La prigione israeliana di Ramle torna a fare cronaca: incursioni di forze speciali e noncuranza dei prigionieri malati

Ramallah – Pal-Info. Il Centro per i detenuti palestinesi “al-Ahrar” ha reso noti i dati ufficiali sui prigionieri palestinesi detenuti nella prigione israeliana di Ramle.

23 di questi sono ricoverati perennemente nell'ospedale della prigione in gravi condizioni di salute, ma senza ricevere le cure richieste.

Ahmed al-Batawi, ricercatore del Centro, ha riportato il caso del detenuto palestinese Mohammed Mustafa 'Abd el-'Aziz, di Jabaliya (Gaza).

Attualmente paralizzato in modo parziale alla schiena, Mohammed era stato brutalmente picchiato durante gli interrogatori che seguirono al suo arresto.

Ha subito tre interventi senza riportare alcun miglioramento: avrebbe bisogno di una quarta operazione chirurgica, ma è lui stesso a rifiutarla a causa del fallimento dei primi interventi.

Mohammed è detenuto da 10 anni ed era stato condannato a 12 anni di reclusione.

Anche Mansur Mohammed Mokadi, di Salfit, è rimasto paralizzato in seguito agli spari alla colonna vertebrale e alla gamba, per cui gli era stato amputato il piede sinistro. Oltre a queste gravi patologie, Mansur riporta diverse lacerazioni allo stomaco per le quali si richiede con urgenza un intervento chirurgico.

Abu Ra'ed, detenuto dal 01/07/2002 sta scontando l'ergastolo. Ha problemi ai reni e ha bisogno di un intervento per calcoli renali.

È già stato sottoposto a due interventi all'occhio destro e si dovrebbe intervenire una terza volta. Ad aggravare il suo stato di salute, anche i frequenti dolori e le infezioni ai denti.

Ahmed Mustafa an-Najjar, di Silwad (Ramallah), aveva problemi all'apparato respiratorio e non riusciva più a parlare e a mangiare. Gli è stato riscontrato un tumore alle corde vocali.

Arrestato il 20/12/2003, Mustafa è stato condannato a sette ergastoli. È stato sottoposto ad un intervento per l'impianto di un dispositivo ausiliare alla respirazione, ma i controlli sul suo stato vanno eseguiti con costanza e questo non avviene.

Il detenuto corre il rischio che il tumore si estenda ad altri organi, mentre nel breve tempo potrebbe non parlare più.

An-Najjar ha la cittadinanza statunitense, ma le ripetute visite del console Usa in carcere non hanno contribuito a favorire un allentamento sul suo trattamento.

Sono almeno otto anni che il Centro scrive alle autorità carcerarie israeliane perché si permettano cure ed interventi, ma finora la risposta è stata sempre negativa e l'ultima risale a pochi giorni fa.

Il carcere di Ramle è spesso al centro della cronaca non solo perché sede di scioperi dei prigionieri palestinesi in segno di protesta contro trattamenti disumani da parte delle autorità carcerarie israeliane, ma – come raccontato di recente da InfoPal – anche per gli abusi e le umiliazioni imposte ai familiari in visita.

Pochi giorni fa, si è ripetuto un altro episodio per il quale il carcere israeliano è noto.

Unità speciali dell'esercito d'occupazione hanno fatto irruzione nelle celle dei detenuti, col pretesto di verificare che non vi fossero oggetti tra quelli “proibiti”.

Il raid  – condotto con una violenza inaudita – si è concluso con la devastazione di gran parte degli effetti personali dei prigionieri palestinesi.

Sono state imposte delle multe a detenuti e a malati, e l'intera sezione è stata blindata.

Ai detenuti malati è stato severamente vietato allontanarsi dalle proprie celle, mentre diverse sedie a rotelle sono state danneggiate e non sono più utilizzabili.

Il direttore del Centro per i prigionieri “al-Ahrah”, Fu'ad al-Khafsh, ha ricordato infine che nella prigione israeliana di Ramle 30 detenuti palestinesi sono in grave pericolo di vita per patologie, tumori e malattie croniche gravi come quelle dei casi sopra riportati.

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