L’Eredità di Balfour: 100 anni di lotta palestinese

Sabato 2 dicembre dalle ore 15:00 alle ore 18:00L’Eredità di Balfour: 100 anni di lotta palestinese

Evento FB: https://www.facebook.com/events/2385968988294867/

Usb Lombardia – Via Paolo Giacometti, 11, Milano

Una conferenza in occasione del 100° anniversario della dichiarazione Balfour
che ci aiuterà a comprendere meglio la vicenda palestinese attraverso cento anni di lotte.

PROGRAMMA

– Introduzione a cura di USB

– Alfredo Tradardi, 1897 – 1917 – 1947 – 2007, la date del sionismo

  •   The Lab L’industria israeliana della violenza di Yotam Feldman, (video, 15’)

– Viviana Codemo, il colonialismo di insediamento nel pensiero di Fayez Sayegh

  •   “100 Balfour Road”, (Video 11’34”)

– Diana Carminati, La dichiarazione Balfour: Terra promessa o colonialismo di insediamento?

– Gabriella Bernieri, Affrontare il colonialismo di insediamento globale dei nostri giorni

 
 
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Sabato mattina 2 dicembre ore 11,00 – Piazza San Babila

Milano per la Palestina organizza

Evento FB: https://www.facebook.com/events/240798926455976/

#CambiaGiro
Pedala per i diritti dei Palestinesi

Giro d’Italia 2018

Partecipa alla biciclettata l’associazione dei giovani palestinesi.

Una pedalata di gruppo per dire No alla partenza da Israele del Giro d’Italia.

Partenza ore 11:00 Piazza San Babila. Il percorso prosegue per Duomo, Cordusio, Cairoli e si conclude in Via Solferino 28, davanti alla sede storica del gruppo RCS. Portare bandiere e quanto necessario per dare visibilità. Durante il percorso si informerà la cittadinanza sui motivi della manifestazione.

Sostieni i diritti del popolo palestinese.  Non facciamo un uso strumentale dello sport.

→ Perchè il Giro dovrebbe partire da Israele?
Per colorare di rosa le continue violazioni di diritti umani nei confronti del popolo palestinese da parte di Israele.→ Perchè inizia a maggio?
A maggio 2018 Israele, insieme a RCS e Gazzetta dello Sport, festeggerà 70 anni della sua fondazione, mentre i palestinesi ricordano il giorno della Nakba: la catastrofe. 15/05/1948: inizia la pulizia etnica con 800 mila palestinesi espulsi violentemente dalla loro terra.
→ Perchè RCS e Gazzetta dello Sport sostengono Israele?
Israele sborsa 4 milioni di euro direttamente a RCS Mediagroup per i diritti di ospitalità.Per le iniziative in altre città (Bologna, Cagliari, Follonica, Milano, Napoli, Roma, Torino e Udine):

https://www.bdsitalia.org/index.php/campagne/sportivo/2352-pedala-diritti

Appello degli organizzatori

Mostriamo la più profonda indignazione e contrarierà per la scelta della RCS Mediagroup S.P.A. di far partire l’edizione 2018 del Giro d’Italia da Israele, dove si svolgeranno le prime tre tappe.

L’etica dello sport prevede che la nostra pratica sia lontana da ogni sopruso, violenza e discriminazione: gareggiare in Israele significa invece sostenere un sistema coloniale e di occupazione militare che piega quotidianamente il popolo palestinese da ormai quasi un secolo.

Denunciamo inoltre la mistificazione insita nella ragione ufficiale della partenza da Israele, ovvero la volontà di dedicare questa edizione del Giro alla memoria di Gino Bartali, il cui nome è incluso tra i Giusti tra le Nazioni”, in quanto “avrebbe salvato” diverse centinaia di ebrei italiani dalle persecuzioni nazifasciste. Ancora una volta dietro il paravento della terribile tragedia dell’olocausto si tenta di far passare l’associazione tra “ebraismo” e “sionismo”, confondendo volutamente due termini che hanno accezioni molto diverse, per poter tacciare di antisemitismo quanti si mobilitano contro l’occupazione illegale della Palestina.

Siamo convinti che lo sport debba riavvicinare i popoli e promuovere la pace; far partire il 101° Giro d’Italia da Israele è invece un’inaccetabile speculazione politica, che nasconde e giustifica la sua politica di occupazione e apartheid.

Questo tipo di eventi (ne sono prova anche i 4 milioni di euro stanziati da Israele per l’organizzazione del Giro) rientrano in una precisa strategia che mira a presentare uno stato colonialista e razzista come una democrazia colta e moderna, per ripulirne l’immagine a livello internazionale. Immagine macchiata invece dagli orrori compiuti in 70 anni di occupazione militare caratterizzati da violente operazioni militari (vedi Gaza), rastrellamenti, uccisioni, arresti indiscriminati persino di bambine e bambini, abusi continui, il furto di terra e dell’acqua, la costruzione del muro dell’Apartheid. Violenze che i colonizzatori chiamanodiritto a difendersi” mentre nella pratica si traducono nel “diritto ad occupare”.

Crimini che, è facile prevedere, il Giro d’Italia non solo non mostrerà ma si propone di celare.

Ribadendo i nostri valori di giustizia e non discriminazione, non possiamo permettere che lo sport venga strumentalizzato in questo modo, macchiandolo e rendendolo connivente, insieme all’Italia intera, con i crimini verso un popolo occupato e vittima innocente.

Come firmatari di questo appello, chiediamo

• di aderire alla campagna di boicottaggio dell’ingerenza israeliana nel Giro d’Italia 2018

• a chi deciderà di parteciparvi, di farlo con un chiaro segno di solidarietà al popolo palestinese

inserendo nella propria divisa una bandiera palestinese.Vogliamo dire con chiarezza:

#ioNONgiro le spalle all’occupazione della Palestina

#ioNONgiro lo sguardo dinnanzi alla volontà di ripulire l’immagine di Israele

#ioNONgiro d’Italia 2018 in Israele

No alla partenza del Giro d’Italia 2018 da Israele!

 

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Fermiamo le ruote dell’occupazione
a cura di Dirar Tafeche


PRIMA TAPPA prevista del giro


 

1 – Deir yassin

– Attaccata il 9 apr. 1948.

– N. abitanti nel ’48, 708.

– N. case 144, nel 1944.

– Pulizia Etnica: totale.

– Distruzione villaggio: parziale.

– Oggi è la cittadina Kfar Sha’ul.

Testimonianza del massacro:Dal libro “Vittime” di Benny Morris, pag. 265:

“Avvenne con l’approvazione dell’ Haganah e in stretta collaborazione con esso … [fornirono] il fuoco di copertura e due squadre delle Palmah con alcuni blindati parteciparono alla battaglia”.
“ Intere famiglie crivellate di colpi e frammenti di granate, e sepolti sotto le macerie delle loro case, uomini, donne e bambini falciati mentre fuggivano dalle abitazioni, prigionieri passati per le armi. E dopo la battaglia gruppi di vecchi, donne bambini, trasportati su autocarri scoperti per le vie a Ovest di Gerusalemme in una sorta di “trionfo” nello stile dell’antica Roma”.
“Alcuni sono stati brutalmente eliminati dai loro catturatori” “I maschi adulti sono stati portati in città su alcuni camion, fatti sfilare per le strade, riportati al punto di partenza e fucilati con mitragliatrici e fucili mitragliatori. Prima di caricarli sui camion, gli uomini dell’ IZL e della LHI hanno frugato donne, uomini e bambini e prendendo denaro e gioielli. Il trattamento riservato a costoro è stato particolarmente barbaro, con calci, pressioni con le canne dei fucili, sputi e insulti (alcuni abitanti di Givat Shaul hanno partecipato alle sevizie)”.2 – Musrara è un quartiere dove esiste un museo chiamato Museum of the Seam. La palazzina, edificata nel 1928, appartiene alla famiglia palestinese Baramki, che tutt’oggi vive a Gerusalemme, ma è considerata assente.

3 – Talbya è il quartiere dove nacque Edward Said.

4 – Jabotensky St. Ze’ev Jabotensky fu un sionista che aveva sempre ammirato Bonito Mussolini. La strada incrocia il percorso (o forse per un breve tratto lo percorre), quindi è in contrasto con gli ideali di Bartali.

5 – International Christian Embassy, un’associazione di evangelisti tra i più fanatici e fondamentalisti. Il loro sito non lascia alcun dubbio sulle loro aspirazioni. Loro sede è la villetta della famiglia Haqq, il cui nonno, fuggito dal Caucaso ai tempi della repressione dello Zar si era stabilito in Palestina e, successivamente il figlio e il nipote, tutti e due architetti, progettarono e costruito la villetta. Il figlio Hani, oggi vive come profugo ad Amman in Giordania.

6 – Il Quartiere Marocchino è stato distrutto il 10.6.1967, quattro giorni dopo l’inizio della guerra, per far spazio alla piazza del muro del pianto.

7 – Lifta è un emblema della Pulizia Etnica Vivente in quanto la maggior parte dei suoi abitanti sono tutt’ora residenti a Gerusalemme, vedono le loro case ma sono “assenti” in quanto alla loro proprietà.

– Attaccata il 1 gennaio 1948.

– N. abitanti nel ’48: 2.958.

– N. case nel 1931: 410

– Pulizia Etnica: totale.

– Distruzione del villaggio: parziale.

– Oggi è abbandonata.

 

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