledì 4 settembre, ore 00:27. Giornata intensa di manifestazioni ovunque, dalla mattina alla sera. 

L’esercito attacca aree nel Sinai, vicino al confine con la Striscia di Gaza, uccidendo alcune persone e ferendone altre, in un’operazione dimostrativa per attirare l’attenzione.

L’esercito non è riuscito ad attirare i manifestanti pro-legalità nella sua trappola a piazza Tahrir, in quanto aveva dichiarato il ritiro dei carri armati dalla piazza stessa per aprirla ai cittadini, ma la gente s’è accorta della trappola vedendo i mezzi dell’esercito nascosti all’interno di alcune strutture pubbliche e in strade laterali.

Dunque il piano per attaccare o catturare il più gran numero di manifestanti fallì in pieno e le manifestazione si erano proseguite in molte zone causando maggior fastidio ai golpisti. 

Dunque il piano per attaccare o catturare il più gran numero di manifestanti è fallito in pieno e le manifestazione sono proseguite in molte zone causando gran fastidio ai golpisti.

La disobbedienza civile inizia a lasciare primi effetti sul governo golpista.  

L’Ente per l’Energia: il ministero dell’Elettricità e l’Energia, supplica i cittadini a pagare le bollette della corrente elettrica e tenere il ministero lontano dalla politica. 

La stessa cosa nelle dichiarazione del Ministro, in cui riferisce che coloro che intendono aderire alla disobbedienza civile e non pagare le bollette faranno crollare il settore. 

Oggi in tribunale al Cairo c’era la prima udienza nel processo che intende chiudere le trasmissioni de Al-Jazeera Egypt e altre tre testate TV che non sono gradite ai golpisti. 

A Suez la corte marziale del III Battaglione ha condannato all’ergastolo una decina di manifestanti civili pro-legalità e altri con il carcere con pene da 5 a 15 anni. 

Una campagna di mistificazione mediatica con giornalisti e artisti del mondo dello spettacolo per candidare Al Sisi – capo del golpe sanguinario – alle elezioni presidenziali. 

Alla faccia dei 6183 morti, degli oltre 18.500 feriti e delle altre migliaia di arresti, le persone scomparse per sempre e le 54 salme carbonizzate senza nome presso l’obitorio del Cairo. 

Ore 12:12. Il buongiorno della borsa del Cairo ai golpisti: oggi ha perso 7 miliardi di pounds, poco più di 1 miliardo di dollari, e le contrattazione sono ancora in corso. Il disavanzo pubblico ha superato il 90% del PIL.

Il debito interno e quello estero sono aumentati del 200%. Cose mai successe prima.

Giovedì 5 settembre, ore 00:46. Dal giornale El-Shaab www.elshaab.org Dichiarazione del generale Ahmed Sameh: “Il presidente Mursi ha subito tre tentativi di golpe, e ci sono 507 membri della Guardia Presidenziale ora sono in carcere”. “Al Sisi ha impedito la partenza dal paese a due membri dell’Alto Consiglio delle Forze Armate e ha li messi agli arresti domiciliari. All’interno dell’esercito si diffonde il desiderio del ritorno alle caserme”.

“Il giorno 30.06.2013, Al Sisi ha ingaggiato 76.411 membri dell’esercito e della polizia, vestiti in borghese e con le loro famiglie, per partecipare alle manifestazioni contro il presidente Mursi. Ciò è dimostrato dagli elenchi dei premi e straordinari pagati a loro”. “Al Sisi ha incaricato 57 tecnici per gestire interferenze per disturbare la trasmissione del canale satellitare de Al Jazeera da 6 postazioni del Servizio Segreto Militare”.

Ore 00:49. Articolo pubblicato sul caso di Al Jazeera. In una delle meraviglie della giustizia egiziana, la sentenza emessa dal giudice Hassouna Tawfik, vice presidente del Consiglio di Stato, riguardo la chiusura del canale satellitare Al Jazeer Mubasher Egypt e altre 4 canali, in cui descrive Al Jazeera come “demonio ribelle” che rifiuta di riconoscere la rivoluzione del 30 giugno 2013 e guida un complotto internazionale contro l’Egitto! Ma si tratta dello stesso giudice che il 23 ottobre 2011 aveva emesso una sentenza a favore di Al Jazeera, in cui manifesta stima per l’emittente e la descrive come la corona d’onore della mass media, dicendo: “La Corte per la Giustizia Amministrativa afferma che il canale Al Jazeera Mubasher Egypt è legata con accordi contrattuali con la Società Egiziana per i Satelliti – Nail Sat, e che tutte le documentazioni del processo non includono alcuna prova a dimostrazione di eventuali infrazioni di regole o che si sia violata la carta dei principi che organizzano le trasmissioni, la recezione satellitare o il codice d’onore per l’informazione e non ci sono prove che il canale abbia commesso infrazioni nelle modalità di trasmissione delle informazioni; non ha attaccato verità affermate, non ha scalfito le sensibilità delle religioni o la morale con alcuna critica insensata, non ha pubblicato turpitudini o diffamato onori, anzi, ha esercitato il proprio dovere informativo e civico con invidiabile professionalità. Inoltre, tale canale e le sue gemelle, erano e continuano ad essere a sostegno delle rivoluzioni della primavera araba contro i tiranni. Il canale non ha commesso alcuna infrazione e ha esercitato il proprio dovere d’informazione con professionalità e coraggio, nonostante restrizioni e persecuzioni di cui erano oggetto i suoi corrispondenti, e il popolo non dimenticherà mai il suo ruolo nella rivoluzione”.

Mentre lo stesso giudice nella sentenza di oggi, ha riferito: “Nel giorno di martedì [03.09.2013] presso la VII Circoscrizione della Corte di Giustizia Amministrativa, con presidente il giudice Hassouna Tawfik, vice presidente del Consiglio di Stato, ha deciso di sospendere la trasmissione e di chiudere i canali Al Jazeera Mubasher Egypt, Al Yarmuk, Al Qods e Ahrar 25, e di procedere per oscurarte tali canali”.

Ciò è stato riportato nella denuncia avanzata da Reda Barakawy, Omar Kamal Mohamed Mahmoud, Aly Mohamed Almahmoun e Mahmoud Farghali dal partito Giustizia Sociale e che avevano portato in causa il Principe dello stato del Qatar, il Presidente del Consiglio dei Ministri egiziano, il ministro per gli Investimenti, il ministro dell’Informazione, i presidenti delle amministrazioni per i canali e il Nile Sat e il presidente del Consiglio dei fiduciari dell’Unione di Radio e Televisione egiziana.

Ore 00:58. La resa dei conti dei golpisti non risparmia nessuno: il procuratore Generale della Repubblica ha aperto un fascicolo d’inchiesta contro Al Baradei con l’accusa di collaborazionismo con gli USA. L’accusa testualmente è: “Collaborazionismo con l’USA e collusione con i Fratelli Musulmani”.

Ore 08:46.  Il generale Mohamed Al Assar, vice ministro della Difesa, dopo le notizie degli arresti domiciliari ora si trova in carcere militare.

Come noto, il gen. Al Assar era contro il golpe militare e l’intromissione dell’esercito nella politica.

Queste sono le sue dichiarazioni nell’ottobre del 2011 e successivamente: https://www.facebook.com/photo.php?v=559973797385394&set=vb.115959925120119&type=2&theater

 

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