La costruzione del muro di separazione israeliano si ripercuote sugli accessi alle risorse idriche palestinesi

Betlemme-Ma’an. L’Autorità Palestinese per le Acque (PWA) ha accusato Israele di pregiudicare l’accesso all’acqua in alcune zone centrali della Cisgiordania occupata, a causa della costruzione di alcuni segmenti del muro di separazione illegale.

Secondo Wafa, l’Autorità Palestinese per le Acque ha dichiarato la settimana scorsa che un acquedotto vicino ad al-Jib nel distretto di Gerusalemme era stato danneggiato mesi prima quando le autorità israeliane avevano costruito una sezione del muro di separazione – una struttura che corre attraverso la Cisgiordania occupata e Gerusalemme Est, dichiarata illegale dal diritto internazionale e definita dagli attivisti “muro dell’apartheid” – aggiungendo che l’acquedotto non è stato riparato da allora.

Per questo motivo il presidente della PWA Mazen Ghneim ha affermato che il distretto di Ramallah in Cisgiordania, servito dall’acquedotto, soffre di carenze idrica. La situazione è esacerbata durante il periodo estivo.

La PWA ha aggiunto che, congiuntamente all’azienda Jerusalem Water (JWU), ha contattato sia le autorità israeliane che la compagnia israeliana per l’acqua Mekorot per tentare di risolvere il problema, aggiungendo di aver informato Israele della volontà di riparare l’acquedotto, ma senza ricevere risposta.

Secondo l’Instituto di Ricerche Applicate (ARIJ) di Gerusalemme, il 92,5 per cento della terra a al-Jib, dove si sono verificati i danni alla struttura, si trova nell’area C, al 60 per cento sotto pieno controllo militare israeliano in Cisgiordania, dove i palestinesi necessitano di permessi per costruire o riparare le infrastrutture.

Ghneim ritiene Israele responsabile per qualunque ulteriore conseguenza dell’emergenza idrica, appellandosi alla comunità internazionale per intervenire contro Israele e risolvere la situazione.

Un portavoce di Israele per Coordinamento della Attività governative nei territori (COGAT), l’agenzia militare responsabile per l’implementazione delle politiche governative israeliane nei Territori Palestinesi occupati, ha informato Ma’an che il danno occorso all’acquedotto di al-Jib è un risultato “del deterioramento della struttura, e non della costruzione della barriera di sicurezza”.

Il portavoce ha aggiunto che le autorità israeliane stanno pianificando di costruire un nuovo acquedotto nell’area nelle prossime settimane.

Secondo Amnesty International, quasi 200.000 Palestinesi in Cisgiordania non hanno accesso ad acqua corrente, una situazione che si aggrava durante i mesi estivi.

Infrastrutture decadenti, demolizioni regolari da parte dell’esercito israeliano degli acquedotti palestinesi, e restrizioni al consumo di acqua hanno gravemente pregiudicato l’accesso palestinese all’acqua.

Nel frattempo, solo la metà delle proposte palestinesi per progetti di miglioramento alla rete idrica sono state approvate da Israele tra il 1995 e il 2008, comparato a un tasso del 100 per cento di approvazione dei progetti israeliani, da uno studio citato in un report del 2013 dal gruppo per i diritti umani Al-Haq.

Al-Haq ha stimato che fino al 50 per cento delle forniture idriche palestinesi sono state deviate da Mekorot nei mesi estivi per soddisfare il consumo degli insediamenti illegali israeliani.

Gli israeliani, inclusi i coloni, hanno accesso a 300 litri d’acqua per giorno, secondo la EWASH, l’Organizzazione internazionale dell’acqua e delle fognature, mentre la media per la Cisgiordania è intorno ai 70 litri, sotto alle raccomandazioni minime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, 100 litri al giorno per esigenze sanitarie, di igiene e di alimentazione.

Traduzione di Marta Bettenzoli

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