Il presidente ‘Abbas alla VI Conferenza del Fatah: la nostra unità per uno stato palestinese


Betlemme – Infopal. Ieri, il presidente palestinese, con mandato scaduto a gennaio, Mahmud ‘Abbas, “Abu Mazen”, ha sferrato un attacco contro la leadership e la politica di Hamas – che hanno impedito ai quadri e ai membri del movimento di Fatah di partecipare alla conferenza – , definendo le pratiche del governo Haniyah “contrarie al progetto nazionale palestinese”.

Questo uno dei nodi principali del lungo discorso di ‘Abbas di fronte alla Conferenza del movimento a Betlemme, con il quale il presidente ha parlato della nascita di Fatah e della rivoluzione palestinese guidata dal defunto leader palestinese Yasser ‘Arafat.

“La semplice resistenza del movimento nazionale nei confronti di tutti i tentativi fatti per cancellarlo è quasi un miracolo, ed oggi siamo fiduciosi nell’utilità della nostra pazienza”, ha affermato ‘Abbas, che ha quindi proseguito dicendo: “Se noi attualmente viviamo una delle più importanti conquiste che abbiamo fatto, lo dobbiamo alla prima scintilla degli anni Sessanta”.

Un saluto è stato poi rivolto ai membri della Conferenza nella Striscia di Gaza (“Siete con noi in ogni momento”), ai quali i “golpisti” di Hamas hanno impedito di partecipare allo storico evento.

Nel seguito del suo intervento, ‘Abbas ha anche ricordato come il movimento di Fatah abbia guidato il movimento nazionale fin dall'inizio, sotto la bandiera dell’Olp: “Oggi siamo certi della vittoria e della realizzazione dei nostri obiettivi nazionali”.

È quindi passato a parlare della questione della riconciliazione interna: “Fatah insiste sull’unità nazionale con Hamas perché quest’ultimo fa parte del popolo palestinese (…) Con la nostra insistenza e la nostra unione, guideremo l’autodeterminazione nazionale verso uno Stato palestinese indipendente”.

Tra le altre cose, il presidente ‘Abbas ha espresso il proprio ringraziamento al mondo arabo per il sostegno alla rivoluzione fin dal suo inizio, sottolineando che lo slogan di questa ordinava ai non-arabi di non intromettersi negli affari arabi.

Ha poi sottolineato che la scelta della data della Conferenza non è stata casuale, poiché il 4 agosto è la data di nascita del defunto presidente Yasser ‘Arafat, e coincide inoltre con il giorno d’inizio della quinta Conferenza, svoltasi 20 anni fa.

Nel portare il discorso sulla storia dell’Olp, ed evidenziando il ruolo morale da riconoscere a quest’ultima finché lo stato palestinese non diventerà realtà, Abu Mazen, dopo aver ricordato Ahmad ash-Shukayri e Yahia Hammuda, ha quindi citato la data del 9/4/1961 – vera nascita dell’Olp – e dell’1/1/1965 – giorno della prima pallottola sparata dai combattenti – , e ha menzionato Mahmud Baker Hijazi (presente alla Conferenza) come primo prigioniero storico. Altri cenni storici hanno riguardato ‘Arafat, la battaglia di al-Karama tra Israele da una parte e l’Olp e la Giordania dall’altra, l’assedio di Beirut, la guerra degli ottantotto giorni guidata da Yaser ‘Arafat e Sa‘ad Sayel insieme alla Resistenza libanese, la stazione tunisina dove si tenne il primo incontro palestinese e, infine, gli accordi di Oslo del 1993 (definiti in realtà una semplice “dichiarazione di principi” approvata dagli organi di Fatah).

L’ex presidente è poi passato alle critiche, accusando alcuni di voler “commercializzare il sangue di Yasser ‘Arafat”: con queste parole, ‘Abbas si è riferito alle accuse di Faruq al-Qaddumi, capo del dipartimento politico dell’OlpP, secondo il quale Abu Mazen e Israele sarebbero stati complici nell'assassinio di ‘Arafat: “È un atto vergognoso, al quale bisogna porre fine. (…) Fin dall'inizio, non abbiamo ingannato nessuno”.

“Oslo non è fallita – ha quindi proseguito il leader – , ma sono gli israeliani a farla fallire. (…) Non abbiamo firmato nulla senza che vedessimo svuotate tutte le carceri israeliane”.

Riguardo la Road Map, ha invece sottolineato l'attuazione integrale di tutti gli impegni da parte dell’Anp, mentre Israele non avrebbe ancora mosso un solo passo verso l’applicazione del piano.

Sul diritto del popolo palestinese a combattere contro il sionismo (da non definire “terroristica”, secondo Abu Mazen), le parole di ‘Abbas sono state: “Ci riserviamo il diritto alla Resistenza garantito dalle leggi internazionali, che noi riconosciamo”, aggiungendo che tale diritto è legato alla comprensione e al consenso nazionali, anche se, ricorda, “nessuno prende decisioni in autonomia per fare ciò che vuole”.

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