Rafah: la crisi idrica minaccia «il paniere alimentare» della Striscia di Gaza

1855078948Rafah – PICLe rughe sul viso di hajj Ali Abou Essihiban, 68 anni, riflettono una vita difficile e la sofferenza nel vedere le condizioni, sempre più deplorevoli, della sua regione, quella di al-Shawka, a Rafah, nella Striscia di Gaza.

L’uomo soffre nel vedere lo stato di rovina di questa regione che era stata un tempo il «paniere alimentare» dell’intera Striscia di Gaza.

La zona di al-Shawka, al sud del distretto di Rafah, al sud della Striscia di Gaza, ha una superficie di circa duemila ettari e conta 17.860 abitanti.

Tale zona riceve l’acqua col contagocce, ogni cinque giorni, per riempire le cisterne delle proprie case. E quando queste cisterne cominciano a svuotarsi, inizia un altro problema. Bisogna contattare una centrale idrica. E quella più vicina è a cinque chilometri, spiega un residente, Abu Salem Essihiban, che è obbligato a spendere più di duecento shekel mensilmente per procurasi acqua, proprio lui che fa fatica a trovare lavoro.

Soluzioni provvisorie

La crisi idrica è ancora più grave quando si è agricoltori e si ha bisogno di irrigare la terra, come Riyad Asaad, che non ha altra scelta che acquistare l’acqua da altre fattorie con pozzi sui propri terreni.

E durante la stagione estiva, il calore incrementa la crisi, così come l’interruzione ripetuta dell’elettricità.

Gli occupanti e i  pozzi palestinesi

Il palestinese Riyad Jarthon racconta la propria storia: aveva un pozzo che gli forniva acqua per irrigare verdure e vendeva il resto agli abitanti della zona. Ma questo pozzo appartiene ormai al passato poiché distrutto dagli occupanti. Ora, è obbligato a comprare acqua anziché venderla.

Nuovo vecchio problema

Mansour Brik, presidente della municipalità di al-Shoka, spiega che la crisi idrica non è una novità. Era iniziata con la chiusura della linea di Mikrot, all’inizio dell’Intifada di al-Aqsa.

La municipalità lavora con l’autorità palestinese delle acque, per far funzionare la linea di Mikrot. Tuttavia, l’azienda che la dirige impone condizioni impossibili: esige che tutte le fattorie paghino gli antichi debiti di milioni di shekel.

«Malgrado tutti gli sforzi compiuti, non è stato possibile far funzionare la linea di Mikrot che avrebbe potuto risolvere il 50% della crisi», afferma il presidente della municipalità di al-Shawka.

Al-Shawka possiede altre risorse idriche, insufficienti, tuttavia, ai bisogni della popolazione: pioggia, acque sotterranee, acqua dei pozzi… Insufficienti per una zona tanto vasta in cui si trovano diversi valichi, come quello di Karem Abu Salem e di Sufa.

Una crisi più grave

La crisi di questa zona è solo un esempio della grande crisi idrica che interessa tutta la Striscia di Gaza. Il 97% dell’acqua di Gaza non è potabile, conferma Amjed al-Shawa, direttore delle reti private. Gli abitanti della regione soffrono di una mancanza vitale di acqua e delle aggressioni ripetute condotte dagli occupanti sionisti.

Questa regione, che rappresentava il paniere alimentare dell’intera Striscia di Gaza, è ormai colpita da un importante spopolamento che spinge i residenti verso l’esilio, afferma Amjed al-Shawa.

Invita, quindi, ad una soluzione strategica nei riguardi della crisi idrica, a sostenere il settore agricolo, a proteggere le fattorie, a unire gli sforzi dei media per sollevare tale crisi.

Traduzione di Giovanna Vallone

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