Allam è grande…

Da: http://www.isinsardegna.it/index.php

Allam è grande 

Il giornalista del Corriere della Sera Magdi Allam è considerato di fatto l’unica voce rappresentativa dell’Islam buono in Italia. Con tutto il rispetto, Madgi Allam più che altro dimostra di essere un addetto stampa del potere (Malcolm X lo avrebbe crudamente definito il tipico «negro da cortile»).
In un suo recente editoriale Allam attacca aspramente un’associazione musulmana chiamata Ucoi, Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia: «Oggi in Italia predicare e aizzare le masse a distruggere Israele è assolutamente lecito» si lamenta. «Se un gruppo di estrema destra o estrema sinistra avesse chiesto una pagina di un giornale per lanciare un messaggio farneticante che recita “Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane”, certamente si sarebbe scontrato con un netto rifiuto. Agli estremisti islamici dell’Ucoii è andata diversamente. Perché gli estremisti islamici dell’Ucoii sono pienamente legittimati dalle istituzioni e dallo Stato».
Per dimostrare quanto a loro volta nazisti (lui non lo dice, ma due più due fa quattro anche in via Solferino) siano questi musulmani, indica anche il sito del Male, islam-online.it: «Per verificare la realtà dell’ideologia dell’odio, della violenza e della morte che anima l’Ucoii, al pari di Hamas e dei Fratelli Musulmani».

Si tratta di un sito pieno di contenuti e vi si trova un po’ di tutto. Ma navigandolo un po’ si possono trovare anche molti articoli di un certo Abu Yasin Merighi, che in uno dei suoi pezzi a proposito dell’eterna questione di due Stati separati per israeliani e palestinesi scrive: «Per quanto ne posso capire, personalmente ritengo che l’unica soluzione praticabile sia quella di addivenire alla creazione di un unico Stato federale, gestito e amministrato da una classe dirigente che inizialmente non si allontanerà molto dall’espressione di un ceto politico prevalentemente ebraico, salvo favorire un graduale e progressivo riequilibrio sulla base di una reale e democratica rappresentanza parlamentare. La capitale non potrà essere che Gerusalemme, magari con lo status di città internazionale e sotto l’egida di qualche organismo internazionale (non cito le Nazioni Unite per ovvio pudore). Per quanto vagamente utopica (ma sono convinto che lo sia meno di quanto sembri) tale soluzione potrebbe garantire una serie di risultati di eccezionale importanza: innanzitutto l’apertura di un enorme mercato regionale, mortificato finora da una serie di zavorre geopolitiche impressionanti, da cui avrebbe non pochi benefici anche il sistema produttivo europeo. In secondo luogo il rilancio del turismo globale, non solo di quello culturale e religioso che ovviamente farebbe la parte del leone, con l’afflusso di capitali forti e la riqualificazione delle strutture ricettive locali, penalizzate da annosi conflitti interni e da motivi di sicurezza più o meno reali. La creazione delle condizioni di stabilità per una proficua politica internazionale (del tutto superfluo illustrare la posizione di preminenza che l’Italia potrebbe rivestire in ambito mediterraneo), nonché la rottura dell’assedio egemonico e globalizzante di una monocultura nei confronti della ricchezza e delle specificità africane, mediorientali e asiatiche in generale […]. Per poter anche solamente pensare di realizzare qualcosa di simile, occorre iniziare a riconvertire la produzione industriale di alcuni paesi (Stati Uniti in primis), riducendo l’incidenza spaventosa che l’elemento bellico riveste in tale ambito, con tutte le inevitabili e terrificanti implicazioni che tale sproporzione comporta. 
In quest’ottica, una via praticabile potrebbe essere quella di non pensare più alla società in termine di schieramenti contrapposti, rivendicando appartenenze o pedigree particolarmente blasonati: sarà invece importantissimo mettere in campo una serie di virtù convergenti, indipendentemente dalla propria appartenenza religiosa o culturale, nella consapevolezza che la giustizia e la sicurezza sociale sono un patrimonio collettivo irrinunciabile e imprescindibile per chiunque».

Abbiamo voluto riportare una sezione tanto lunga di un articolo scritto da qualcuno che versomilmente dev’essere uno dei principali collaboratori di questo sito, per inquadrare una volta per tutte un "collega" che per le sue eccezionali capacità di zelante servilismo è stato eletto dai sostenitori del governo di Israele in Italia la voce Buona dell’Islam in Italia.
A quelle che sono proposte pragmatiche, di ampio respiro e globali, articolate e concrete, di costruzione di una realtà in cui israeliani e palestinesi possano finalmente vivere senza ammazzarsi a vicenda, nella misura in cui tutti capiscano che la prima cosa da fare è liberarsi dalla schivitù dei facili schemi ideologici preconfezionati in cui si sia irreggimentati (appunto), Allam risponde: «A noi non resta che prendere atto che oggi in Italia predicare e aizzare le masse a distruggere Israele è assolutamente lecito, che la stampa nazionale gratuitamente o a pagamento diffonde dei messaggi inequivocabilmente ostili al diritto all’esistenza di Israele. E che tutto ciò viene considerato libertà di espressione. Nonostante si tratti in realtà del fulcro dell’ideologia del terrore di cui tutti noi siamo testimoni e vittime».

Ad Allam non importa che il governo di Israele da decenni ignori sistematicamente tutte le risoluzioni dell’Onu (quelle che non vengono bloccate prima dal veto del rappresentante dell’amministrazione statunitense di turno); non importa che intellettuali di ogni colore e nazionalità come, fra i molti, Noam Chomsky, Eduardo Galeano, Howard Zinn, Ken Loach, John Berger, Arundhati Roy si siano scagliati contro l’aggressione al Libano che lo stesso Haaretz -uno dei principali quitidiani israeliani- ha definito «folle»; non importa che mentre le bombe e i cannoni dell’indifendibile Olmert massacravano oltre mille civili libanesi -a ventiquattro anni dai massacri di svariate migliaia di palestinesi e libanesi di Sabra e Chatila- a Gaza l’esercito israeliano impiegasse armi non convenzionali (bombe al fosforo?) contro i civili palestinesi, uccidendo altre decine, centiaia, di altri uomini, donne e bambini colpevoli solo di essere nati in Palestina. E, checché ne dica, paradossalmente non gli importa nemmeno che civili e militari israeliani continuino a morire causa della folle e prepotente politica di scontro a tutti i costi della loro classe dirigente. L’unica cosa che sa concepire è l’essere totalmente d’accordo con i più forti: governo israeliano e governo Usa.

Non occorrerà proseguire nella, putroppo, lunghissima lista di crimini e atrocità perpetrate dai governi israeliani (o addentrarsi nella immancabilmente «antisemitica» analisi delle complicità -neoconservatrici e non- statunitensi) per prendersi dei “nazisti” -o un equivalente- dal signor Allam: la comprensione della realtà è evidentemente fuori dal suo raggio d’azione.
Nessuno è perfetto, sia ben chiaro, ma è innegabile che questo “arabo da cortile” abbia una personalissima concezione della libertà di stampa e di parola. Tanto che non manca nemmeno di spiegare al ministro dell’Interno Giuliano Amato (che forse ritiene colpevole di non aver ancora chiesto a Donald Rumsfeld di poter mandare a Guantanamo tutti i musulmani residenti in Italia che non la pensano come lui) cosa debbano essere democrazia e libertà: «A noi non resta che prendere atto che oggi in Italia predicare e aizzare le masse a distruggere Israele è assolutamente lecito, che la stampa nazionale gratuitamente o a pagamento diffonde dei messaggi inequivocabilmente ostili al diritto all’esistenza di Israele. E che tutto ciò viene considerato libertà di espressione. Nonostante si tratti in realtà del fulcro dell’ideologia del terrore di cui tutti noi siamo testimoni e vittime».

Raramente su questa Testata si è sprecato tempo e spazio per commentare gli accessi di “intellettuali” come Magdi Allam. Ma a volte non si può fare a meno di puntualizzare l’evidenza: a parte che Israele possa esistere e prosperare nessuno lo mette in discussione, il problema, signor Allam, è che nessuno -lei incluso- discute del fatto che in qualche modo debba (co)esistere e prosperare anche la Palestina.
Se non si trattasse di cose serissime, il fatto che una proposta in questo senso, interessante e diversa, la si possa trovare proprio in un sito che il "democratico e tollerante" Allam se potesse chiuderebbe domani, sarebbe quasi divertente. In fin dei conti, forse anche la presenza di uno come lui può rivelarsi utile. Qualche volta. (red.is)

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