Rapporto: tra assedi e bombardamenti, aumenta la sofferenza dei profughi palestinesi in Siria

Londra-Quds Press. Il Gruppo di lavoro per i palestinesi in Siria ha reso noto che l’assedio imposto sul campo profughi di Yarmouk, a Damasco, prosegue ancora.

Il gruppo ha sottolineato che gli abitanti del campo stanno facendo ricorso a mezzi primitivi per la sopravvivenza, alla luce dell’interruzione di energia elettrica, che prosegue per il quarto mese consecutivo, e la mancanza di gas per la cottura, oltre a tutte le altre tipologie di combustibili.

In un rapporto sulla situazione dei campi profughi palestinesi in Siria, diramato martedì 27 agosto, il gruppo ha riferito di “diversi colpi di artiglieria caduti in diverse aree del campo profughi di Yarmouk, senza provocare vittime”. Ha aggiunto che la caduta è coincisa con lo scoppio di scontri tra gruppi dell’Esercito siriano libero (Esl) e quello regolare, verificatisi in diverse aree e in cui sono state usate armi leggere.

Il rapporto ha riferito di uno stato di panico e paura diffuso tra gli abitanti del campo di Khan Dannoun (sud di Damasco), in seguito all’arresto di tre persone, effettuato dalle forze regolari presso un posto di blocco istituito recentemente all’ingresso del campo. Due degli arrestati provenivano da Khan Dannoun mentre il terzo era uno sfollato del campo di Yarmouk.

Nel campo profughi di Jaramana (sudovest di Damasco) il terrore ha travolto gli abitanti in seguito alle forti esplosioni che hanno scosso diverse aree del campo. Successivamente si è appurato che le esplosioni provenivano dalla vicina strada che porta all’aeroporto.

Il rapporto ha riferito che l’esercito regolare continua a bloccare gli ingressi del campo di Khan al-Shaykh (sudovest di Damasco) per il sesto giorno consecutivo, aggiungendo che ciò ha fatto scarseggiare il cibo e lievitare i prezzi. Ha poi riferito di uno stato di calma vigile, aggiungendo che le potenti esplosioni, causate dal bombardamento delle aree adiacenti, scuotono ancora tutto il campo.

Nel campo profughi di Daraa (90 chilometri a sud di Damasco) il rapporto ha riferito che gli abitanti soffrono ancora a causa dei cecchini, appostati sui tetti che si affacciano sulle strade e sui vicoli del campo, sparando “contro qualsiasi cosa che si muove” e uccidendo alcuni abitanti del campo. A livello di condizioni umanitarie, la popolazione soffre a causa della grave carenza di cibo e medicine, oltre alle continue interruzioni, per lunghi periodi, della corrente elettrica e delle reti di comunicazione.

Ad Aleppo, prosegue il rapporto, nonostante il ritorno di 50 famiglie nel campo di Handarat, esse soffrono per la mancanza dei generi di prima necessità e le infrastrutture, quali l’energia elettrica, l’ acqua e i servizi di comunicazione. Mentre gli abitanti del campo che hanno trovato rifugio presso gli alloggi universitari, ad Aleppo, soffrono per il deterioramento delle loro condizioni di vita e lamentano il disinteressamento delle fazioni palestinesi per la loro situazione.

In un altro contesto, il rapporto ha rivelato che alcune reclute e ufficiali della brigata Hittin, appartenente all’Esercito di liberazione della Palestina, hanno annunciato la loro defezione e adesione all’Esl. Stando al rapporto, i disertori hanno formato un battaglione: Commando dell’esercito palestinese libero, in risposta ai bombardamenti contro i campi profughi palestinesi e al massacro, compiuto con armi chimiche, nella regione di al-Ghouta Est (area agricola intorno a Damasco, ndr).

In Libano, una delegazione del gruppo dei palestinesi in Siria si è incontrata con l’avvocato Carol Mansour, coordinatrice Unrwa per l’assistenza legale. La delegazione ha presentato un documento contenente le richieste dei profughi palestinesi della Siria, rifugiatisi in Libano, indirizzato al direttore generale dell’Unrwa.

Durante la riunione si è discusso della situazione di 400 famiglie che risiedono da un anno nel campo profughi di Nahr al-Bared, in Libano, alle quali, le autorità libanesi hanno concesso fino al 31 agosto per regolarizzare i loro documenti di soggiorno. Il rapporto ha rivelato che Mansour ha promesso di avviare urgentemente i contatti con le autorità di sicurezza libanesi, al fine di risolvere il problema. Ha inoltre garantito di invocare l’intervento dei paesi donatori per sostenere le famiglie in questione e tutti i profughi palestinesi in Libano, sottolineando che nessun palestinese-siriano verrà deportato a causa dei documenti di soggiorno.

Si è anche discusso del divieto di ingresso imposto dalle autorità libanesi ai profughi palestinesi fuggiti dalla Siria. La coordinatrice dell’Unrwa ha assicurato che qualsiasi palestinese sottoposto ad un pericolo, documentato, sia in Siria che in Libano, può contattarla, e sarà lei a provvedere a verificare la sua situazione di pericolo, per poi sottoporre la sua questione all’Alto Commissario dell’Onu per i Rifugiati (Unchr), che dopo aver svolto gli accertamenti del caso, provvederà, se lo riterrà necessario, a garantire la sua protezione.

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