Gran Bretagna, Trade Unions: boicottare il commercio d’Israele.

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In attesa di una giusta soluzione della causa palestinese, i sindacati britannici hanno approvato il boicottaggio di tutti i prodotti israeliani. La mozione è passata ieri mattina nel corso del Congresso annuale tenutosi a Liverpool. Il gruppo di sindacati partecipanti, che rappresentavano un totale di 6,5 milioni di lavoratori, scioglierà con essa qualsiasi coinvolgimento commerciale con le compagnie israeliane.

Hugh Lanning, presidente della Campagna di solidarietà con la Palestina, ha dichiarato a questo proposito: “La decisione è il culmine di un’ondata di provvedimenti passati alle conferenze dei singoli sindacati nel corso dell’anno, in seguito alla brutale guerra israeliana a Gaza, e riflette la grande crescita del sostegno per i diritti palestinesi. Lavoreremo con i sindacati per sviluppare una massiccia campagna di boicottaggio dei beni israeliani, soprattutto dei prodotti agricoli provenienti dalle colonie abusive israeliane nella Cisgiordania palestinese.”

Secondo quanto riporta la Campagna, è stato anche chiesto al Consiglio generale del sindacato di “fare pressioni sul governo britannico per fermare qualsiasi esportazione di armi in Israele e sostenere la sospensione dell’accordo commerciale UE-Israele.”

La mozione è stata intavolata dalla Fire Brigades Union, ed è stata sostenuta dal voto dei maggiori sindacati dello stato, tra cui la Unite (il sindacato del settore pubblico) e la Unison (che rappresenta gli operatori sanitari). In essa si invita anche a rivedere i rapporti con il sindacato israeliano Histadrut, condannato per essersi pronunciato a favore del conflitto di Gaza.

Un’alta corte britannica ha inoltre invalidato di recente una causa con la quale il governo stesso cercava di giustificare e spiegare i continui traffici di armamenti con lo stato sionista.

Sia il boicottaggio che la sentenza del tribunale rappresentano delle risposte alla guerra israeliana a Gaza, che uccise almeno 1.400 palestinesi tra il dicembre e il gennaio scorsi. Il primo, in particolare, si unisce a due provvedimenti simili adottati in Sud Africa e Irlanda e volti a riportare Israele in linea con la legge internazionale, spingendola a rispettare le risoluzioni Onu che esortano alla giustizia e all’uguaglianza per il popolo palestinese.

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