Aggiornamenti dal convoglio Lifeline5 (Viva Palestina): ancora fermi a Latakya

A cura dell'Ism.
Latakya (al-Ladhiqiya), 11 ottobre
Chi ha avuto l’occasione di visitare la Palestina occupata conosce bene la tecnica dei check-point israeliani, quelli fissi e quelli mobili: una tecnica per controllare, umiliare, infliggere illegali punizioni collettive, fiaccare la resistenza della popolazione civile palestinese. Una tecnica che si è evoluta in forme sempre più sofisticate e disumane.
Il check-point di Qalandia, tra Gerusalemme e Ramallah, alcuni anni fa manteneva ancora qualche cosa di umano: la possibilità almeno di vedere in faccia l’oppressore; ora è stato aggiornato in un dispositivo tutto automatizzato e completamente anonimo che tratta i palestinesi come fossero dei sub-humans.

Dell’oppressore si possono ascoltare solo gli ordini.

Anche l’Egitto evidentemente si sta esercitando nella tecnica del check-.point con il convoglio VivaPalestina. Se è vero che la trattativa di Damasco si è conclusa con un accordo in cui il prezzo da pagare è stata la rinuncia di Galloway a entrare in Gaza, ora il governo egiziano continua a giocare sui tempi e sui modi dell’ingresso, sperando forse di fiaccare la resistenza dei 380 attivisti accampati nel campo profughi di Latakya.

Miserabili ritorsioni e intimidazioni da parte di un governo e di un potere che è avviato irrimediabilmente verso il tramonto. Ma non per questo si tratta di comportamenti tollerabili. Kevin Ovenden, direttore del convoglio, nella press conference di sabato 9, di fronte ai media mediorientali e internazionali, ha mostrato i “campioni delle armi di distruzione di massa” di cui è dotato il convoglio: carte, penne, album da disegno, zainetti per gli studenti, medicinali, carrozzine per disabili e via enumerando. Evidentemente il governo egiziano non si rende conto del ridicolo di cui si rende responsabile. Ma non per questo tale atteggiamento è tollerabile e da parte del Convoglio parte l’invito di rivolgere proteste e pressioni ai governi, ai ministeri degli esteri e alle ambasciate dei 27 paesi partecipanti, affinché tale comportamento abbia immediatamente fine e il convoglio, fermo e in un certo senso sequestrato nel porto di Latakya, possa partire per El Arish e da lì, senza ulteriori ostacoli, entrare a Gaza.

Durante la conferenza stampa di ieri, domenica 10 ottobre, Kevin Ovenden ha fatto il punto della situazione, annunciando che alle 11 di oggi, lunedì, un gruppo di 30 veicoli algerini si sposterà dal campo profughi direttamente al porto di Latakya, come forma di protesta e di pressione nei confronti delle autorità egiziane. Il convoglio ha già ottemperato a tutte le condizioni poste dai funzionari egiziani e sono stati forniti tutti i dati richiesti su attivisti, veicoli e aiuti; ma l’atteso via libera alla partenza ancora non arriva. In nessuno dei precedenti convogli le richieste egiziane erano state così assurde e particolareggiate.

Nella serata di domenica, tutte le nazioni presenti hanno partecipato a un concerto-happening. Il gruppo italiano ha proposto prima la lettura di un estratto da Stato d’Assedio di Mahmoud Darwish e poi si è prodotto in una applauditissima esecuzione di “Bella ciao”, un simbolico collegamento fra la resistenza palestinese e la resistenza italiana nella lotta al nazifascismo.

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