I bambini palestinesi e il nuovo anno scolastico. Né zaini né divise scolastiche…

 

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, i territori palestinesi vivono una crisi economica forte e una disoccupazione estesa a causa dell’embargo, della chiusura degli esercizi e del mancato pagamento dei salari. Ciò impedisce a tanti alunni di comprare i materiali scolastici di prima necessità, quindi inizieranno l’anno scolastico senza le cartelle scolastiche, senza libri di testo, ecc.

Questi bambini, come altri nel mondo, vivono al di sotto della linea della povertà; dall’altra parte ci sono gli insegnanti che minacciano di scioperare.

 Niente salari…

Si aggrava la situazione socio-economica nei territori palestinesi, soprattutto per il fatto che l’Autorità palestinese non riesce a pagare i suoi 160 mila dipendenti – il cui salario ammonta, in totale, a 118 milioni di dollari Usa – da aprile scorso. Questi dipendenti hanno a carico 1,3 milioni di persone, quasi un terzo della popolazione dei territori (3,9 milioni).

Si stima che ci vogliano 180 milioni di dollari per mantenere l’infrastruttura del settore scolastico.

 65,8%, la percentuale di povertà.

L’ufficio  generale per la statistica segnala che la percentuale di povertà nel secondo trimestre dell’anno ha raggiunto il 65.8%. Ciò significa che 7 famiglie su 10 vivono sotto la linea della povertà.

Il 51,6%, a causa dei salari non pagati in modo diretto o indiretto.

Paralisi nel mercato di Gaza.

La crisi economica causata dall’embargo si riflette sul mercato e lo paralizza in maniera quasi completa, si è abbassato molto il potere d’acquisto, i commercianti passano il tempo a parlare della crisi senza vendere nulla, pochi clienti che girano nei mercati, i cittadini non riescono ad acquistare ciò che serve ai figli per il nuovo anno scolastico.

 "Voglio una nuova cartella scolastica",

chiede a suo padre un bambino di 8 anni, al mercato, il primo giorno di scuola – che il più bello perché si comprano tutte le cose nuove per la scuola… 

Il piccolo Ahmed sta per entrare nel terzo anno di elementare vuole una cartella scolastica eguale a quella del suo amico Adel, che costa 70 shekel. La mamma cerca di convincerlo a prenderne una che costa di meno, però alla fine deve comprargliela e rinunciare alla spesa di casa, perché non vuole farlo star male. 

Il potere d’acquisto è molto basso…

Un commerciante di una cartolibreria, Ala’ Ad- Dabbii, racconta che le famiglie negli anni precedenti compravano parecchio, ma quest’anno comprano, a seconda del numero di figli, il minimo indispensabile.

Un altro che vende le cartelle scolastiche racconta che quest’anno sono poche fle amiglie che hanno acquistato le cartelle, perché con l’embargo costano molto.

 Gli insegnanti minacciano di far sciopero…

Il Consiglio generale dell’Unione degli insegnanti ha proclamato uno sciopero fino al pagamento dei salari degli insegnanti.

 Secondo le statistiche del 2006, il numero degli insegnanti è di 48.282, di cui, 35.102 nelle scuole del governo, 8477 nell’Unrwa, 4704 in quelle private e 3871 nelle scuole materne.

Il numero delle scuole è di 2277, di cui 1726 del governo, 279 dell’Unrwa e 272 private.

Gli alunni/studenti sono 1.067.489 – 749.967 di loro frequentano le scuole pubbliche, 251.118 quelle dell’Unrwa, 66.407 quelle private (cresciute del 2,2% rispetto all’anno scorso). Le materne sono 935 frequentate da 77.142 bambini.

 Violazioni Israeliane.

Non possiamo dimenticare l’influenza delle violazioni israeliane nei territori palestinesi, dal 28 settembre 2000 fino ai nostri giorni, sui percorsi scolastici e sullo stato psicologico degli alunni.

Le statistiche indicano che sono stati arrestati 1599 studenti tra scuole e università, di cui 450 minorenni (444 maschi, 6 femmine); 205 insegnanti; sono state chiuse 12 scuole; sospesi i corsi d’insegnamento in 1125 istituti; sono state bombardate 359 scuole; 43 sono state trasformate in campi militari; sono stati uccisi 845 studenti; sono stai feriti 4780 tra studenti e insegnanti.

 L’arresto del ministro della pubblica istruzione…

Sabato 20 agosto, all’alba, le forze di occupazione israeliana hanno arrestato il ministro della pubblica istruzione, nonché vice-premier, Nasser Ad-Din Ash-Sha’ir. Ciò influenza negativamente il settore, soprattutto in questi tempi, con l’inizio delle scuole per 1,2 milioni di alunni/studenti.

Il ministero ha dichiarato tuttavia che questo arresto non impedirà di

continuare a istruire i bambini palestinesi.

(articolo tratto da:

La funzione sociale della solidarietà. Le associazioni caritatevoli.
Molte carenze e difficoltà che attraversa la società palestinese vengono supplite dalla rete di organizzazioni associative e caritatevoli in Palestina e nel mondo. Grazie al vasto network della solidarietà locale e internazionale, la società palestinese è ancora viva e attiva. Le numerose crisi economiche e politiche l’avrebbero altrimenti già annientata.
Per questa ragione, Israele attacca e sguinzaglia i suoi mastini anche all’estero contro associazioni che lavorano per portare un po’ di sollievo alla società palestinese.
In Italia esistono numerose organizzazioni, ma anche enti pubblici, attivi nei progetti di solidarietà verso i territori palestinesi – West Bank e Striscia di Gaza – grazie ai quali intere famiglie e villaggi possono arrivare a fine mese, comprare materiali scolastici per i figli, curarsi, ecc.
Una delle associazioni presenti nella società palestinese è la tanto mediaticamente vituperata Abspp – onlus (Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese).

L’associazione si occupa di finanziare l’acquisto di cartelle e materiale scolastico a orfani e poveri della Palestina occupata e sotto embargo. E questo viene assimilato al "terrorismo", in Israele. Almeno, così si legge in uno degli ultimi articoli scritti in Italia (su ordine di chi?), a firma di Massimo Numa, il 18 agosto.

 

L’Abspp è nata a Genova, dove ha sede, nel 1994.

I consistenti fondi raccolti – dai 400 ai 600 mila euro all’anno – vengono inviati alle associazioni caritative palestinesi che si occupano del sostentamento di orfani e di indigenti.

“Da anni – racconta l’architetto Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Benefica – raccogliamo offerte da mandare ai bambini rimasti senza genitori: servono per comprare loro materiali scolastici, abbigliamento, prodotti alimentari. Nel 2005 ne sono stati “adottati a distanza” 730 attraverso donazioni e contribuzioni di singoli o gruppi residenti in Italia. Ogni anno inviamo circa 450 mila euro che vengono distribuiti a 23 organizzazioni benefiche nei Territori, tutte riconosciute da Israele e dall’Autorità nazionale palestinese. I soldi arrivano in Palestina attraverso banche italiane. E’ tutto regolare e documentato dai nostri registri contabili. Le accuse di cui siamo oggetto da anni sono di natura politica non giuridica: sostenere concretamente la popolazione palestinese ridotta alla miseria non è un’attività ben vista dal governo israeliano. Ma ci chiediamo, cosa è meglio, lasciare i ragazzini diseredati al loro destino, senza futuro, e permettere che diventino emarginati e potenziali criminali, o dare loro un po’ di speranza?”.

 
(Per ulteriori informazioni: http://www.abspp.org/) 
 
Volontariato e filantropia nell’islam.

“Un musulmano dovrebbe prendersi cura degli altri, del loro benessere spirituale, della loro condizione materiale, dei bisogni individuali e del loro bene collettivo o sociale. Infatti, aiutare il prossimo rappresenta una regola basilare di condotta nel modo di vita islamico.

(…) Il volontariato islamico, sia in teoria sia in pratica, svolge un ruolo importante nelle società islamiche. L’islam, in quanto religione, sottolinea il bisogno di atti volontari nel modello di vita che predica ed elenca i princìpi generali che governano tali azioni volontarie. Le istituzioni di zakât, fitra, sadaqa e waqf hanno contribuito in maniera significativa alla conservazione della religione islamica e del benessere economico della umma.

Il sistema economico islamico ha un carattere chiaramente ugualitario, nel senso che il possidente è spinto a condividere la sua ricchezza con chi è povero. La funzione primaria del volontariato islamico consiste quindi nel realizzare un’equa distribuzione delle entrate e della ricchezza. Tale compito può essere svolto in diversi modi: può essere compiuto attraverso un trasferimento unilaterale dal ricco al povero; può assumere la forma di progetti di assistenza e di programmi per lo sviluppo della comunità a vantaggio di tutti, specialmente dei poveri; oppure può avvenire in forma di aiuti che consentano al povero di rendersi più autonomo dal punto di vista economico.

(…) La zakât è una tassa obbligatoria che deve essere vesata dai musulmani che abbiano oltrepassato il nisâb (la soglia imponibile: la linea di demarcazione, basata sul concetto di bisogni essenziali, tra coloro che sono in stato di bisogno e coloro che non lo sono). Il significato religioso non può essere negato, in quanto la zakât è posta allo stesso livello della salât (preghiera rituale). La maggior parte dei musulmani è consapevole di questo obbligo e paga annualmente la sua quota di zakât.

(…) La fitra è il testatico che ogni buon musulmano (eccezion fatta per coloro che sono assolutamente indigenti)  è obbligato a pagare nel mese di Ramadân prima della celebrazione della ‘îd. La fitra – che viene chiamata anche zakât al-fitr oppure sadaqat al-fitr – è destinata ai poveri.

(…) La sadaqa è un pagamento non obbligatorio, a completa discrezione dei musulmani. Essa è dunque un’attività caritativa non soggetta aalle regole che governano la zakât.

(…) La sadaqa rappresenta una fonte importante di finanziamento a disposizione del volontariato poiché l’islam esorta i suoi aderenti a versare la sadaqa secondo le possibilità di ciascuno.

(…) Il waqf rappresenta un importante istituto islamico per gestire proprietà e beni immobili lasciati

in eredità da filantropi musulmani affinché i loro cespiti vadano a beneficio della comunità. Il waqf agisce come una fondazione al servizio della comunità e l’essenza di tale istituto consiste nel fatto che per la realizzazione dei suoi scopi assistenziali si impiega solo il reddito, senza intaccare il patrimonio”. 

 Da “Tasse religiose e filantropia nell’islam del Sud-est Asiatico” a cura della Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 1996, pagg.1, 23-35.

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