Giornata dell’Indipendenza? 62 anni di catastrofe.

Betlemme – Ma'an. La Giornata dell'indipendenza israeliana ha segnato 62 anni di catastrofe umana, ha affermato ieri uno dei membri del Consiglio rivoluzionario di Fatah. 

“Oltre otto milioni di rifugiati palestinesi, scacciati dal loro paese dalle milizie sioniste dopo aver perso le loro case, vivono ancora nell'ombra dei catastrofici eventi che accaddero 62 anni fa”, sono state infatti le parole del funzionario di Fatah Dimitri Diliani.

Diliani ha quindi ribadito che Israele si è sempre rifiutata di risolvere il problema dei rifugiati palestinesi, nonostante la risoluzione 194 dell'Onu che invoca il ritorno in patria dei profughi e il risarcimento per “le avversità causate dalla fondazione dello stato d'Israele e dall'esperienza sofferta”.

Oltre a ciò, ha proseguito Diliani, Israele dal 1967 mantiene lo status di occupazione sui territori palestinesi della Cisgiordania – inclusa Gerusalemme est – e di Gaza; un'occupazione che “continua più duramente che mai nonostante le delibere dell'Onu, e nonostante il volere politico internazionale che ne esige la fine in quanto classico caso di violazione della legge e dei diritti umani da parte dell'auto-proclamato stato democratico d'Israele.

“Il fatto che lo stato israeliano non voglia riconoscere o discutere né le conseguenze delle atrocità provocate dalla sua indipendenza, né la sua ininterrotta occupazione illegale dei Territori palestinesi, né le sue pratiche spietate ai danni del popolo palestinese (…) la dice lunga sui valori morali di questo staterello dal grilletto facile, che ha dichiarato guerra ai suoi vicini in media ogni sei anni dal giorno della sua nascita”.

Ha poi assicurato che Israele, finché sarà governata da “sostenitori della superiorità ebraica quali Benjamin Netanyahu e Avigdor Lieberman”, non potrà che “continuare a perdere motivazioni morali che giustifichino la sua esistenza e il sostegno internazionale”.

Diliani ha citato la pulizia etnica, i massacri, l'omicidio di leader politici, la confisca di terre, la costruzione d'insediamenti coloniali, le persecuzioni religiose contro cristiani e musulmani e le leggi, le norme e i regolamenti razzisti che “strangolano la società palestinese” come “tratti caratterizzanti dello stato d'Israele e della sua oppressione ai danni del popolo palestinese”.

Rivolgendosi al popolo israeliano, il membro di Fatah ha quindi chiesto di trovare “l'anello mancante” per il raggiungimento della pace, di prendere le misure necessarie alla riconciliazione “con tutti coloro che soffrono per le atrocità causate dalla ricerca violenta del riconoscimento mondiale del diritto d'Israele a esistere” e di non negare il diritto del popolo palestinese a vivere libero, in pace e in maniera dignitosa in uno stato indipendente, basato sui confini del 1967.

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