Il raid israeliano contro la flotilla fu una violazione della legge. I risultati dell'indagine Onu

BBC News (Middle East)

L'assalto alla Mavi Marmara risultò nella morte di nove attivisti pro-Palestina.

L'esercito israeliano violò le leggi internazionali durante l'attacco alla flotilla umanitaria diretta a Gaza, come rivela un'indagine del Consiglio dell'Onu per i Diritti umani.

Il report pubblicato al termine delle indagini sottolinea che l'azione dei commando, che lasciò dietro di sé nove morti, fu “sporporzionata” e “manifestò un inaccettabile livello di brutalità”.

Secondo gli autori, vi sono prove sufficienti a sostegno delle accuse di “omicidio premeditato” nei confronti d'Israele.

Il governo israeliano ha rifiutato il documento in quanto “parziale” e “unilaterale”, e ha insistito nel sostenere che i suoi soldati, lo scorso 31 maggio, agirono per autodifesa.

Nove attivisti turchi filo-palestinesi furono uccisi e molti altri rimasero feriti quando le truppe israeliane abbordarono le sei navi del convoglio, che cercavano di rompere il blocco navale israeliano intorno a Gaza.

I passeggeri delle navi furono arrestati, e quindi deportati da Israele.

Le azioni israeliane hanno sollevato critiche a livello internazionale, danneggiando severamente i rapporti con l'alleato musulmano di lunga data, ovvero la Turchia.

'Parziale'

Nel suo rapporto di 56 pagine, il trio di avvocati internazionali nominato dall'Onu dichiara: “Esistono prove evidenti che permetterebbero di sostenere azioni giudiziarie nei confronti dei seguenti reati (nei termini dell'articolo 147 della quarta Convenzione di Ginevra): omicidio premeditato; tortura o trattamento inumano; arrecamento volontario di grandi sofferenze o di seri danni al corpo o alla salute”.

La Convenzione è un trattato internazionale che governa la protezione dei civili in tempo di guerra.

La missione investigativa dell'Onu ha anche definito l'assedio israeliano del territorio palestinese “illegale”, a causa della crisi umanitaria che sta provocando.

Il trio di avvocati ha intervistato oltre 100 testimoni tra Regno Unito, Giordania, Svizzera e Turchia, ma nessuno in Israele.

Dopo la pubblicazione dei risultati, Israele ha affermato che il report era “tanto parziale e tanto unilaterale quanto l'organo che l'ha prodotto”.

“Israele (…) è del parere che l'episodio della flotilla sia già stato investigato in modo ampio e sufficiente” ha riferito il Ministero degli Esteri israeliano. “Ogni trattazione aggiuntiva riguardo a quest'argomento è superflua e improduttiva”.

Il governo israeliano ha avviato la propria inchiesta indipendente nell'assalto alla flotilla, la Commissione Turkel. Nonostante includa due osservatori stranieri, alcuni critici ritengono che le questioni di sua competenza siano troppo limitate.

Esiste anche un'indagine Onu separata, e ordinata dal segretario generale Ban Ki-Moon. Con questa, Israele si è dichiarata pronta a collaborare.

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