Giura il nuovo premier israeliano. E i coloni aspettano con fiducia la realizzazione del ‘Grande Israele’.


Tel Aviv – Infopal. Da ieri, il leader del Likud, Benjamin Netanyahu, è il primo ministro del nuovo governo israeliano, dopo il voto di fiducia espresso dalla Knesset, il parlamento.

Sarà un esecutivo formato da una coalizione di partiti di destra e di centro-sinistra che comprenderà anche gruppi ultranazionalisti ed estremisti, come Yisrael Beitenu e lo Shas.

Nel suo discorso di apertura, Netanyahu ha parlato di “pace con i palestinesi” e con “tutto il mondo arabo e islamico”. Ai leader dell'ANP di Ramallah ha offerto negoziati a tre livelli – sicurezza, economia e diplomazia -, ma non ha fatto alcun accenno alla formazione di uno stato autonomo palestinese.

In un esercizio di retorica, ha precisato: “Noi non vogliamo governare un altro popolo. Noi non vogliamo governare i palestinesi. Con un accordo permanente, i palestinesi avranno tutta la autorità di cui necessitano per amministrare se stessi”. Tuttavia, lo statuto del Likud, partito di governo, prevede espressamente che Israele mantenga il controllo dei territori palestinesi occupati nel 1967, e proibisce la creazione di uno stato palestinese.

Questo governo, avversato dal debole fronte pacifista interno, è invece molto apprezzato dagli estremisti e coloni violenti e razzisti che intravvedono la possibilità di realizzare il “grande sogno sionista”: la confisca di tutta la Palestina storica, di ampie aree esterne e la deportazione di tutti i palestinesi.

Nel suo discorso, Netanyahu ha poi confermato l'intenzione di proseguire la guerra contro il “terrorismo islamico” sul fronte nord e sud. Dunque, contro Hamas, Hezbollah e Iran. Proprio l'Iran è stato bersaglio di un duro attacco verbale del neo-premier.

Niente di nuovo sotto il sole, quindi. Il leader del Likud non smentirà la fama di estremista e guerrafondaio da lui ben meritata.

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