Notizie dal Gaza Freedom March.

Riceviamo e pubblichiamo.

 

1/Gaza Freedom March: l’Egitto minaccia gli attivisti ma i manifestanti si stanno concentrando a Il Cairo

Si sta ulteriormente irrigidendo nelle ultime ore la posizione delle autorità egiziane, di pari passo con l’intensificarsi delle pressioni statunitensi e israeliane sul regime fantoccio di Mubarak. Il corrispondente de Il Manifesto in Medio Oriente Michele Giorgio informa che il ministero degli esteri del Cairo ha prima categoricamente vietato l’ingresso a Gaza ai partecipanti alla «Gaza Freedom March» e subito dopo ha revocato l’autorizzazione anche a «Viva Palestina», il convoglio umanitario guidato dal parlamentare britannico socialista George Galloway partito da Londra il 6 dicembre e che, dopo aver attraversato vari paesi europei, Turchia, Siria e Giordania, è giunto il 24 dicembre al porto di Aqaba, pronto ad attraversare il golfo e a percorrere le ultime centinaia di km fino a Rafah. Galloway aveva ricevuto l’assicurazione che il 27 sarebbe entrato nella Striscia di Gaza ma ora gli egiziani sono disposti a far entrare solo gli aiuti e non le persone, peraltro non attraverso Rafah ma per il valico israeliano di Kerem Shalom. Una doppia beffa per chi ha come obiettivo dichiarato proprio quello di rompere il blocco israeliano di Gaza ad un anno esatto da «Piombo fuso».
Il Cairo ora minaccia di impedire in ogni modo l’accesso dei 1.400 attivisti internazionali ad El Arish, la cittadina nel nord del Sinai situata a poche decine di km da Rafah, che dovrebbe diventare il punto di raduno della «Gaza Freedom March», prima dell’ingresso a Gaza. Inoltre continua ad avvertire che qualsiasi protesta pubblica, anche la più pacifica, e «violazioni della legge» da parte dei cittadini stranieri verrà dispersa con la forza. Un ammonimento da prendere sul serio in un paese dove i diritti degli oppositori vengono sistematicamente calpestati.

Nonostante l'ulteriore irrigidimento della posizione egiziana, che nelle ultime ore ha confermato che non consentirà né l'accesso alla Striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah né altre manifestazioni politiche ai 1400 attivisti che da 43 paesi del mondo stanno convergendo al Cairo, il comitato organizzatore della grande manifestazione internazionale ha confermato che la marcia ci sarà comunque e che sarà utilizzato qualunque mezzo a disposizione per attraversare il confine e violare così un embargo che ormai da tre anni sta strozzando la popolazione palestinese del piccolo territorio assediato da un lato da Israele e dall’altro dall’Egitto. Dall’Italia sono in totale 140 gli attivisti che parteciperanno all’iniziativa, organizzati con il Forum Palestina e con Action for peace; molti di loro sono già arrivati in Egitto a partire da ieri mattina per cominciare a prendere contatto con le delegazioni degli altri paesi e rafforzare le pressioni sul governo egiziano. «Tutte le organizzazioni promotrici hanno confermato l’intenzione di procedere come stabilito» – ha detto al Manifesto Germano Monti, del Forum Palestina – «Il divieto egiziano non è da sottovalutare ma occorre tenere presente che nessuna delegazione entrata a Gaza nell’ultimo anno è mai stata autorizzata preventivamente. Bisogna far crescere la pressione sul governo egiziano affinché revochi un divieto improvviso, motivato con ragioni pretestuose, dopo che da mesi l’associazione (statunitense) Code Pink aveva concordato sia la data di ingresso nella Striscia che quella di uscita».

Dello stesso parere l’ex vicepresidente del Parlamento europeo e rappresentante di Action for Peace Luisa Morgantini. «I partecipanti stanno arrivando, l’iniziativa resta in piedi nonostante i grossi ostacoli che sta ponendo il governo egiziano. Noi continueremo a premere sulle autorità locali, cercando di convincerle dell’importanza della nostra iniziativa per la popolazione di Gaza. Dobbiamo auspicare che, con il trascorrere dei giorni, l’atteggiamento egiziano diventi più flessibile». Il 31 Dicembre la Marcia internazionale dovrebbe unirsi ad una grande manifestazione che vedrà migliaia di palestinesi dalla Cisgiordania recarsi al valico di Herez per cercare di oltrepassarlo.
La tensione tra Egitto e Gaza è altissima da quando il regime di Mubarak ha iniziato la costruzione di un nuovo muro sul confine meridionale della Striscia, un muro di acciaio che si incunea nelle profondità del terreno per ben 18 metri in modo da impedire l'uso dei tunnel che in questi tre anni hanno consentito alla popolazione di Gaza di alleggerire lievemente l' assedio criminale cui è sottoposta. Finora gli appelli provenienti da associazioni e gruppi politici a lasciar passare la marcia che hanno tempestato le ambasciate egiziane in tutto il mondo non hanno convinto le autorità del Cairo, che hanno anzi citato i “messaggi antiegiziani giunti da più parti” come ulteriore scusa per bloccare la mobilitazione. Il riferimento è all’invito da parte di alcuni gruppi di solidarietà con la causa palestinese a boicottare il turismo occidentale in Egitto, per convincere il Cairo a rinunciare ad una tolleranza nei confronti delle politiche militariste e colonialiste israeliane che negli ultimi tempi è diventata piena complicità.
Appelli alla mobilitazione e dichiarazioni di sostegno o adesione alla Marcia arrivano da ogni luogo, dai comitati popolari di Bil'in e Nil'in, località simbolo della lotta contro il muro israeliano in Cisgiordania, fino ad arrivare alle reti di ebrei contro l’occupazione di vari paesi del mondo, tutti i movimenti politici palestinesi, organizzazioni sindacali e partiti di sinistra e progressisti di ogni parte del globo, veterani della lotta contro l'Apartheid sudafricana e reduci dell'olocausto nazista.

2/Pressing sull'Egitto e manifestazioni oggi e domani in tutta Italia a sostegno della Gaza Freedom March

Il comitato organizzatore della Gaza Freedom March continua ad invitare tutti a far sentire la propria voce per chiedere al Cairo di cambiare posizione, inviando le proprie proteste per email o per fax o chiamando le ambasciate egiziane nei vari paesi. Domani a Roma dalle 11 alle 13.30 si terrà di fronte all'ufficio del turismo egiziano in via Bissolati 19 un volantinaggio di protesta contro la posizione del governo del Cairo.
Invece Free Palestine, la piattaforma che da tempo promuove iniziative in solidarietà del popolo palestinese ha indetto per oggi 27 dicembre ''ad un anno dal massacro di Gaza'', un presidio in piazza Castello, a Torino ''per dimostrare la vicinanza alla gente di Gaza''. ''Il Governo israeliano – ricorda Free Palestine – sabato 27 dicembre 2008 lanciò un massiccio attacco militare su Gaza: centinaia di bombe su 240 obiettivi, nella zona più densamente popolata del mondo uccidendo centinaia di persone e ferendone migliaia, in buona parte civili. La tragedia arrivò dopo due anni di assedio in cui Gaza fu tagliata fuori dal resto del mondo producendo la più grave crisi umanitaria dall'inizio dell'occupazione israeliana, con il 79,4% della popolazione della Striscia sotto la soglia di povertà, ed un tasso di disoccupazione del 45,5%. Noi vogliamo far sentire la nostra solidarietà a questa persone che hanno, come unica 'colpa' quella di chiamarsi palestinesi e essere nati in Palestina''.

3/ I partecipanti al “Convoy to Gaza” si preparano allo sciopero della fame

Alcuni dei partecipanti al convoglio organizzato da Viva Palestina, www.vivapalestina.org, hanno iniziato, oggi 27 dicembre, alle ore 11.25 uno sciopero della fame per protestare contro il rifiuto del governo egiziano di permettere l'ingresso in Egitto del convoglio.

Trattative diplomatiche sono in corso tra i governi turco e egiziano sull'ingresso del convoglio in Egitto. IHH, la maggiore organizzazione umanitaria turca, ha 63 veicoli presenti nel convoglio..

Anche il governo siriano ha fornito aiuti e veicoli, come il governo della Malesia. Più di 400 persone di 17 paesi stanno partecipando al convoglio di 150 veicoli, che sta trasportando aiuti sanitari, umanitari e per le scuole a Gaza.

Il convoglio, come è noto è partito da Londra il 6 dicembre e ha percorso circa 3.000 miglia (5.000 km) attraverso l'Europa e il Medio Oriente. Ma ora il convoglio e il suo carico di aiuti è fermo al porto giordano di Aqaba essendo stato negato l'ingresso in Egitto.

Il deputato inglese, George Galloway, che viaggia con il convoglio ha dichiarato: 'Israele ha tenuto Gaza sotto assedio per tre anni e mezzo contro il diritto internazionale. Non ha permesso l'ingresso di aiuti o di materiali per la ricostruzione dopo l'attacco di inizio anno.. Il nostro convoglio è determinato a rompere l'assedio e a far arrivare rifornimenti urgenti e necessari.
Le condizioni psicologiche sono ottime nel nostro compound a Aqaba, e non andremo da nessuna parte eccetto che a Gaza.'

Alle 11.25 del 27 dicembre 2008 Israele ha sganciato la sue prime bombe sulla popolazione assediata di Gaza. In tre settimane di attacchi aerei, dal mare e via terra, più di 1.400 palestinesi sono stati uccisi.

I partecipanti allo sciopero della fame consumeranno solo liquidi fino al momento in cui sarà permesso entrare in Egitto..

I membri del convoglio hanno organizzato nel primo anniversario dell'inizio dell'operazione piombo fuso una dimostrazione insieme ai giordani. In serata più di 1400 candele saranno accese per una vigil.

Il convoglio è stato organizzato da Viva Palestina e dalla associazione Palestine Solidarity Campaign, la più grande organizzazione inglese di solidarietà con il popolo palestinese.

 

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