L’opposizione di Fatah al riconoscimento di Israele quale stato ebraico.

Haaretz.com

03.08.2009

L’opposizione di Fatah al riconoscimento di Israele quale stato ebraico.

di Avi Issacharaoff

http://www.haaretz.com/hasen/spages/1104415.html

Secondo i particolari di un abbozzo di proposta riguardante la piattaforma politica che è stata fatta trapelare sabato alla stampa araba, la fazione palestinese di Fatah avrebbe intenzione di opporsi al riconoscimento di Israele come stato ebraico e di prendere in considerazione l’apertura di un dialogo strategico con l’Iran.

Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha condizionato la formazione di uno stato palestinese al riconoscimento di Israele come stato ebraico da parte dei palestinesi.

Al vertice generale, che è stato stabilito che abbia luogo giovedì a Bethlehem, i delegati di Fatah voteranno le diverse bozze che delineano la piattaforma del partito Fatah.

La bozza fatta trapelare sabato richiede ai sostenitori di Fatah di applicare nella  lotta con Israele anche la disobbedienza civile, che prevede l’uso di una limitata violenza contro i coloni e la barriera di separazione nella West Bank, come pure contro quella che viene definita la ebraicizzazione di Gerusalemme.

La bozza propone che, con il fallimento delle trattative con Israele, Fatah debba mettere in campo soluzioni sostanzialmente alternative ai negoziati con Israele, compresa la dichiarazione unilaterale riguardante la formazione di uno stato palestinese lungo le linee del 1967, o la creazione di uno stato bi-nazionale.

Fatah, il movimento diviso e demoralizzato del defunto Yasser Arafat, la principale speranza dell’Occidente per la nascita di un accordo di pace nel Medio Oriente, sta cercando di mettere in scena un ritorno in campo.

Il primo congresso di Fatah che si tiene dopo 20 anni.

 Si prevede che il primo Congresso di Fatah dopo 20 anni abbia inizio giovedì, nel segno della speranza che la sua immagine guastata dalla corruzione venga ripulita e che si trasformi in una impetuosa alternativa  ai militanti islamici di Hamas.

La comunità internazionale, compresi i diplomatici statunitensi, sono in ansiosa osservazione in quanto Fatah è l’unico difensore palestinese tradizionale del compromesso con Israele.

Eppure non ci sono segni che il movimento, paralizzato dalle lotte intestine e dagli scontri generazionali per  il potere, si dimostri capace di qualsiasi riforma. A causa poi dello spiacevole stallo nei suoi rapporti con Hamas, non è neppure sicuro che avrà luogo nei tempi previsti  il Congresso di tre giorni che dovrebbe  svolgersi nella West Bank, nella città di Bethlehem.

Assenze o cancellazioni potrebbero indebolire ulteriormente la posizione già malandata del leader di Fatah, il Presidente palestinese Mahmoud Abbas, e compromettere lo sforzo per la pace dell’ amministrazione di Obama.

“A questo congresso, ogni colpo a Fatah  sarà un colpo alla presunzione internazionale di risolvere il conflitto,” ha affermato l’analista palestinese Khaled Hroub.

Nei 20 anni dall’ultimo Congresso, le speranze di pace nel Medio Oriente hanno oscillato all’impazzata. Nel 1993, Arafat dette l’avvio ad un tentativo di pace con Israele, applaudito da tutto il mondo, nel 2000  mantenne il controllo della situazione durante una violenta rivolta e morì nel 2004. Hamas  si fece strada come un opportunista di grande livello, quando prese il controllo della Striscia di Gaza, mentre il primo ministro israeliano relativamente moderato, Ehud Olmert, venne  sostituito quest’anno da Netanyahu, un falco.

Fatah sembra essere immerso interamente nelle manovre interne pre-congressuali, riponendo scarsa attenzione al nuovo programma del partito, che risulta una completa riscrittura del documento adottato 20 anni fa.

Il Congresso del 1989 aveva fatto appello a che ci fossero interventi armati contro Israele. Il nuovo impegna con fermezza i palestinesi nei colloqui di pace, anche se, come afferma il suo artefice, l’anziano dirigente di Fatah, Nabil Shaath, continua a far riferimento ancora alla lotta armata, ma solo in quanto diritto teorico.

Egli ha affermato che il programma di Fatah sta definendo 20 disposizioni ad uso dei suoi  negoziatori per la pace.

Ad esempio, si è stabilito che non si possono svolgere negoziati fintanto che Israele continua ad ampliare le sue colonie. Abbas ha sostenuto che non riprenderà i colloqui senza un blocco di tal genere e si ritiene che una clausola di questo tipo che potrebbe rafforzarlo e dare una svolta alla questione, dovrebbe avvenire  come conseguenza della pressione internazionale.

Shaath non vorrebbe entrare oltre nei particolari del programma, in quanto la richiesta del capo dei palestinesi è rimasta invariata – uno stato nella West Bank, a Gaza e a Gerusalemme Est.

Egli riferisce che si sono impegnati nel processo di pace, si sono impegnati nei negoziati, ammesso che non siano stati presi in giro.

Una cosa da sperimentare per Fatah è la ripresa di una economia emergente nella West Bank, favorita dalla distensione delle misure di sicurezza sotto Netanyahu.

Ma sulle questioni principali, il leader israeliano è stato meno disponibile. Ha detto no al congelamento delle colonie, no alla suddivisione di Gerusalemme e solo un si con riserva alla costituzione di uno stato.

E’ improbabile che il congresso – e l’adozione di un programma riveduto e corretto – sarà in grado di influenzare l’opinione pubblica israeliana. Una maggioranza in Israele sostiene un eventuale accordo di pace, ma al momento è riluttante a rinunciare alla terra in quanto teme che  potrà essere usata dai palestinesi per lanciare attacchi.

Inoltre, l’analista israeliano Yossi Alpher afferma che gli israeliani dovrebbero fare il tifo per Fatah in quanto è l’unica forza capace di giungere ad un accordo di pace.

“Tutti quegli israeliani che trovano da ridire su tale fatto dovrebbero chiedersi quali sono le alternative,” ha aggiunto. “Esse non sembrano molto buone.”

Il ruolo di Abbas come leader del partito non è in serio pericolo, ma un sostegno da parte del suo partito può aiutarlo a puntellare la sua legittimità politica. Il periodo della sua presidenza si è concluso a gennaio, ed è semplicemente rimasto in carica, sostenendo che la frattura con Hamas non gli avrebbe lasciato altra alternativa.

Attualmente, i potenziali successori non sono in grado di impegnare Abbas, ma si potranno valutare le loro corrispondenti forze  al momento in cui i più di 1.500 delegati, provenienti dalla West Bank, dalla Striscia di Gaza e dalla diaspora, eleggeranno le nuove commissioni del partito.

Marwan Barghouti, che ha diretto l’ultima insurrezione palestinese, è in lizza per il ruolo di  21° membro del Comitato Centrale dalla prigione israeliana dove sta scontando cinque ergastoli a vita per il ruolo avuto in attacchi a fuoco.

Una vittoria consistente potrebbe essere di aiuto in un futuro tentativo per la presidenza, una volta che Abbas rassegni le dimissioni.

Mohammad Dahlan, rivale di Barghouti per il posto nel Comitato, ha avuto il sostegno dell’Occidente, ma è una figura dirigente che ha perduto ascendente dopo che, nel 2007, Hamas ha strappato la  Striscia di Gaza delle sue origini  al governo di Fatah.

‘Il grande baraccone di un movimento caotico’

In contrasto con il disciplinato e il riservato Hamas, Fatah risulta essere il grande carrozzone di un movimento caotico che attrae attivisti che variano dai docenti universitari agli imprenditori ai militanti trasandati.

Il Congresso contrappone i vecchi ai giovani, quelli della West Bank contro quelli di Gaza, i palestinesi dei Territori contro i rappresentanti della diaspora.

Fin dalla sua fondazione, è stato il portabandiera della causa palestinese, ma una volta che Arafat ebbe ottenuto una limitata autonomia  per la West Bank e per Gaza, la leadership di Fatah venne ad essere considerata come interessata ad utilizzare il suo potere al solo fine dell’arrichimento personale.

Mentre Hamas aveva guadagnato l’appoggio popolare con la sua rete di cliniche, scuole e servizi assistenziali, alcuni dirigenti di Fatah si sono preoccupati solo di guidare grandi auto e a costruire ville pretenziose.

Alcuni attivisti di Fatah  sostengono che nelle elezioni del  2006 Hamas ha sconfitto Fatah in gran parte a causa della sua immagine rispettabile piuttosto che per il suo rifiuto a riconoscere Israele.

L’ambasciatore palestinese in Egitto, Nabil Amr, ha ammesso francamente durante una recente campagna nella parte settentrionale della West Bank, in una sosta fatta nella città di Qalqiliya, che  la reputazione di Fatah è macchiata.

Il 61 enne Amr, che è alla ricerca di una poltrona nel Comitato, ha sostenuto che Fatah è pieno di ladri, spie e gente corrotta tanto da mettere in pericolo il paese. Ma Fatah è sopravissuto perché è vicino alla gente.

A Gaza però, Fatah sta a mala pena in piedi. Negli ultimi due anni, Hamas ha sistematicamente smantellato le strutture locali del partito , chiuso gli uffici e arrestato dozzine di attivisti.

Intanto , i due territori che dovrebbero divenire lo stato di Palestina sono in grande conflitto, specialmente da quando Hamas ha strappato il controllo di Gaza.

Non si terranno nuove elezioni presidenziali e parlamentari senza la riconciliazione tra Fatah e Hamas, ma mesi di colloqui non hanno portato a nulla. Ora Hamas sta dicendo che non permetterà ai delegati di Fatah di recarsi al Congresso fintantoché  900 dei suoi sostenitori non saranno stati scarcerati dalle prigioni della West Bank.

Siria ed Egitto stanno mediando, ma non è chiaro se il Congresso può proseguire in assenza dei rappresentanti di Gaza.

(traduzione: mariano mingarelli)

 

 

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