Il sindaco israeliano: Gerusalemme non verrà mai divisa


New York – Ma'an e Afp. Il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat, personalità emergente nel panorama politico israeliano, ha garantito che la città non verrà mai divisa in modo da permettere alla metà orientale di diventare la capitale di un futuro Stato palestinese.

Non succederà, non è una cosa naturale, ed è la scelta peggiore da qualsiasi punto di vista”, ha dichiatato Barkat durante una visita a New York.

Barkat si è inoltre unito al governo di Tel Aviv nel respingere le critiche internazionali nei confronti del recente abbattimento di un hotel storico a Gerusalemme est.

Il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon , il ministro degli Esteri britannico e il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton hanno infatti condannato tutti a gran voce la demolizione della struttura, lo Shepherd's Hotel. Ki-moon, in particolare, ha commentato che il gesto servirà soltanto ad “aumentare le tensioni”.

Barkat ha però definito le critiche “superficiali”, ribattendo che i tre dovrebbero visitare Gerusalemme prima di pronunciarsi.

La demolizione dell'hotel, la cui proprietà del milionario ebreo Irving Moskowitz è contestata dalla famiglia dell'ex gran muftì di Gerusalemme, shaykh Amin al-Husayni, lascerà il posto ad alcuni condomini di lusso per soli ebrei a Gerusalemme Est, che i palestinesi vogliono come capitale di qualsiasi futuro stato indipendente.

“Non solo per il popolo ebraico – ha dichiarato Barkat ai reporter – ma per il mondo intero sarebbe un grosso errore scegliere quella strada: sappiamo già che non esiste neanche un modello di città spaccata in due che funzioni. Per questo, non è neanche da prendere in considerazione”.

 

Secondo il sindaco, l'hotel era “posseduto legalmente da proprietari ebrei, che hanno chiesto di svilupparne il terreno secondo il codice urbanistico, senza richieste extra. È stato rilasciato loro il permesso, come sarebbe successo in qualsiasi città, in qualunque Paese del mondo”.

Israele ha respinto i richiami provenuti dagli Usa e dal resto della comunità internazionale per porre fine alla costruzione di colonie in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est. Allo scadere dello stop temporaneo alle attività edilizie, il 26 settembre scorso, i funzionari palestinesi coinvolti nelle trattative dirette con Israele hanno abbandonato il tavolo dei negoziati. Inutili sono stati i tentativi da parte dei mediatori Usa di convincere Israele a sospendere ancora i piani di espansione.

Mentre gran parte dei progetti coloniali comportano l'annessione di terreni agricoli posseduti da cittadini palestinesi, o delle terre tradizionali dei villaggi condivise dagli abitanti del posto, i gruppi di coloni a Gerusalemme est si concentrano sull'espropriazione delle case degli arabi attraverso delle rivendicazioni di proprietà spesso molto dubbie. Diverse abitazioni del quartiere di Shaykh Jarrah hanno così visto i propri inquilini venir sfrattati per lasciare il posto ai coloni, e in alcuni casi non vi era stata alcuna sentenza da parte della corte che imponesse il cedimento della casa.

I palestinesi sostengono quindi che le campagne combinate di rimozione degli arabi dalle loro abitazioni, di costruzione degli insediamenti sulle loro terre e di demolizione di edifici appena costruiti rappresentano un tentativo generale di rimuovere la presenza palestinese dalla città. Tuttavia, Barkat ha ribattuto che “i vicini arabi” potrebbero anche loro ottenere permessi per costruire nuovi palazzi, in base alla legge israeliana: “Chiunque cerchi di escludere sulla base della razza – è anti-costituzionale, è la politica del doppio standard, e non è una cosa accettabile”.

Politico indipendente, Barkat è sindaco di Gerusalemme da due anni ed è stato individuato dagli esperti come probabile membro di un futuro governo di destra in Israele.

Nella foto: una casa coloniale nel quartiere palestinese di Shaykh Jarrah (MaanImages)

 

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