Giustizia secondo Israele: Gerusalemme, le famiglie sfrattate devono ‘dimostrare’ la proprietà delle case.

 

Gerusalemme. Una corte israeliana ha chiesto alle famiglie Hanun e al-Ghawi (sfrattate di recente dalle loro abitazioni a Gerusalemme. Si legga: Gerusalemme, scontri tra gli abitanti e le forze di occupazione.) di dimostrare di aver abitato in case di loro proprietà e di esserne state evacuate con la forza.

Fonti vicine alle due famiglie hanno infatti riferito ieri che queste hanno chiesto ai vicini di testimoniare di fronte alla corte che esse vivevano nelle abitazioni in questione, e che i poliziotti israeliani le hanno costrette con le armi ad abbandonarle.

All’evacuazione avevano assistito in TV milioni di persone in tutto il mondo, e la notizia è stata pubblicata dai giornali, ma il tribunale ha ugualmente chiesto di fornire delle prove.

Nel frattempo, gli sfrattati hanno rifiutato di lasciare il marciapiede dove si sono sistemati dopo lo sgombero, negando di voler vivere nelle tende offerte dalla Croce Rossa. Per spiegare il motivo del rifiuto, i senzatetto hanno affermato di voler restare sotto il calore del sole piuttosto di ritornare alla condizione di rifugiati, e di essere disposti a lasciare il marciapiede soltanto in cambio delle loro case.

Altri prossimi sfrattati. Non si ferma tuttavia la politica razzista anti-araba a Gerusalemme: due giorni fa, le autorità di occupazione israeliana hanno distribuito ordini di demolizione a 13 famiglie in cinque diversi quartieri di Gerusalemme Est, come hanno riportato fonti locali palestinesi.

Nelle notifiche, la richiesta di abbattimento degli edifici viene motivata sostenendo che questi sarebbero stati costruiti senza licenza.

Le fonti hanno evidenziato che sempre più famiglie si vedono ordinare lo sfratto, come agli Hanun e agli al-Ghawi. Issam Juwayhan, membro della commissione per Gerusalemme dell’istituzione internazionale Quds, ha riferito all’agenzia di stampa Quds Press che la campagna viene portata avanti in tutti i quartieri della città, con una concentrazione particolare ad Aysawiyya, Sha’fat e Bayt Safafa.

Secondo Juwayhan, l’occupazione sarebbe del tutto indifferente agli inviti locali e internazionali a porre fine alla pulizia etnica ai danni dei cittadini palestinesi.

Le minacce ai civili e alle loro proprietà, oltre che ai luoghi di culto, sono molto serie e necessitano di un intervento reale da parte araba, islamica e internazionale per limitare queste pratiche in aumento, è la conclusione del membro di Quds.

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