I palestinesi in Cisgiordania ridicolizzano le 'garanzie di Obama'

Nablus – Pal-Info. La “lettera di garazie” inviata dal presidente Usa Barack Obama al premier israeliano Benjamin Netanyahu in cambio dell'estensione dello stop alle colonie ha suscitato lo scherno dei cittadini palestinesi in Cisgiordania, che hanno esortato l'Autorità nazionale palestinese (Anp) a non affidarsi agli americani.

La Lettera di Garanzie, secondo il giornale israeliano Maariv, includeva la promessa da parte degli Usa di rifornire lo Stato sionista di armi all'avanguardia, e di neutralizzare qualsiasi tentativo da parte araba di presentare la questione palestinese al Consiglio di Sicurezza dell'Onu per almeno un anno.

Obama ha anche assicurato agli israeliani che farà pressioni sui negoziatori palestinesi a Ramallah perché non pongano precondizioni al proseguimento delle trattative dirette, e che la questione delle colonie rientrerà nella fase finale delle negoziazioni, insieme a Gerusalemme, ai profughi palestinesi ed al problema dell'acqua.

La Lettera prevede anche che, nell'ambito di qualsiasi futuro accordo con i palestinesi, gli Stati Uniti s'impegnino a mantenere la Valle del Giordano e le grandi colonie ebraiche dell'area sotto il pieno controllo israeliano.

Una perdita di tempo

L'opinione pubblica palestinese in Cisgiordania ha tuttavia deriso le promesse di Obama, definendole “peggiori” della Lettera di Garanzie inviata in passato dall'ex presidente Usa George W. Bush all'ex primo ministro israeliano Ariel Sharon.

“Le garanzie di Obama sono peggiori delle garanzie di Bush a Sharon contenute nella Road Map, e dimostrano che la scelta della pace è una perdita di tempo – sostiene Rateb al-Khaldi, un palestinese intervistato sull'argomento – Questo è solo un modo sottile di permettere a Israele di mantenere il controllo totale della Cisgiordania, e di liquidare la questione palestinese”. Rateb ha poi aggiunto che i palestinesi della regione si prendono gioco delle inutili negoziazioni che l'Anp sta conducendo con l'occupazione israeliana.

“Se si facesse un sondaggio obiettivo per le strade della Palestina, si scoprirebbe che nessuno è ottimista sul successo dei negoziati, nemmeno quelli che difendono la squadra di negoziatori palestinesi” ha proseguito Khaldi.

Solo il 40% della Cisgiordania

Dima Salah ad-Din, attivista del Sindacato palestinese, si trova d'accordo con Rateb nel sostenere che le promesse di Obama non hanno lasciato nulla di negoziabile ai palestinesi.

Lei stessa, racconta, ha potuto udire da alcuni funzionari di alto rango dell'Anp che i palestinesi dovranno accettare uno Stato che includa solo il 40% della Cisgiordania, “poiché è l'unica cosa che abbiano a disposizione.

Da parte sua, lo studente universitario Walid Naser ha accusato i negoziatori dell'Anp di stare “annaspando” nell'inseguire le soluzioni economiche, e di vedere ogni questione solo dal lato del denaro. Per questo, sostiene Walid, non si può fare affidamento su di loro per la causa palestinese: “Tutti sono convinti che queste trattative siano destinate a fallire” ha sottolineato

“In passato, i palestinesi erano divisi sul problema delle negoziazioni; una parte le difendeva e vi nutriva grandi speranze per lo Stato palestinese. Stavolta, com'è facile notare, tutti concordano nel dire che il dialogo ha mancato il suo obiettivo prima ancora d'iniziare” ha chiarito Walid.

L'Anp deve scusarsi

Il presidente de facto dell'Anp Mahmud Abbas e il suo seguito devono al popolo palestinese delle scuse storiche per il danno morale e materiale che hanno causato alla questione palestinese accettando i colloqui diretti: è il parere di Sojod al-Maliki, che ha persino suggerito che Abu Mazen dovrebbe sciogliere l'Autorità di Ramallah per discolpare se stesso e la sua squadra da un crimine così grave.

“Non riesco proprio a capire che valore abbia per l'Anp parlare della necessità di congelare le attività coloniali come precondizione alle negoziazioni, quando in realtà la coordinazione tra le sue forze di sicurezza e quelle dell'occupazione israeliana prosegue in ogni circostanza” ha fatto notare Sojod.

Se l'Anp ponesse fine a questa collaborazione, ha proseguito l'intervistata, infliggerebbe al regime di occupazione una sofferenza maggiore e più efficace del cosiddetto stop alle colonie, che oltretutto non viene mai realizzato nei fatti: la coordinazione a livello della sicurezza ha infatti legato le mani alla resistenza palestinese, e l'occupazione si trova così nelle condizioni giuste per espandere gli insediamenti indisturbata.

Sojod ha espresso la propria sfiducia anche nei confronti delle promesse di Obama a Netanyahu, le quali, sostiene, hanno smentito tutti coloro che avevano puntato sul presidente Usa per una gestione più equa della que
stione palestinese.

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