Le 'sanzioni pecuniarie' ai prigionieri palestinesi: un'altra forma di estorsione 'legale'

Ramallah – Infopal. 'Eissa Qaraqe', Ministro per gli Affari dei Prigionieri palestinesi ha fatto una dichiarazione scioccante: “Le autorità carcerarie israeliane impongono ammende esose ai nostri prigionieri come forma di punizione”.

Prendono infatti la forma di “sanzioni pecuniarie” i furti ai danni dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane..

Solo nel mese di luglio, con questo sistema, sono stati rubati 250.000 NIS (Shekel israeliani).

Questa pratica fa parte delle misure restrittive imposte a prigionieri e detenuti palestinesi. Misure che negli ultimi mesi hanno visto un deciso inasprimento.

Ogni giorno, detenuti e prigionieri palestinesi devono sopportare incursioni notturne nelle loro celle, confische degli effetti personali e del proprio denaro, isolamenti e divieti di visita dei familiari.

Tra le altre angherie, nella prigione di Megiddo è stato denunciato il furto di 35.0000 NIS, sotto forma di “sanzione pecuniaria”.

Qaraqe' fa sapere che 300 NIS non sono sufficienti ai prigionieri che, sottoposti all'ennesima umiliazione, non hanno altra scelta che acquistare i beni di cui necessitano all'interno delle prigioni, a prezzi esorbitanti, ovvero quelli imposti loro dalle autorità carcerarie israeliane.

Queste “sanzioni pecuniarie” – accusa Qaraqe' – hanno colpito circa il 90% dei detenuti palestinesi.

Ogni anno, il Ministero per i Prigionieri palestinesi si fa carico di una spesa pari a 14 milioni di NIS per il pagamento di ammende e sanzioni di questa natura. 14 milioni che vengono versati nelle casse di Israele.

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