Il GPI e la XVI Conferenza dei Palestinesi d’Europa: commenti e impressioni

A cura del GPI – Giovani Palestinesi d’Italia. Abbiamo raccolto i commenti e le impressioni dei giovani palestinesi presenti alla XVI Conferenza dei Palestinesi d’Europa, svoltasi a Milano Assago domenica 29 aprile.
Unione.
Credo sia questa la parola che possa riassumere tutto. Mi sono sentita parte di qualcosa di grande. Vedere tante persone accomunate dalla stessa causa, dallo stesso immenso amore per la Palestina. Domenica, in quell’hotel non mi sono sentita sola, la Palestina non è sola.
Alleanza e Diritto al Ritorno.
Domenica il convegno è stato bellissimo. Oltre ad essere stato un ritrovo per migliaia di palestinesi da tutta Europa è stato anche utile per rinforzare il nostro spirito di alleanza e di ricordo del nostro diritto al ritorno.
Il workshop per i giovani è stato interessantissimo, gli interventi che hanno fatto le varie persone – dai deputati ai giornalisti agli attivisti -, sono stati sensati e corretti.
C’erano molti collaboratori e ringraziamo tutti quelli che hanno partecipato nel rendere un convegno così vivo.
Appartenenza.
1) E’ questa la parola che racchiude le mie sensazioni di domenica. Ho sentito di appartenere: fortemente, veramente, senza alcuna forzatura. Io appartengo alla cultura Palestinese, io sono Palestinese. Quando i miei occhi si sono emozionati alla vista della danza popolare, la dabke, mi sono guardata attorno. Nello stesso momento, tutti avevano gli occhi che brillavano d’emozione proprio come brillavano i miei. Quando ho lacrimato di tristezza per una storia drammatica come quelle che avvengono ogni giorno in Palestina, mi sono voltata e gli occhi di tutti lacrimavano come lacrimavano i miei. Quando mi sono arrabbiata perché il diritto al ritorno non dovrebbe neanche essere chiesto; quando mi sono arrabbiata perché non dovrebbe neanche esistere un festival, perché il ritorno non dovrebbe essere una cosa da implorare, una cosa per cui combattere; quando mi sono arrabbiata perché il diritto al ritorno dovrebbe essere una cosa scontata, come è scontato che ogni mattina il sole abbia la sua alba, tutti si sono arrabbiati con me. Quando tutte le donne facevano le zagarid, anche la mia lingua, ancora un po’ inesperta, cercava il proprio posto in quell’armonia tutta al femminile. Ho sentito le mie radici scoppiarmi dentro, domenica, la mia cultura fiorire, il desiderio di combattere per la mia causa, splendermi dentro. Mi sono sentita di “essere” e in un mondo dove tutti pensano ad “avere”, essere è stato bello. Ed essere Palestinesi è meraviglioso.
2) Secondo me è stata una bella occasione per conoscere tante persone che come me sono palestinesi ma non vivono in prima persona quello che avviene. È utile ogni tanto ricordare, magari anche per i più piccoli, la storia le loro origini. Unica nota negativa è che queste riunioni debbano essere fatte ad un pubblico di non soli palestinesi e la quasi totale assenza di italiani non è una buona cosa.
3) E’ stato un bel ritrovo dei Palestinesi in Europa, tanti Palestinesi europei. Quest’anno è stata un’occasione ancora più importante per via del 70° anniversario della Nakba. Ha avuto una valenza storica, una plusvalenza. Come ogni anni ci siamo incontrati in tanti, per rafforzare il senso di appartenenza, anche dei Palestinesi in Italia, visto che la comunità è molto piccolo rispetto a quella in Germania, Austria, Danimarca o altri Paesi del Nord dell’Europa.
C’è stata una forte impronta giovanile, sia come GPI sia come PalYouth in Europe. Durante il convegno abbiamo organizzato dei workshop.
Report dalla XVI Conferenza dei Palestinesi in Europa.
Fine 2ª parte.
Continua…

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